domenica 29 aprile 2012

L’Uomo e la gestione del Potere.

Premessa: sapete tutti che, purtroppo, non sono un teologo, ma sono un modesto analista finanziario che osserva obiettivamente i problemi e, quanto possibile, cerca le cause ed eventualmente ipotizza alcune soluzioni.

I problemi:
- in tutti i paesi c’è la crisi del debito pubblico ed i Governi non riescono a gestire rispettivi paesi,
- le aziende (e gli Stati) falliscono ed a rimetterci sono sempre i più deboli,
- le ricchezze mondiali sono detenute da una parte molto ristretta ed egoista della popolazione.
Mi fermo qua per non deprimere nessuno.

Le cause:
- molti politici a livello mondiale (per fortuna non tutti, ma questi bastano) non riescono o, peggio, non vogliono fare il proprio dovere e preferiscono pensare ai propri affari.
- molti Governi, come molte aziende, sono fossilizzati e non possono prendere decisioni importanti in quanto per assicurarsi il Potere il più a lungo possibile, alcuni membri assolutamente incapaci (messi in certi posti di responsabilità da qualche potere politico e/o finanziario) sono costretti a circondarsi da amici (non sempre qualificati per il ruolo) e non da persone preparate in quando queste le manderebbero immediatamente a casa. Pertanto in molti cercano di guadagnare tempo senza fare nulla d’importante quanto basta per lavorare qualche anno come “Onorevole” ed andarsene in pensione. I problemi irrisolti peggiorano fino ad essere irrisolvibili. Poi si aumentano le tasse senza un piano di sviluppo. Quindi il peggio del peggio. Valido anche nel contesto aziendale, anzi, direi soprattutto.
- viviamo in un mondo dove la mediocrità la fa da padrone e ciò blocca lo sviluppo ed apre le porte alla crisi internazionale che tutti noi dobbiamo affrontare. Per esempio, andiamo in chiesa la domenica mattina o ci diciamo cattolici anche se festeggiamo Halloween, crediamo in Dio e siamo anche superstiziosi, festeggiamo l’8 maggio senza sapere che nasce da una strage del 1908 a New York… sono tutte contraddizioni.
- c’è un problema sociale che non è altro che la mancanza di un’educazione civica che parte dal semplice rispetto del prossimo. Conta solo l’IO e prevale dunque l’egoismo. E’ in primis l’egoismo umano la causa madre di ogni male. Lo vogliamo capire o no?
- la gente bestemmia fisso, soprattutto, in Italia e questo non fa altro che peggiorare ulteriormente il proprio stato psicologico e, di conseguenza, l’intera società. Manca il rispetto. Eventualmente, non credere non autorizza a bestemmiare. Guardate se lo fanno nel resto del mondo.
- la gente perde tempo e spende un fiume di soldi per fare il tifo incontrollato per un cantante o una squadra di calcio, mentre non alza un dito per cercare di migliorare la società. Poi si lamenta. Je ne comprends pas.

Le soluzioni:
Osservando attentamente, anche se rapidamente, i principali problemi che affliggono qualsiasi paese o società possiamo affermare obiettivamente che la mancata osservanza di certe regole ci ha portato alla situazione attuale. Questi parametri di riferimenti e queste soluzioni sono già scritti da secoli e possono essere riassunti nei 10 comandamenti. Ragionate un attimo e vedrete che è proprio cosi.

Se il Governo di un paese che detiene il Potere politico e la classe dirigente di un’azienda che detiene il Potere economico (non è proprio cosi, ma semplifico) seguissero almeno alcuni di questi comandamenti le cose andrebbero decisamente meglio. Se poi la cosa venisse estesa, più paesi andrebbero meglio,…, fino all’intero mondo che conosciamo.
Lo so che è molto difficile e richiede molti sacrifici, è ovviamente quasi impossibile anche per me che scrive tutte queste belle cose, ma per lo meno dobbiamo provarci. Non usciremo mai vivi da questa vita, ma possiamo scegliere di andarsene con onore risparmiando ai nostri figli la vergogna del pessimo comportamento di un genitore. Non so che cosa c’è dopo la morte, sono solo un “bravo analista”, ma chi fa un investimento cerca di guadagnare e di trovarsi in una situazione favorevole pertanto, allo stesso modo, sarebbe un pessimo investimento sprecare la vita attuale senza essere certi che non ci sia nulla dopo… e se dopo ci fosse veramente la vita eterna? Avremo perso interamente l’investimento iniziale (la vita che ci è stata regalata) e questo è la prima cosa da evitare. Lo scrivo dal 1993. Anche se ci fosse una probabilità su un milione che ci sia una vita eterna, sarebbe stupido investire male i circa 100 anni a nostra disposizione sulla Terra e giocarsi l’eternità. Mala che vada uno si sarà comportato bene e, in ogni caso, non perderebbe nulla. E’ la soluzione più logica e maggiormente “redditizia” in un certo senso. Non ragiono con la Fides, ma non la Ratio e lì mi possono raggiungere anche gli atei o chi pratica un’altra religione. Ricordiamoci che sono migliaia di persone che giocano al superenalotto con una probabilità di vincita decisamente inferiore (circa 1 su 622,6 milioni). Di là è quasi più facile vincere.

Siamo sul precipizio. Dipende solo da noi.
Nessun Uomo si è fatto da solo ed è troppo piccolo per pensare di essere in grado di gestire da solo il Potere senza delle linee guida operative, e lo vediamo tutti. L’Uomo ci ha già provato nell’Eden, ed ora ci tocca “lavorare con fatica”, e non basta più neanche quello.

Giovanni Maiani

lunedì 23 aprile 2012

Salario a rischio.


Un po’ di storia:
Maastrich, 7 febbraio 1992, 12 paesi firmano il trattato sull’Unione Europea creando in questo modo la Comunità Europea; oggi Unione Europea. L’UE conta attualmente 27 membri e presto raggiungerà quota 28 con il prossimo ingresso della Croazia. Il 1° maggio 1999, invece, gli accordi di Schengen (relativi alla libera circolazione delle persone) sono stati integrati nel trattato di Maastrich con la firma del trattato di Amsterdam. Il 1° gennaio 1999 entra in vigore la moneta unica; l’euro.

In estrema sintesi, stiamo assistendo al maldestro tentativo di creazione degli Stati Uniti d’Europa. Ci sono gli Stati Uniti d’America con il dollaro, cercano di fare gli Stati Uniti d’Europa con l’euro e faranno probabilmente poi (fra circa 10 anni) gli Stati Uniti d’Asia con lo yuan cinese. Sono solo ipotesi.

Sorgono tuttavia molti problemi nella zona euro e le vediamo tutti quotidianamente: la mancanza di una politica economica/fiscale comune, la disoccupazione alle stelle, il tasso d’inflazione (ed dunque il poter d’acquisto) ed i rendimenti obbligazionari molto diversi nei vari paesi, la crisi del debito pubblico che sta portando al default dei paesi membri (dopo la Grecia in fila indiana ci sono al momento, ma possono ovviamente cambiare, i paesi della penisola iberica, l’Italia, quindi la Francia e Olanda più in là), e cosi via senza dimenticare l’Ungheria.

Prima di tutto osserviamo che c’è ancora molto da fare prima di poter arrivare agli Stati Uniti d’Europa o per parlare effettivamente di un’Unione Europea vera e propria in quanto il gruppo dei 27 non riesce a fondersi in un insieme compatto ed omogeneo, era ovvio. Ricordiamoci che circa  65 anni fa l’Ue era divisa dalla guerra ed i ricordi sono ancora troppo vivi e presenti nei cuori. Ansi, in molte occasioni l’UE sembra vicina alla sua fine.

C’è un altro problema che non viene mai menzionato; lo Smic (in Francia: salaire minimum interprofessionnel de croissance) o lo Smog (in Italia: salario minimo orario garantito). Prima di tutto lo Smog non esiste ancora in Italia. Per info vedi legislatura 13° DL 1179, legislatura 15° DL 1804 e legislatura 16° DL 1453.

Parliamo dunque di una paga oraria minima riconosciuta che tiene conto del costo della vita del relativo paese che costituisce un ottimo strumento di misurazione. Attualmente, 21 paesi sono dotati di un salario minimo. Emerge principalmente che, nel 2011, la paga minima era pari a 122 euro in Bulgaria rispetto ai 1758 euro del Lussemburgo. E’ una differenza abissale. Chiaramente questi dati non sono immediatamente confrontabili in quanto il costo della vita in Bulgaria sarà verosimilmente molto più basso rispetto a quello lussemburghese, ma difficilmente vedremo un lussemburghese andare in Bulgaria per cercare fortuna


Pertanto, è inutile cercare di creare un’Unione Europea con tanto di trattato di Schengen se, nella realtà, le persone non possono circolare liberamente, se non, per andare in ferie.

Cosa potrebbe succedere fra qualche anno? Semplicemente una riduzione della differenza tra i salari minimi nazionali tenendo conto del costo della vita di ogni singolo paese (dovuto alla crisi), ma anche un prossimo riallineamento per andare progressivamente verso un salario minimo (forse non più garantito) europeo per facilitare la circolazione “lavorativa” delle persone tra i paesi membri. In ogni caso non c’è più lavoro e la mobilità sarà fondamentale nella zona euro, e non solo…

Quindi, è lecito ipotizzare che i paesi dell’Europa dell’est potrebbero beneficiare di un lieve aumento del salario in generale, mentre i paesi dell’Europa dell’ovest dovranno senz’altro fare i conti con una forte diminuzione del salario.

Perché dico tutto questo? Da “bravo analista” non so se a San Marino riusciremo ancora a mantenere a lungo i nostri salari sui livelli attuali… Pensateci.

Cordialmente
Giovanni Maiani

domenica 22 aprile 2012

BM & DB.

Nel fine settimana ho letto dal sito della tv di Stato (http://www.smtvsanmarino.sm) testualmente “Il Segretario Arzilli incontra, a Washington, la delegazione della Banca Mondiale e propone l'ingresso della Repubblica nel rapporto Doing Business”.

La prendo alla larga, ma da “bravo analista” nato e vissuto 22 anni all’estero dico soltanto che le cose a San Marino vanno, le poche volte che vanno, sempre al rilento e gli interventi basilari e fondamentali tardano sempre con ripercussioni disastrose per l’intero Paese. Ad un certo punto qualcuno lo deve dire. Gli interventi vitali per il Paese non sembrano la priorità e si perde tempo prezioso. Ora il tempo è finito. Non c’è ancora, o per lo meno non la vedo, la volontà di cambiare realmente pagina con il passato. San Marino va avanti in prima e con il freno a mano tirato. Il perché ce lo deve dire la politica. Attualmente aspettiamo che sia la giustizia italiana a governare il nostro collasso. In questo modo abbiamo già perso la nostra Sovranità. Tre anni fa, chi avrebbe mai pensato che dei dipendenti di un istituto di credito potessero essere mandati a casa? La vera domanda attuale è: quanto tempo i dipendenti pubblici resisteranno ancora? Il posto sicuro sotto lo Stato ha vita breve. E’ inevitabile e lo sappiamo tutti. Diversamente andremo obbligatoriamente verso una lotta sociale.

Tornando alla notizia americana; ricordo in primis che il Dott. Bossone era un Direttore Esecutivo della Banca Mondiale (Istituzione che ora andiamo a sollecitare) e che era senz’altro in grado di aiutare il nostro Paese e, in secondo e soprattutto, la mia analisi pubblicata il 7 novembre 2010 intitolata “San Marino può diventare un’Eccellenza” dove parlo abbondantemente del rapporto “Doing Business 2011” e della sua importanza per il nostro piccolo, ma grande Paese; vedi “…questa è la chiave per la sopravvivenza prima e lo sviluppo poi di San Marino”. Riporto di seguito anche la conclusione dell’articolo in questione visto che ha avuto un effetto mediatico molto ridotto. Chi sa come mai? “San Marino può diventare un’Eccellenza nel prossimo futuro se lo vuole veramente, ma certe cose devono cambiare in Repubblica. In fondo, una crisi è indispensabile per provocare certi cambiamenti epocali e ci offre un’opportunità di miglioramento incredibile. Basta soltanto cogliere il momento pensando al bene del paese e non al bene di qualche singolo individuo. Non è complicato. Volere e potere.. “.

Non c’entra nulla, ma Complimenti ai cresimati del passato, presente e futuro.

Cordialmente
Giovanni Maiani

venerdì 21 ottobre 2011

Obbligazioni Sub.

Gentili lettori, voglio scrivere due righe sulle obbligazioni “Sub”.

Non sono quelle che vanno sotto acqua, ma rende già l’idea. Parliamo delle obbligazioni subordinate.

Voglio illustrarvi sinteticamente che cosa è un’obbligazione subordinata a livello generale e, pertanto, non entro nel merito di qualche caso specifico.

Visto che nessuno è profeta nel proprio paese e, tenendo conto del fatto che sono sempre molto obiettivo, ho cercato una definizione su un sito discretamente attendibile e ho scelto quello della Borsa italiana (http://www.borsaitaliana.it).

Nella sezione “Sotto la lente” del 15 settembre riporta che “Con la definizione di obbligazioni subordinate ci si riferisce ai titoli il cui rimborso nel caso di liquidazione o fallimento dell'emittente avviene successivamente a quello dei creditori ordinari, comprese le normali obbligazioni definite senior.”.

Emerge immediatamente che, in caso di inadempienza di pagamento da parte dell’emittente (chi emette l’obbligazione), questo tipo di obbligazione verrà rimborsato per ultimo, e ovviamente se rimangono ancora dei fondi. Mi viene da pensare che se l’emittente avesse dei fondi a sufficienza per rimborsare tutti i crediti non sarebbe probabilmente in difficoltà. Non vi pare? Quindi il rischio di insolvenza totale è decisamente molto elevato e reale. Inoltre, a maggior rischio corrisponde una maggiore redditività e le obbligazioni subordinate pagano più delle altre. Nessuno regala niente. Ricordiamocelo. Un rendimento superiore alla “norma” deve suonare come un ulteriore campanello di allarme e fare scaturire la seguente domanda: perché paga di più? Inoltre, sono spesso delle obbligazioni poco liquide e con una scadenza non sempre definita (a volte l’emittente ha la facoltà dichiarata di prolungare la scadenza). Di conseguenza, questo tipo di obbligazione è decisamente impegnativo e certamente non adatto a tutti.

Vediamo, molto brevemente, i principali tipi di subordinazione.

Obbligazioni Tier I:
In caso di difficoltà dell’emittente, i possessori delle T1 vengono rimborsati dopo tutti gli altri crediti, ma prima delle azioni. Il pagamento delle cedole obbligazionarie può essere cancellato, quindi è possibile non ricevere nessun interesse per un determinato periodo.

Obbligazioni Upper Tier II:
In caso di difficoltà dell’emittente, i possessori delle UT2 possono accusare la sospensione del pagamento delle cedole che verranno, teoricamente, recuperate successivamente.

Obbligazioni Lower Tier II:
I possessori delle LT2 possono accusare la sospensione del pagamento delle cedole solo in caso di grave insolvenza dell’emittente.

Obbligazioni Tier III:
Le T3 sono molto rare e di durata inferiore ai 4 o 5 anni rispetto al minimo di 10 anni per le UT2.

Con le obbligazioni subordinate Tier 1 si corre il rischio di non prendere interessi e, nei casi peggiori, di perdere eventualmente anche l’intero investimento (o parzialmente tramite haircut). Gli altri tipi sono leggermente meno rischiosi. In ogni caso, è sempre difficile valutare un’obbligazione subordinata ed occorre leggere attentamente il relativo prospetto informativo, ma le caratteristiche principali sono quelle come sopra, se non erro.

Quindi sono strumenti decisamente rischiosi e non adatti a tutti. A maggior ragione nel momento attuale dove le agenzie di rating mettono sotto osservazioni il debito di paesi ritenuti fino a poco fa solidi; vedi in ultimo la Francia che potrebbe perdere la AAA; ossia il grado più elevato di solvibilità. Nell’ipotesi che ciò accadesse, anche il debito della Germania potrebbe venire messo sotto esame. In effetti, ho scritto proprio questo mercoledì mattina (nell’articolo intitolato “Alcuni paletti sono ormai obsoleti”) che quest’ultimo paese, ossia la locomotiva tedesca, iniziava “a perdere colpi”. Puntualmente il pomeriggio stesso abbiamo letto “Asta deludente di Bund per la Germania” mentre il giorno dopo “Germania, governo taglia stime di crescita per 2012”. Gli adetti al lavoro concorderanno sul fatto che lo scenario internazionale non è dei migliori senza omettere i prossimi G20 ed Ecofin che contribuiscono ad aumentare ulteriormente la volatilità sui mercati. Una parentesi: a San Marino non ci facciamo mancare nulla in quanto avremo anche il rapporto ufficiale dell’Ocse mercoledì prossimo. Lo scenario internazionale è attualmente molto volatile e potrebbe non essere opportuno intervenire su un’obbligazione subordinata, ma neanche in caso di calma piatta per dirla tutta.

Pertanto, da “bravo analista” non consiglierei ad un amico l’acquisto di un’obbligazione subordinata. E’ un prodotto per soli professionisti.

mercoledì 19 ottobre 2011

Alcuni paletti sono ormai obsoleti.

Il Mondo cambia a grande velocità e dunque, in un modo o nell’altro, si evolve. A peggiorare le cose osserviamo che la velocità del cambiamento aumenta a livello esponenziale con il passar del tempo ed occorre adeguarsi per non accumulare ritardo.  Pertanto, ogni 5, 10, 20 o 50 anni ad esempio è necessario fare il punto della situazione e portare qualche cambiamento al nostro modo di fare e di pensare.

Un esempio: l’età pensionabile che è un vero paletto all’inizio della vita lavorativa di un individuo viene poi allontanata in quanto la vita media si allunga (ed perché i Governi sono in deficit). Tale paletto viene dunque sradicato e ripiantato più in là.

Allo stesso modo:

I parametri di Maastricht sono del tutto superati (ne avevo già parlato il 18 giugno 2010). All’origine, i paesi dovevano avere un rapporto tra il debito pubblico ed il Pil inferiore al 60%, ma ora questo rapporto è spetto largamente superato visto la crisi del debito nella zona euro. Tali parametri sono stati oltrepassati da diversi paesi e nessuno ha fatto nulla. Inutile instaurare una “legge” se poi viene ignorata. Inoltre, hanno quindi aggirato il problema utilizzando il debito aggregato al posto del debito pubblico e da allora non se ne parla più. Facile cosi. Occorre fissare dei limiti ed applicare eventuali sanzioni se non vengono rispettati. I paletti attuali sono inutili.

In una votazione, la maggioranza semplice non è molto significativa  quando il numero dei votanti è molto elevato. In effetti, non sempre viene assicurata la massima espressione della volontà popolare. Ipotizziamo che 60 milioni di elettori si recano alle urne per scegliere tra 2 candidati. Uno dei due potrebbe essere eletto con 30 milioni di voti più uno, ma come può rappresentare il paese se ha contro una persona su due? Lo scorso 14 ottobre la Camera italiana ha votato la fiducia al Premier che necessitava soltanto il raggiungimento del quorum strutturale fissato a 316 volti. Ma che valenza ha una tale votazione? Secondo me, da “bravo analista”, si tratta di un clamoroso fiasco. Lo ha detto Lui stesso; “Basta vincere”… E’ significativo. A mio modesto parere occorre per lo meno il 55%-65% di voti per rappresentare in modo dignitoso un paese o l’esito di una votazione in generale. Lo stesso discorso vale a San Marino. Se si portasse la maggioranza a 35 voti su 60, ad esempio, le decisioni sarebbero maggiormente condivise e potrebbero soddisfare un numero di elettori più elevato. C’è una differenza tra una decisione imposta, a volte con arroganza, ed una condivisa con una parte della maggioranza. Dov’è la maggiore rappresentazione popolare? Lecita invece la maggioranza semplice in un’assemblea di 10 o 20 persone dove un voto di differenza rappresenta il 10% o il 5% del totale e non lo 0.15% come alla Camera dei deputati. I paletti attuali rappresentano solo in parte la massa degli elettori.

Ho già parlato in altre occasioni dell’inflazione (vedi il 10 marzo scorso) e, visto che il relativo calcolo a mio modesto parere non è obiettivo e significativo, bisognerebbe creare un nuovo indice che calcola lo scostamento dei prezzi utilizzando come base il paniere iniziale del 1928. In effetti, oggi viviamo in una società consumistica dove ci fanno credere che gli oggetti di lusso sono di utilizzo corrente e ci spingono a cambiare costantemente tv, macchina, cellulare, pc, vestiti,…, in pratica tutto. Se cambio la mia macchina ogni 6 mese accetto tacitamente di pagare il prezzo dell’inflazione che, a questo punto, non mi interessa neanche più di tanto. Io invece voglio un altro punto di riferimento: ossia conoscere di quanto aumentano le cose di prima necessità che utilizzo ogni giorno o che, in ogni caso, non posso fare a meno. Appunto, il paniere iniziale del 1928, anche se necessità di qualche aggiornamento (per esempio non usiamo più il carbone per il riscaldamento) sintetizza in modo eccellente i bisogni basilari della gente ed un indice centrato su questo dovrebbe costituire un valido indicatore del reale cambiamento dei prezzi. Ma chi lo vuole se non i comuni cittadini? In pratica, i beni di lusso ed il superfluo non dovrebbero rientrare nel paniere dell’inflazione. I paletti attuali sono volutamente pessimi riferimenti.

Il Pil come misurazione della crescita economica di un paese è molto limitativo. Perché non utilizziamo maggiormente e prendiamo in considerazione altri indici come il consumo delle famiglie, l’indice sulla fiducia delle famiglie o delle imprese, la pressione fiscale, l’acquisto di nuove case, il numero di separazioni,…, e cosi via. Tutti indici che mostrano la valutazione dei cittadini nei confronti dei governanti. Se la maggioranza dei cittadini è insoddisfatta si chiama tirannia o per lo meno mancanza di democrazia… E torniamo nel paragrafo superiore relativo alla validità (in certi casi) della maggioranza semplice. Il tirano di un paese può avere schiavizzato l’intera popolazione ed aver un Pil in aumento, ma non va bene cosi. I paletti attuali evitano il feedback dei cittadini.

Ribadisco che la società attuale è puramente consumistica ed il dio denaro ha preso il posto dei principi. In effetti, oggi, un uomo di successo è un uomo ricco e poco importa come ha fatto i soldi. Una volta, invece, un uomo di successo era anche ricco, ma se era solo ricco era probabilmente un ladro, in quanto doveva essere ritenuto dalla comunità anche degno di rispetto per quello che faceva, per il fatto di essere onesto e di sani principi. Mi sono allargato, sto parlando di fantascienza nei giorni attuali. Sorry. Sarebbe opportuno invece innalzare e premiare alcuni modelli di vita “vera” ed insegnare sin dalle scuole elementari certi valori ormai in parte spariti. I paletti attuali sono sbagliati e hanno provocato la crisi.

Il Benchmark nei mercati obbligazionari europei è rappresentato dal Dbr; ossia il decennale tedesco. Con la crisi del debito pubblico, i Cds (Credit Default Swap; ossia misuratore del rischio di default e strumento di copertura) sono generalmente cresciuti a livello internazionale. Alla fine della scorsa settimana, il Cds tedesco quotava 93, rispetto al 45 del cds norvegese ed il 57 del Cds svedese. La locomotiva tedesca inizia a perdere colpi e mostra anche un elevato debito pubblico anche superiore a quello italiano. Attualmente la Germania è sostenuta, anche, dalle esportazioni in Europa, ma se la crisi si annasperà in questa area geografica anche l’export tedesco dovrebbe risentirne, quindi l’economia. Forse fra qualche anno il benchmark di riferimento potrebbe essere il decennale norvegese, quello svedese o anche quello elvetico (anche se c’è l’incognita del tasso di cambio del franco svizzero). Non è insensato pensare una cosa simile. I paletti attuali possono cambiare.

Il mercato obbligazionario (euromercato) non è regolamentato e spesso, in caso di tensioni sui mercati internazionali (ed in questo momento succede spesso), è letteralmente impossibile acquistare o vendere obbligazioni che non siano sovrane, sopranazionali o statali. Se ci va bene i prezzi sono sfavorevoli di 5 o 10 punti; è assurdo, una follia. I brokers spariscono letteralmente. Il mercato grigio (quello iniziale e riservato agli istituzionali) è poco trasparente, ma accettabile ed a volte divertente. Quello secondario è come sopra. Pertanto, non esiste né un prezzo ufficiale, né l’obbligo della quotazione ed il prezzo pubblicato è solo indicativo e non impegnativo. In questo modo il mercato non è efficiente e rende difficile la valutazione di un portafoglio obbligazionario e la normale operatività. Invece, se un broker pubblica un prezzo in acquisto o in vendita tale deve essere impegnativo nei suoi confronti visto che si presenta sul mercato. Non è mica obbligato a farlo. Se in un qualche negozio vedo un oggetto in vetrina che costa x, posso decidere di entrare e di acquistarlo al prezzo x. Il negoziante ha l’obbligo di darmelo al prezzo indicato in quanto si parla di un accordo tacito. Dovrebbe essere lo stesso sull’euromercato obbligazionario. I paletti attuali sono poco trasparenti.

Mi fermo qua, ma l’elenco è infinito.

Le cose cambiano ed occorre adeguarsi. Quello che era vero un tempo non è detto che sia sempre di attualità. I sani principi, l’onesta intellettuale ed il rispetto del proprio ruolo, invece, non tramontano mai…e pertanto vengono spesso ignorati perché molto impegnativi e difficili da seguire. Quello stato delle cose non può durare per sempre.

lunedì 1 agosto 2011

La speudo evoluzione della specie.

Darwin si è sbagliato. In effetti, l’essere umano è ancora sull’albero e non è né vicino né pronto a scenderne.

Se valutiamo soltanto l’intelletto della specie che viene comunemente chiamata “homo_sapiens”, che poi chiameremo “uomo”, ci accorgiamo (ovviamente e per fortuna unicamente a livello generale) che questa non si è ancora evoluta più di tanto.
In effetti, basta vedere che cosa succede nel mondo. Se l’uomo si fosse evoluto su vasta scala i paesi non sarebbero cosi vicini al default. L’Italia è ultimamente sotto attacco, ma nel mio articolo del 24 giugno 2010 intitolato “L’onestà: che sia relativa?” (e sì, sono un “bravo analista” e scrivo le cose con onestà ed in modo obiettivo) avevo detto che l’Italia rischiava il default quanto la Grecia. I dati a disposizione erano quelli del 2008, quindi cosa risaputa e dunque la situazione era pessima da tempo… L’avevo capito perfino io. Invece, molti altri dicevano volutamente delle bugie.
Una parentesi: Non permettete più di farvi prendere in giro da alcuni politici che pensano soltanto al proprio benessere tradendo, pertanto, la propria Patria.

Tornando al discorso, il problema del debito pubblico è mondiale. Non ultima l’America che ha fino al 2 agosto per aumentare la soglia massima del proprio debito.

Ma il problema quale è?
In sintesi è il “peccato originale”.

Date un minimo di potere ad un uomo e lo userà, nella maggior parte dei casi, a scopi personali. Se non subito dopo un po’. Come si spiega diversamente il problema mondiale del debito pubblico? L’uomo è generalmente del tutto immaturo.
L’autorevole dizionario Hoepli sotto la voce “uomo” scrive: “Mammifero dei Vertebrati (Homo sapiens), dell'ordine dei Primati…”. Che fine ha fatto “sapiens” in quanto non è stato tradotto? Abbiamo peccato questa volta di modestia? E’ chiaramente una battuta, ma è curioso no?
L’uomo pensa di essere un “mammifero” cosi in alto perché si trova spesso ancora sull’albero, mentre crede di poter governare l’Universo. Che tristezza.
I problemi economici internazionali provengono, in gran parte, da quello che l’uomo crede di essere rispetto a quello che è in realtà. L’uomo fa parte dell’ordine dei primati, non c’è nulla da fare e, soprattutto, nessuno si è mai creato da solo. Ricordiamocelo. Ci sono delle regole da seguire.
L’uomo non può fare quello che vuole ed il peccato è doppio in quanto sa che cosa dovrebbe fare. La strada da seguire è ben nota, come noto il fatto che è tutta in salita e lunga. Pertanto, l’uomo che pensa di essere furbo, in quanto ignorante per colpa della mancata evoluzione, sceglie la strada molto più facile che è tutta in discesa e molto corta. Vedi l’articolo dello scorso 27 febbraio; “Gli assomigliamo ancora?”. In questo modo, porta avanti gli interessi privati e/o di pochi in ogni caso sacrificando quelli della comunità. E’ così in tutto il mondo e la cosa brutta è che questo fenomeno prosegue anche oggi. Ma ciò non può durare in eterno e, prima o poi, interi paesi cadono. Le bugie hanno le gambe corte. Dicevano che i conti in Italia, negli Usa ed in molti altri paesi… erano apposto, ma non era e non è tuttora cosi…

In fondo, l’uomo pensa di essere una cima, ma la Natura è molto più furba. Vi siete mai chiesto perché utilizza circa il 10% del circa 1,5 kg di materia grigia che ha appena sotto i capelli? Ma se l’uomo non riesce neanche a gestire il poco che gli è concesso, è una fortuna aver in qualche modo avere un “limitatore”. Anche questa è una mezza battuta, ma non so fino a che punto. Se no, quali danni poteva fare? Secondo me, più l’uomo crescerà in consapevolezza più riuscirà ad utilizzare il cervello perché gli si apriranno delle porte e avrà anche l’Ok da parte della Natura e dell’evoluzione della specie.
Visto che mia moglie ed io, come per fortuna molto altri genitori, vogliamo bene al nostro figlio gli stiamo spiegando che uno dei “segreti” della Vita è racchiuso in poche parole; ossia “Un po’ tutti i giorni”. Questa è la chiave per uno sviluppo duraturo e soprattutto per mantenere le cose; ve lo dico anche da “bravo analista”. A scuola per farcela occorre studiare un po’ tutti i giorni. Nel lavoro per andare avanti occorre lavorare e in qualche modo darsi da fare un po’ tutti i giorni. Cosi in politica, nel coltivare le amicizie, nel fare dello sport, per farsi la casa, per guadagnare soldi sui mercati finanziari,… , in qualsiasi contesto. Ma poi spesso la gente mi chiede; ma se è cosi facile lo farebbero tutti? La risposta è doppia. Sì è cosi facile e no non lo fanno tutti in quanto subentra la volontà. C’è chi ha voglia di passare del tempo sui libri mentre gli amici lo chiamano per andare giocare e c’è quello che non vuole fare una brutta figura con gli amici e non studia un po’ tutti i giorni. Ed è così in tutti i contesti. Ma i più piccoli devono essere aiutati dai genitori, mentre questi devono fare uno sforzo mentale per rimanere sulla strada giusta, anche se è in salita. Ci vuole un cambio culturale radicale in quanto diversamente c’è il nulla verso il quale andiamo correndo.
La differenza tra un vincente ed un perdente è, nella maggior parte dei casi, la volontà che proviene, guarda a caso, dall’evoluzione che, a sua volta, dipende dal grado di consapevolezza raggiunto.

Tutto questo per dire, a livello internazionale, basta scorciatoie, disonestà e tradimenti nei confronti del proprio Paese. Cerchiamo di scendere dall’albero. I nostri figli ci ringrazieranno.



L’albero, gentilmente offerto da mio figlio Francesco Seynghyun, a dimostrazione che la nuova generazione non vuole il Mondo marcio che le abbiamo preparato, ma vuole invece scendere dall’albero ed evolversi per davvero. La nuova generazione non ha colpe, ma sarà Lei a dover pagare il prezzo più alto. Ma che genitori siamo?

Giovanni Maiani

mercoledì 27 aprile 2011

Quanto dovremo lavorare nel Mondo? (27 aprile 2011)

Un recente studio realizzato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha evidenziato che mediamente, nei paesi che compongono l’Ocse, il lavoro remunerato (studio incluso) viene svolto per 277 minuti al giorno, mentre il lavoro non pagato (generalmente le faccende domestiche, preparare i pranzi, fare la spesa e la cura dei parenti) ci impegna 207 minuti al giorno. Mediamente siamo attivi 484 minuti al giorno ciò che rappresenta il 33.61% del tempo quotidiano a disposizione. Siamo quindi impegnati mediamente un terzo della giornata.



Concentrandoci unicamente sul lavoro remunerato, osserviamo che è in Danimarca e nel Belgio che si lavora di meno rispettivamente 225 e 227 minuti al giorno. Per la cronaca, in Italia si lavora “soltanto” 259 minuti al giorno rispetto alla media dell’Ocse di 277 ore. I paesi dove l’attività lavorativa remunerata è massima sono costituiti dal Giappone e dalla Corea del Sud rispettivamente con 376 e 348 minuti al giorno. Impressionante notare che ci sono ben oltre 2 ore di differenza tra la giornata lavorativa di un danese o di un belga rispetto a quella di un giapponese o di un coreano.

Tenendo conto della crisi in essere, dell’elevato livello del debito pubblico di quasi tutti gli Stati e del relativo rapporto tra indebitamento e Pil, della più totale incapacità di gran parte della classe politica internazionale a mantenere un elevato profilo etico con conseguenze disastrose per i relativi paesi (quindi i cittadini), dell’età pensionabile che sarà costantemente elevata, e cosi via…, da “bravo analista” penso che, purtroppo, ci sarà chiesto negli anni e decenni a venire, di lavorare sempre maggiormente in quanto rimangono mediamente ancora i due terzi della giornata da “sfruttare” e che lo spread di oltre due ore tra i primi e gli ultimi della classifica si ridurrà considerevolmente. Non si lasceranno scappare una tale opportunità. Ne riparleremo fra qualche anno.

Giovanni Maiani

mercoledì 20 aprile 2011

Troppi frutti non si mantengono. (20 aprile 2011)

Premessa: Il seguente articolo mi è venuto in mente una mattinata mentre mi recavo al lavoro.

L’olio di gomito è generalmente un concentrato di onestà, volontà e lavoro che lo rende una delle cose più rara al mondo anche se teoricamente molto comune.

Da “bravo analista” so per certo che :

L’olio di gomito non si misura in barile come per quanto riguarda il crude oil o in oncia come per l’oro, ma bensì in Voglia (nuova unità di misura). In effetti, l’olio di gomito si ha quando si ha tanta voglia, e viceversa.
L’olio di gomito non è quotato in dollaro, in euro, in sterline o in yen su qualche mercato finanziario internazionale, ma il suo valore è il risultato della sommatoria dei sub prodotti che lo compongono.
L’olio di gomito non ha scadenze come i contratti future in quanto c’è potenzialmente sempre.
L’olio di gomito fa bene, più o meno come l’omega 3, ma non proviene dai pesci.
L’olio di gomito è molto comune a tutti gli esseri umani, ma deve essere attivato per essere utilizzabile.

Osserviamo insieme i suoi componenti principali.

L’onestà:
è una virtù a priori banale e scontata, ma non lo è affatto. In effetti, l’onestà è la propensione dell’essere umano a mantenere intatta la propria integrità morale che, quasi sempre, lo porta a seguire la strada più lunga, difficile e tortuosa, ma ben più meritevole. Quindi tale percorso è idoneo soltanto a pochi visto che è molto più arduo e che spesso non genera nessuna gratificazione pecuniaria. Oggi come oggi, la società consumistica ha esaltato fino al verosimile l’importanza del denaro a scapito dei principi morali e ci sono troppi falsi profeti in liberta. In molti pretendono di dare l’esempio, ma nel profondo del loro cuore sono devoti a quelli dei piani inferiori… Inoltre, il denaro serve, ed è ovvio, ma il costo del denaro tende già ad aumentare per conto proprio (vedi l’inizio della nuova fase di aumento dei tassi della Bce) senza che ci sia bisogno di uccidere i principi che ci rendono umani. Come ho già scritto nel mio precedente intervento, non siamo nella giungla.

La volontà:
va di pari passo con la perseveranza ed è quella cosa che fa la differenza tra un vincitore ed un perdente. In effetti, necessità di un grande sforzo psicologico, e a volte fisico, in quanto allontana l’essere umano da uno stato di benessere illusorio, di quasi semi-ipnotismo e di pigrizia fisica e lo porta a mettersi in moto per uscire da quel modo di essere del tutto passivo nell’intento di migliorare la propria situazione e le cose in generale. Anche in questo caso non è una strada percorribile da tutti in quanto, per esempio nello sport, richiede un allenamento quasi quotidiano e porta via tempo al guardare le trasmissioni trash alla tv, al giocare, al andare in giro con gli amici o in ferie, ma la ricompensa è grande quando sono raggiunti gli obiettivi prefissati dopo aver realizzato qualche sacrificio. Diversamente, la vittoria o l’avere materiale non ha nessun valore. Un po’ come rubare. L’appagamento personale aiuta a vivere meglio e migliora la società, e non parlo solo di sport, ovviamente. Ma, come per l’onestà, sono pochi quelli volonterosi che hanno voglia di darsi da fare al posto di continuare a vivere passivamente. Il politico di basso livello (per poter fare il suo comodo) vuole il popolo in uno stato di dormi-veglia dove le persone non fanno domande e vivono in uno scenario apparentemente idilliaco, dove i propri pensieri sono totalmente focalizzati sul calcio, su un’improbabile vincita a qualche lotteria, sul tentativo di partecipare al grande fratello e di apparire alla Tv, su dove fare le ferie,…. Sveglia. Un po’ come Ulisse nell’isola di Ogigia. Ma quest’isola non è probabilmente mai esistita. Vedi anche il Paese dei Balocchi. La volontà è la virtù dei forti.

Il lavoro:
è un’attività e come tale richiede sacrificio e pertanto deve essere fortemente motivata per essere messa in atto. Tale sacrificio, intellettuale o materiale, porta necessariamente ad un cambiamento e/o alla produzione di qualche cosa. Il lavoro è spesso, e per definizione, duro e non piace pertanto a tutti, ma è quasi sempre indispensabile. Come sempre, sono in molti a cercare delle scorciatoie, ma che quasi sempre non portano da nessuna parte se non sulla strada dell’illegalità ed il beneficio ricavato è prima effimero e poi insufficiente se confrontato con la pena in cui si va incontro. Il gioco non ne vale la candela. Non tutti hanno dunque voglia di lavorare e, anche tra quelli che sono rimasti eroicamente sulla retta via, sono ancora in molti a non volere fare nulla per cercare di cambiare, modificare o produrre qualche cosa che porta obbligatoriamente al miglioramento. In alcuni paesi, l’attaccamento alla Patria è una cosa sentita e condivisa e, in caso di necessità, i primi a scendere in campo sono spesso i giovani a protezione del proprio paese, anche se ciò implica un minimo di lavoro in più. I giovani hanno il “dovere” di cercare di migliorare le cose quando queste non vanno bene, banalmente perché è in gioco il loro futuro, pensione inclusa. Il lavoro onesto da “frutti” sufficienti e costanti, quello disonesto ne genera tantissimi che, tuttavia, non si mantengono.

Quindi, occorre prima di tutto la massima integrità morale, la volontà di uscire da uno Stato di apparente benessere ed impegnarsi di prima persona per attivare l’intero processo.

Osserviamo ora che cosa succede in assenza di olio di gomito:

La mancanza di calcio porta all’indebolimento di denti ed ossa, ma si cura facilmente. La mancanza di olio nei motori volumetrici provoca attrito e quindi la fusione dello stesso, e non si ripara. Invece, la mancanza di olio di gomito porta ad una via di mezzo, una situazione molto grave ma con una cura. Tuttavia, occorre avere realmente voglia di cambiare le cose in quanto, da “bravo analista”, non riesco ancora ad osservare l’avviamento del processo sopra definito a livello esteso. Qualche spunto qua e la, e basta. Anzi, vedo prevalentemente il ripetere delle situazioni che ci hanno portato allo Stato attuale delle cose. Sono ancora troppo pochi quelli che non hanno capito che occorre cambiare drasticamente e definitivamente pagina e che questo sentimento deve essere sincero e partire dal cuore. Diversamente, non c’è futuro.

Tuttavia, l’esito dell’ultimo referendum lascia ben sperare in quanto è nei momenti di difficoltà che si vedono gli amici veri e San Marino ha scoperto di avere molti amici sinceri.

Pertanto:

Studio professionalmente l’andamento dei mercati finanziari dal 1993 (da appassionato dal 1981 circa) e, dopo ogni collasso di mercato, c’è sempre stato un dopo, una ripresa. La fine di un’epoca è sempre l’inizio di un’altra. Anche il calendario Maya indica la fine di un ciclo nel 2012, ma dopo ne seguirà un altro. E’ inevitabile.
Quindi, nel nostro caso, la situazione del Paese è molto grave e sta per peggiorare ulteriormente, ma non dobbiamo abbatterci ed “attivare” l’olio di gomito (fisicamente e soprattutto mentalmente) per tentare di creare il futuro che desideriamo e non accusare passivamente quello che ci verrà imposto… Non potremo farlo su un mercato finanziario, ma in casa propria SI.

La crisi porta sempre al miglioramento, se gestita con sincerità e principi morali. Basta volerlo. Non è complicato. Abbiamo già visto che è difficile gestire un grande raccolto di frutti in quanto non si mantengono a lungo. Dobbiamo soltanto ripartire con sani principi ed effettuare le pulizie di Pasqua. Poi, l’accordo con l’Italia verrà da se.

Auguroni a tutti, anche per la Pasqua cristiana.

Giovanni Maiani

giovedì 10 marzo 2011

CPI: Consumer Price Index o, in italiano, Ci Penso Io?


L’Italia è probabilmente uno dei paesi più belli al mondo. Non mi stancherò mai di dirlo. Ma, c’è un però… Anche grosso. Uno dei tanti…

Qualche dato macroeconomico sul bel paese:

Dal sito dell’Istat emerge che (con riferimento al mese di dicembre 2010) il Pil reale è in aumento dell’1.30% su base annua, il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8.60%, il deficit è di oltre 1843 miliardi di euro, il rapporto tra l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è di 4.6% (deficit), la produzione industriale è in rialzo del 5.4%, le retribuzioni sono in aumento dell’1.7%, i residenti hanno superato di 60,6 milioni, l’inflazione è dell’1.9% su base annua (2.10% a gennaio) ed il relativo paniere include 1377 prodotti.
Sempre dal sito si legge che “Rispetto al 2010 entrano nel paniere le nuove posizioni: Tablet PC, Ingresso ai parchi nazionali, ai giardini zoologici e botanici, Servizi di trasporto extraurbano multimodale integrato, Fast food etnico, Salmone affumicato. Esce la posizione Noleggio DVD.”

Io, invece, sono un comune mortale e voglio cercare di capire in che modo aumentano realmente i prezzi.

Qualche considerazione relativa al Cpi; ossia l’inflazione:

-         Il paniere italiano conta 1377 prodotti raggruppati in 591 divisioni di spesa (ex capitoli) ed in 319 segmenti di consumo, ma non mi sembra molto bene distribuito in quanto, in qualche caso, la variazione dei prezzi è calcolata su un’ampia gamma di prodotti appartenenti alla stessa famiglia con un effetto di appiattimento delle oscillazioni in tale categoria. Per esempio, la sezione relativa ai formaggi stagionati è molto nutrita e contiamo 10 tipi differenti di formaggi. Non sono un esperto del settore, anche se ho vissuto in Francia, ma probabilmente l’80% o il 90% del prezzo di uno di questi formaggi dipenderà dal prezzo del latte e dalla stagionatura. Non sono certo che, ad esempio, il prezzo del pecorino possa salire del 10% mentre quello del grana possa perdere il 15% visto che i tipi sono molto simili. Esempi analoghi sono infiniti.
-         Alcuni prodotti non vengono molto utilizzati e la loro rilevazione ha poco senso. Un aumento dei prezzi su un prodotto poco acquistato non è influente sul vero costo della vita. Una famiglia normale, nell’arco temporale di 20 anni (diciamo dalla nascita del primo figlio/a) quanti termometri o passeggini acquisterà mai? Quante volte farà ricorso all’autorimessa o ad un taxi? Esempi di quel tipo sono diversi.
-         L’inserimento di Smartphone e Tablet pc (questi ultimi utilizzati per la rivelazione territoriale) ha come unico effetto quello di abbassare la volatilità ed il valore dell’inflazione (visto che il loro prezzo tende a scendere anche molto velocemente in quanto nuove tecnologie e possono anche dimezzarsi nell’arco dell’anno) e di non renderla immediatamente confrontabile con i dati precedenti visto che i Tablet pc non esistevano fino a qualche anno fa. Inoltre, non ce l’hanno mica tutti.
-         L’inserimento delle imbarcazioni, che non sono un bene di consumo corrente, ha come unico effetto quello di abbassare i valori in quanto l’acquisto è molto oneroso, ma ipotizzo che il prezzo tende a diminuire con il passar del tempo come accade ad un’automobile normale. Un po’ come per i tablet pc, ma qui siamo nei beni di lusso che non c’entrano nulla con l’inflazione.
-         Nella sezione relativa alle assicurazioni non c’è quella relativa alle imbarcazioni… Sono da prendere in considerazione o no?
-         L’inflazione non può avere lo stesso effetto su un bene acquistato frequentemente rispetto ad un altro acquistato occasionalmente (vedi l’esempio del passeggino). Estrapolando ulteriormente, possiamo dire che l’inflazione non può essere calcolata allo stesso modo su un bene durevole e su un bene di consumo, anche se con pesi diversi (vedi il paragrafo successivo). I primi, come la macchina o la casa, vengono acquistati ogni 5, 10 o 25 anni ad esempio, mentre i secondi magari quotidianamente (latte, pane, benzina…). Non è la stessa cosa.
-         Il peso applicato ai singoli componenti del paniere non prendono quindi in considerazione la durata di vita degli stessi, ma soltanto la loro frequenza di acquisto/utilizzo. Assurdo che il peso del ristorante sia di 48885 rispetto al 568 dell’istruzione primaria. Il ristorante è praticamente un bene di lusso consumato anche in fretta, mentre l’istruzione primaria è obbligatoria per tutti e dura anni, quindi influenza maggiormente il portafoglio delle famiglie. Il peso della benzina, invece, è “solo” di 17397… Piace vincere facile… Non si può fare a meno della benzina, ma del ristorante sì (difficile, ma si). In questo esempio, la benzina dovrebbe avere il peso maggiore seguita dall’istruzione in generale e quindi dal ristorante. Modificando i pesi si può arrivare, molto probabilmente, ad un’inflazione negativa.
-         Il paniere relativo alla macchina contempla i modelli maggiormente venduti, e non tutti. Per esempio sono stranamente assenti anche le macchine di lusso.

Ricordiamoci poi che la base di calcolo dell’inflazione NIC relativa all’intera collettività e dell’inflazione Foi relativa alle famiglie di operai e impiegati sarà da quest’anno il 2010 (2010=100) e non più il 1995 (1995=100) in conformità al regolamento CE.

Conclusione:

Il calcolo dell’inflazione sarà anche giusto, ma il paniere non è rappresentativo e, molto probabilmente, creato ad hoc con prodotti a volte discutibili.

I pesi sono del tutto inadeguati.

Un’inflazione “volutamente” tenuta bassa permette un minor aumento dei salari e, di conseguenza, la perdita reale del poter d’acquisto è ancora più ampia. L’inflazione percepita dai consumatori è quasi il triplo di quella pubblicata.

La scuola austriaca, attraverso l’economista Von Mises, mette in evidenza come l’inflazione sia dovuta anche all'incremento della quantità di moneta in circolazione (in pratica la liquidità) e non soltanto all’aumento dei prezzi. Ora la liquidità è molto elevata…

Le banche centrali hanno il potere di creare inflazione.

La variazione dei prezzi dovrebbe essere pubblicata su ogni singola voce in modo di poter calcolare l’inflazione in rapporto al modo di vivere di ognuno.

Visto che ci sono già vari calcoli dell’inflazione (Nic, Foi, Ipca), da “bravo analista” penso che sarebbe decisamente interessante calcolarla unicamente su prodotti indispensabili e di prima necessita escludendo molti di quelli legati al superfluo (vedi come base stretta i panieri dell’immediato dopo guerra) ed alle necessità che ci hanno creato tenendo conto che viviamo in una società di consumo. Da escludere assolutamente dal calcolo sono i beni di lusso e quelli tecnologici. Obiettivamente, se mi posso permettere un’imbarcazione, crostacei freschi, carne primo taglio, tablet pc, fast food etnico, …, posso anche fare a meno di scervellarmi sul tasso dell’inflazione.

Pertanto c’è una differenza abissale tra Consumer Price Index e Ci Penso Io.

Giovanni Maiani

martedì 8 marzo 2011

Benzina: come sei messa?

Alla fine dello scorso mese di febbraio nel mio articolo “Gli assomigliamo ancora?” avevo fatto un accenno al prezzo della benzina. Di seguito riporto la frase in questione: “Però quando ad esempio il prezzo del petrolio scende gli altri rimangono miracolosamente elevati.”.

Sabato scorso, invece, sul quotidiano La Stampa a pagina 8 sono stato colpito da un titolo: “Benzina a 1.6 con il petrolio al top da 2 anni”.

Dal titolo dell’autorevole testata italiana si evince che la benzina sembra crescere costantemente e, a quanto pare, il petrolio non. Mi viene da pensare che quando il petrolio cresce aumenta anche la benzina, ma che la reciprocità non sia assicurata a questo punto.

Visto che sono un “bravo analista” e le parole non contano se non accompagnate dai dati, vediamoli.

Procedimento:

Prima di tutto il future sul crude oil è quotato in dollari per barile ed un barile contiene 158.98 litri. Ho quindi ricavato il prezzo in euro al litro del crude oil. Poi, dall’autorevole sito del Ministero dello Sviluppo Economico italiano ho trovato i prezzi medi nazionali della benzina. Il prezzo al consumo della benzina è la sommatoria tra il prezzo industriale, l’Iva e l’accisa.

Voglio quindi analizzare il prezzo della materie prima e quello del prezzo industriale (il tutto in euro al litro).

Il grafico accanto evidenzia, dal mese di gennaio 1999 al mese di febbraio 2011, il prezzo del crude oil in rosso ed in blu quello industriale. Osserviamo dunque due serie correlate ed un sovraprezzo dovuto, speriamo, soltanto alla lavorazione.



Strano pero, il costo della lavorazione dovrebbe aumentare con il passar del tempo e non essere relativamente fisso visto che tutto aumenta (energia, manodopera…), e lo spazio tra le due curve è relativamente lineare. Il rapporto tra il prezzo industriale ed il crude oil (sempre al litro ed in euro) è stato relativamente stabile attorno a 2 negli anni 2000/2004 e da allora attorno a 1.5 (vedi il grafico). Ciò mi fa pensare che ci sia un ulteriore ricavo (nascosto nel prezzo industriale) per lo Stato. Non è per pensare male, ma i numeri potrebbero indicare questo. Tuttavia, tale differenza potrebbe  essere dovuta alla scelta del crude oil al posto del brent o di un altro future relativo in qualche modo all’oro nero. Bisogno sempre essere obiettivo.


Al prezzo industriale (sempre in rosso) vanno dunque aggiunti l’accisa quasi fissa (in verde) e l’Iva in giallo che rappresenta il 20% del prezzo industriale più l’accisa (o il 16.67% del prezzo al consumo).



Secondo il dizionario Hoepli l’accisa indica “Imposta indiretta su determinate produzioni”, mentre sotto il nome dell’Iva leggiamo “Imposta indiretta… sul valore aggiunto”. Quindi ci fanno pagare un’imposta indiretta (l’Iva) su un’imposta indiretta (l’accisa). Forte.

Interessante osservare che il prezzo medio della benzina durante lo scorso mese di febbraio era di 1.46963 euro di cui 0.66036 euro rappresentavano il prezzo industriale, 0.24494 euro l’Iva e 0.564 euro l’accisa. Pertanto, il 55.05% del prezzo medio della benzina è costituito da imposte. Mica poco.

In linea di massima e molto sinteticamente, osserviamo che:

-         Il prezzo industriale della benzina rappresenta attualmente circa 1.5 volte il prezzo del future sul crude oil,

-         Il prezzo della benzina dipende solo per il 44.95% dall’andamento del prezzo del petrolio e, di conseguenza, quando questo ultimo scende non può avere un impatto significativo sul prezzo al consumo della benzina che deve fare i conti con una quota di accisa praticamente stabile per 56,4 centesimi e con un’imposta sull’imposta pari a 24.5 centesimi.

Di conseguenza, è probabile che il prezzo al consumo della benzina non scenda mai in modo significativo e che lo vedremo sempre tendenzialmente orientato verso l’alto.

Diversamente, le tasse dovrebbero abbassarsi in modo considerevole per rendere il prezzo al consumo della benzina maggiormente reattivo in caso di discesa del prezzo del petrolio.

Altri invece ipotizzano un’Iva-drag; praticamente una drastica riduzione dell’Iva. La sostanza non cambia ed occorre abbassare le imposte; che sia l’accisa e/o l’Iva.

Dal quotidiano Il Sole 24 Ore leggiamo che l’Iva-drag ha fatto guadagnare allo Stato 550 milioni e l’accisa 13.2 miliardi nel 2010. Per me lo Stato del bel paese non ci sta. Più aumenta il prezzo della benzina più guadagna con l’Iva… Già lo Stato vende la droga legalizzata chiamata tabacco e si riempie le tasche. Poi ci sono anche le lotterie…

Mi chiedo, da “bravo analista” ma ignorante in questa materia, se San Marino potrebbe approvvigionarsi direttamente in modo di gestire internamente le imposte e quindi il prezzo della benzina? I vantaggi della Smac prima o poi finiranno.

Giovanni Maiani

giovedì 3 marzo 2011

Inflazione: verso l’ovvio aumento. (03 marzo 2011)

Come era facile prevederlo per i motivi precedentemente elencati (vedi l’ultimo paragrafo del mio articolo di 3 giorni fa intitolato “Gli assomigliamo ancora”) la Bce non ha toccato i tassi e Trichet ha affermato oggi, per la prima volta dal mese di maggio 2009, che potrebbe alzare i tassi dalla prossima verifica che si terrà il 7 aprile. Non è dunque certo, ma ha sottolineato il problema dell’inflazione e lasciato intravedere una prossima ipotesi di innalzamento…

Per chi non l’avesse letto, riporto di seguito parte dell’intervento in questione:

Inoltre, questo giovedì, la Bce deciderà nuovamente sui tassi (che dovrebbero ancora rimanere invariati), ma il discorso di Trichet potrebbe lasciar intravedere una prossima ipotesi di innalzamento.

Moralità:
E qui mi riaggancio pienamente al senso primario del mio precedente articolo “Gli assomigliamo ancora”.
Non siamo nella giungla.
Qua, il più forte deve usare la sua forza, in parte, anche per aiutare il più debole e non per dominarlo.
Qua, chi ha delle capacità dovrebbe metterle, in parte, anche a disposizione degli altri per aiutarli. L’Umanità può farcela solo se rimane unita.
L’età dei furbi è finita ed ora bisogna usare la testina ed il cuore. Diversamente, c’è solo il nulla.

Giovanni Maiani

lunedì 28 febbraio 2011

Gli assomigliamo ancora? (27 febbraio 2011)

Gn 5.1

Premessa:
Io non sono un teologo, ma da “bravo analista” (bravo in quanto obiettivo) voglio condividere con voi, amici, qualche riflessione. Soprattutto, che questo articolo non venga strumentalizzato per o contro la chiesa in quanto non è quello lo scopo.

Quanto riportato nel versetto come sopra (anche se volutamente non riportato in esteso) è molto bello, ma anche impegnativo nonché motivo di orgoglio. Inoltre, ci credo sempre fermamente sia perché è riportato nella Bibbia e mi è stato insegnato a catechismo sia, probabilmente per egoismo, perché è molto gratificante ed apre la via della speranza infinita. Io però voglio sottolineare che sono tutto tranne che un esempio da seguire in quanto, per me, fides e ratio sono permanentemente in conflitto. Avrò tuttavia il pregio di cercare di capire e di voler migliorare.

Ed è proprio qua che, osservando quello che succede (e che continua a succedere) a San Marino e nel Mondo intero, che subentra il “bravo analista” costretto a farsi una domanda semplice quanto difficile:

dove ci troviamo rispetto al momento della Creazione con riferimento alla somiglianza con Dio?

Elenco una serie di fatti recenti:

Il 23 febbraio secondo il Wall Street Journal, la Merkel avrebbe rifiutato la candidatura di Draghi alla guida della Bce in quanto “sarebbe un buon candidato, …, se solo non fosse italiano”. Voglio sperare che il veto tedesco sia soltanto un fatto di immagine per l’Istituzione europea dovuto alla situazione debitoria dell’Italia aggravata dal fatto che appartiene al gruppo dei Piigs e non ad un accenno “vagamente” razzista. Inoltre, il curriculum dell’attuale Governatore della Banca d’Italia è di tutto rispetto. Ricordo tuttavia che, anni fa, in Germania la scritta "Vietato ai cani e agli italiani" era affissa all’ingresso di bar e discoteche. Lo stesso veniva fatto anche in Svizzera ed in Olanda ad esempio. Siamo stati veramente creati a sua somiglianza?

In questo fine settimana, nel decreto milleproroghe, gran parte dei politici italiani si sono messi d’accordo per realizzare una nuova sanatoria delle affissioni abusive dei partiti. Non è una novità in quanto il condono si è verificato anche negli anni 2001, 2005, 2008 e 2010. Incombe la crisi economica mondiale ed i politici del bel paese possono non rispettare la legge, mentre un comune mortale è costretto a pagare fino all’ultimo centesimo di qualsiasi multa… A proposito, anche se non c’entra con l’attuale articolo, ma non c’è traccia della proroga della franchigia per i frontalieri di San Marino. Siamo stati veramente creati a sua somiglianza?

Il presidente del consiglio italiano dovrebbe trovarsi storicamente in una situazione di incompatibilità delle cariche con riferimento al suo potere politico ed alla sua situazione imprenditoriale. In effetti, all’estero nessuno ha mai capito come ha potuto essere eletto. Ora, come se non bastasse, è colpito di scandali importanti e ha fatto la spesa nelle file dell’opposizione per non sprofondare, anche se non è ancora stato giudicato (magari non è cosi). Occorrerebbe molto meno, forse un semplice sospetto, per allontanare o imprigionare un comune mortale. Siamo stati veramente creati a sua somiglianza?

Il prezzo delle materie prime (petrolio incluso) aumenta a dismisura (anche per effetto dei conflitti nord africani) provocando una reazione immediata sul prezzo di qualsiasi bene. Però quando ad esempio il prezzo del petrolio scende gli altri rimangono miracolosamente elevati. L’argomento è stato abbondantemente trattato da molti, ma la situazione è questa. A rimetterci è sempre il più debole. Siamo stati veramente creati a sua somiglianza?

Ai semafori, vedi per esempio la circonvallazione nuova o la Flaminia a Rimini, in pochi rispettano la fila ed in molti si mettono nella corsia di sinistra, come se dovessero voltare, per avanzare più rapidamente fino a riportarsi con prepotenza sulla destra a livello del semaforo rischiando di creare un incidente. Sembra una cosa da nulla visto che lo fanno quasi tutti, ma dietro si nasconde un’elevata ignoranza, una grande inciviltà e la mancanza di rispetto per l’altro. A volte una cosa piccola ne nasconde altre molto più grosse. Siamo stati veramente creati a sua somiglianza?

A San Marino, una votazione viene ripetuta per assicurare l’esito desiderato, un referendum sull’Europa è stato annullato, un altro va fatto il 27 marzo durante il ponte per il 104° Arengo (quando ci saranno meno sammarinesi in Repubblica)…, e voglio citare solo alcuni tra gli ultimi casi. Ma siamo in democrazia? Dopo tutto quello che ci è successo (scudo fiscale, crollo del sistema finanziario, banche e finanziarie sotto processo in Italia, disoccupazione in netto aumento, deficit statale…), ed il bello deve ancora arrivare, si continua a fare come prima dove gli interessi di pochi prevalgono tuttora su quelli della collettività (vedi mio articolo “Potere politico ed economico a San Marino” del 28 ottobre scorso). In altri paesi viene chiamato tirannia o qualche cosa del genere, un po’ quello che accade in Italia, in Libia…. Scusate, in Libia sempre di meno ora. Tutta la mia solidarietà va a chiunque lotta per la propria libertà ed i propri diritti. Siamo stati veramente creati a sua somiglianza?

La lista potrebbe essere molto lunga e so di non aver scelto gli esempi migliori (anche perché non sono interessato a fare delle polemiche), ma c’è quanto basta per rendere l’idea.

Nonostante quanto evidenziato poco sopra, e soprattutto perché penso di essere una persona molto positiva e di buona volontà, credo e sono tuttora convinto che siamo stati creati a sua assomiglianza, ma ci siamo “maledettamente” persi da allora. Ora tocca a noi (esseri umani e non solo sammarinesi) ritrovare la strada.


L’articolo è finito, ma voglio cogliere l’occasione per fare una parentesi:

C’è un altro rischio in agguato da non sottovalutare per la nostra Repubblica.
In effetti, chi finora ha guadagnato soldi facili con truffe e cose del genere che cosa farà nel prossimo futuro? Inventerà un nuovo tipo di truffa mi viene da pensare. Il pessimo politico che offriva un lavoro in cambio del voto che cosa farà nel prossimo futuro? Dovrà trovare qualche altra cosa da scambiare per venire nuovamente eletto e non c’è nulla di più facile. Ora che un politico non può rimanere più di 10 anni al potere che cosa farà nel prossimo futuro? Mi viene da pensare che un politico, disonesto ed in malafede, dovrà procurarsi un burattino per continuare a comandare in quanto è difficile lasciare l’osso. Non ce l’ho ovviamente con i politici onesti. A livello generale e ciò è applicabile in quasi tutti i contesti, chi si è comportato in un certo modo per 10, 20 o 30 anni non riesce a cambiare ed a riportarsi sulla retta via, soprattutto, cosi in fretta. Mentalmente è probabilmente impossibile in assenza di un qualche evento traumatico. E’ un problema di etica da prendere seriamente in considerazione sin dalle scuole elementari. San Marino deve ritrovare i veri valori in quanto è stato dimostrato che il soldo facile a vita corta, mentre i veri valori sono intramontabili.
San Marino è a un bivio. Vedremo che strada prenderà

Un’ultima cosa, ma non per questo meno importante. Qualche settimana fa si diceva che la Bce avrebbe probabilmente alzato i tassi d’interesse europei durante il 4° trimestre del 2011 o nel primo dell’anno successivo. Gli attuali eventi nord africani spingono il prezzo del petrolio alle stelle ed importanti aumenti generalizzati si sono già verificati anche in Repubblica. Il rialzo del prezzo delle materie prime e del petrolio hanno ovviamente una pessima influenza sull’inflazione che è già in aumento da qualche mese, mentre i tassi sono rimasti straordinariamente stabili e bassi. Questa situazione non più durare in eterno. Pertanto, i tassi potrebbero alzarsi prima del previsto con ripercussioni immediate sulla rata dei mutui e dei prestiti in generale. E’ una banalità, ma troppo spesso non viene data la giusta importanza all’argomento anche perché siamo abituati da oltre 2 anni a tassi molto bassi. Inoltre, questo giovedì, la Bce deciderà nuovamente sui tassi (che dovrebbero ancora rimanere invariati), ma il discorso di Trichet potrebbe lasciar intravedere una prossima ipotesi di innalzamento.

Giovanni Maiani

domenica 14 novembre 2010

Dobbiamo ragionare come un Paese, vero.

I diretti interessati non lo sanno ancora, ora lo sapranno, ma devo ringraziare sinceramente il Dott. Biagio Bossone (l’ex Presidente della Bcsm) per aver detto che era opportuna l’adesione a Doing Business della Banca Mondiale (fonte http://www.sanmarinonotizie.com/?p=19365http://www.romagnanoi.it/News/Economia/San%20Marino/articoli/246857/Banche-gli-8-punti-di-Bossone.asp) ed il giornalista professionista Sergio Barducci per averlo riportato nel suo libro appena presentato. Il Dott. Bossone (non entro ovviamente in merito al soggiorno sammarinese e quindi niente strumentalizzazioni) ha un Curriculum Vitae impressionante e dovrebbe essere tuttora, tra l’altro, Direttore Esecutivo per l’Italia, ed altri paesi, della Banca Mondiale.

Arrivo subito al dunque. Non sto qua a dire che sono stato bravo ad avere immediatamente individuato e sottolineato lo scorso 5 novembre uno strumento molto importante come il “Doing Business 2011” e che “San Marino può diventare un’Eccellenza” attraverso lo studio e l’utilizzo di tale rapporto, anche se ne ricavo una grande soddisfazione personale, non come “bravo analista” ma bensì come cittadino sammarinese e questo è molto più importante. Quindi niente strumentalizzazioni. Voglio invece evidenziare che se non mi credete (e si può anche capirlo) per lo meno prendete in considerazione i commenti del Dott. Bossone. Non lo dico per lui, non ne ha certamente bisogno e non lo conosco neanche, lo dico per San Marino che invece ne ha bisogno vitale.

La nostra Repubblica ha vissuto per anni non come un Paese, ma come un piccolo villaggio isolato senza preoccuparsi del resto del mondo. In questo momento l’Italia (si può dire di tutto sul bel paese e non mi sono mai risparmiato, ma per lo meno, obiettivamente, è un Paese vero) ci sta ricordando, a dire poco energicamente, che il mondo non gira in questo modo e che dobbiamo anche noi confrontarsi con il resto del pianeta.
La cosa brutta è che, nonostante vari mesi di calvario, ed è solo l’inizio, continuiamo a fare le cose che abbiamo sempre fatto prima e che ci hanno portato alla situazione attuale; ossia ragionare come se fossimo ancora un piccolo villaggio. Perseverando in tale direzione saremo poi accontentati e sarà decisamente peggio dopo. Noi invece siamo la più antica Repubblica al mondo ed è una responsabilità oltre che un grande onore. Dobbiamo ora ragionare come un Paese.

Una prova di ciò:

il mio articolo è stato inviato la scorsa settimana a 14 indirizzi email ed è stato pubblicato soltanto su www.giornale.ms (quindi grazie Marco). Nessun problema. Non posso piacere a tutti.

Ma la cosa triste è che la notizia del nuovo rapporto Doing Business non è stata pubblicata da nessuno altro a San Marino, neanche una riga, o per lo meno cosi mi risulta da una ricerca online. Diversamente mi scuserò e pubblicherò un errata corrige. Abbiamo dovuto aspettare l’annuncio dell’uscita del libro di Barducci (quindi grazie a lei) per sentire parlare del Doing Business. Questo è il vero e grosso problema. Sapete invece che cosa è successo dal 4 novembre (giorno di uscita del rapporto) al 12 novembre (giorno di scrittura del presente articolo)? Da una semplice ricerca sul sito www.google.it utilizzando le parole “Doing Business” emergono quasi 2 milioni di risultati; “Circa 1.970.000 risultati (0,04 secondi)”. Pertanto il rapporto è seguito e se ne parla. L’attuale Segretario di Stato all'Industria ha probabilmente fatto riferimento al rapporto Doing Business 2010 lo scorso 25 ottobre (vedi l’agenzia Dire Torre 1). Sono obiettivo ed onesto come sempre.

Quindi non me la prendo con nessuno. Ci mancherebbe altro e non mi interessa proprio. Io punto unicamente a risolvere i problemi. Da “bravo analista” propongo soltanto di iniziare a ragionare come un Paese vero e non più come un villaggio isolato. Ribadisco con decisione che dobbiamo essere attenti a certi rapporti internazionali e soprattutto utilizzarli. Sono anche gratuiti come ho già sottolineato una settimana fa e costituiscono veri e propri benchmark. Per fortuna per San Marino non lo dico soltanto io…

Solo cosi riusciremo ad essere trattati come un Paese, vero. E’ l’unica strada percorribile.

Giovanni Maiani

domenica 7 novembre 2010

San Marino può diventare un’Eccellenza. (05/11/2010)

Dal rapporto annuale “Doing Business 2011” della Banca Mondiale (rapporto che valuta obiettivamente attraverso 9 parametri la regolamentazione delle piccole e medie imprese in 183 economie di paesi e di alcune città offrendo dunque uno strumento indispensabile e comparativo a livello internazionale) pubblicato lo scorso 4 novembre evidenzia che l’Italia ha perso 4 posti rispetto allo scorso anno scivolando fino all’80° posizione preceduto dalla Cina dunque 79° e seguita dalla Giamaica 81°.

Non sto qui per parlare male sul fare impresa nel bel paese in quanto sarebbe troppo facile visto i dati, e poi i nostri cugini politici direbbero un’altra volta e senza fondamenta che è tutta colpa dei paradisi fiscali, ma per evidenziare che viene offerto a San Marino uno strumento molto valido per riproporsi a livello internazionale.

In effetti, la prossima economia del nostro Paese dovrà fare uno sforzo e guardare più in là della punta del proprio naso e poter confrontarsi con il resto del Mondo, e lo scrivo perché so che è in grado di farlo. Usando il rapporto “Doing Business 2011” possiamo prima di tutto vedere dove l’Italia fa difetto per poter essere concorrenziali ed in grado di attrarre il meglio del mondo imprenditoriale italiano, ma anche e soprattutto del mondo imprenditoriale internazionale. Basterebbe dimostrare ad un investitore estero che vuole sbarcare in Italia che è molto più conveniente farlo qua da noi.

Osserviamo, molto sinteticamente, alcuni dei 9 parametri di valutazione utilizzati nel rapporto per cercare di capire dove possiamo diventare competitivi rispetto all’Italia:

Starting business.
L’Italia è al 68° posto ed occorrono 6 giorni e costi molti elevati per aprire un’attività. Invece, ai primi posti nella classifica di questa categoria (ogni categoria è ulteriormente divisa in sezioni) troviamo la Nuova Zelanda e l’Australia. In entrambi i casi occorrono al massimo 2 giorni e costi vicini allo zero, oltre all’assenza del “minimum capital”.
Possiamo farlo anche noi con costi bassi e “minimum capital” bassissimo e saremmo più competitivi dell’Italia.

Dealing with construction permits.
L’Italia è al 92° posto in questa categoria ed occorrono 257 giorni e costi elevatissimi per ottenere una concessione edilizia. Per non sapere leggere e scrivere torno a vedere i primi posti di questa sezione e trovo Hong Kong e Singapore. A Singapore bastono 25 giorni per i permessi ed, in entrambi i casi, i costi sono più di 7 volte inferiori rispetto a quelli italiani.
Possiamo farlo anche noi riuscendo a concedere, ad esempio, un permesso in un mese a costi ragionevoli e saremmo più competitivi dell’Italia.

Registering property.
L’Italia è al 95° posto in questa categoria e necessità di 27 giorni e costi pari al 4.5% del valore del bene immobiliare in caso di trasferimento di proprietà. I primi posti sono occupati dall’Arabia Saudita e dalla Georgia. In entrambi i casi bastano 2 giorni, mentre i costi sono azzerati, o quasi.
Possiamo farlo anche noi con costi bassi e saremmo più competitivi dell’Italia.

            Paying taxes.
L’Italia “vanta” il 128° posto della graduatoria dove il pagamento delle tasse rappresenta 285 ore di lavoro l’anno e fino al 68.6% degli utili. Le Maldive ed il Qatar hanno invece le migliori condizioni dove le tasse non superano le 36 ore lavorative annue e l’11.3% degli utili.
Possiamo farlo anche noi con tasse basse, ma pagate da tutti, e saremmo più competitivi dell’Italia.

            Enforcing contracts.
L’Italia “vanta” il 157° posto sui 183 della graduatoria ed occorrono 1210 giorni per il recupero crediti e costi che si avvicinano al 30% del valore della discordia. I primi posti sono occupati dal Lussemburgo e da Hong Kong dove bastano mediamente 300 giorni e costi rispettivamente pari a 10%/20% circa.
Possiamo farlo anche noi con una giustizia più snella ed efficiente e saremmo più competitivi dell’Italia.


Ho illustrato sinteticamente qualche elemento dove l’Italia è scadente, ma queste mancanze potrebbero permettere di aumentare l’attrattiva di San Marino. Magari è già cosi…


Vediamo ora chi c’è ai primi 10 posti del rapporto mondiale. Troviamo in ordine: Singapore, Hong Kong, New Zealand, United Kingdom, Usa, Denmark, Canada, Norway, Ireland ed Australia. Basterebbe analizzare bene questi paesi ed osservare i rispettivi punti di forza che potremo cercare di fare Nostri. In fondo, non è spionaggio internazionale, ma solo analisi su dati pubblici.

Nuovamente e sempre molto sinteticamente vediamo i punti di forza dei primi 10 paesi.

Ho realizzato per l’occasione una tabella che rispecchia il formato del rapporto originale e mostra i valori medi dei primi 10 della classifica generale. In questo modo otteniamo un profilo tipo ed un’indicazione di massima su che cosa fanno i paesi dove è meglio fare business.

cliccare x ingrandire


Mediamente, la situazione dei paesi della Top10 è la seguente:

Occorrono 6 giorni per aprire un’impresa ed i costi sono contenuti. Si ottiene una concessione edilizia in meno di 4 mesi. La procedura per il trasferimento di proprietà di beni immobiliari necessità poco più di 2 settimane con costi pari al 2.79% del bene. Il “Public registry coverage” (ossia l’accesso e la qualità dell’informazione sul credito fornita da uffici pubblici) è vicino allo 0, mentre il “Private bureau coverage” (l’accesso e la qualità dell’informazione sul credito fornita da privati) arriva all’83.82%. L’indice di protezione dell’investitore si avvicina all’80%. Le tasse sono pari al 34% dell’utile e rappresentano l’equivalente di 119 ore lavorative. Importare o esportare un container costa rispettivamente 958 e 928 dollari Usa. Una procedura per fare rispettare un contratto (recupero crediti) necessità meno di un anno solare e costa circa il 20% dell’oggetto in discussione. La chiusura di un’attività ha un tasso di ritorno attorno all’86%.

Questo è quanto succede tendenzialmente nei migliori paesi promossi nel rapporto della Banca Mondiale. Sta poi a noi sammarinesi tenerne conto o ignorarlo. Sappiamo tuttavia che il resto del Mondo guarda il rapporto Doing Business con attenzione dal 2003.

Fino ad ora ho cercato di scrivere da “bravo analista”, ma se mi permette devo inserire una breve constatazione come presidente dell’associazione San Marino Corea.
Nella classifica generale la Repubblica della Corea vanta il 16° posto e, dopo i primi due occupati rispettivamente da Singapore e Hong Kong, costituisce la terza punta di diamante nello scenario asiatico distanziando, anche se di poco, il Giappone 18° in classifica e, soprattutto, la Cina 79°.
Seguendo sempre il rapporto della Banca Mondiale, i punti di forza sud coreani sulle 183 economie analizzate sono:
la rapidità nel rilasciare una concessione edilizia (22° posto), l’agevolazione nelle procedure di accesso al credito (15° posto), le ottime condizioni nell’import/export (8° posto), la facilità nell’ottenere il rispetto di un contratto ed dunque il recupero crediti (5° posto) ed i costi contenuti in caso di chiusura di un’attività (13° posto).

Tornando al discorso iniziale, il rapporto della Banca Mondiale ci fornisce dunque un’ottima mappa internazionale di dove si fa impresa e di come la si fa. Inoltre ci fornisce un’indicazione di massima sull’obiettivo da raggiungere per essere competitivi, prima nei confronti dell’Italia poi a livello internazionale, ed in grado di attrarre capitali in modo costante e duraturo. In fondo, questa è la chiave per la sopravvivenza prima e lo sviluppo poi di San Marino.

Pertanto, ma solo se c’è la reale ed onesta volontà di farlo (perché non c’è più cieco di chi non vuole vedere) non occorre essere un alieno con super poteri per capire che cosa ci manca e che cosa dobbiamo fare per migliorare. In analisi di bilancio, per esempio, un esperto esterno non riuscirai mai a scovare il 100% delle operazioni di Window Dressing eventualmente realizzate dalla società. E’ impossibile. Solo chi redige il bilancio conosce perfettamente la situazione interna. Lo stesso discorso vale per San Marino. Una cosa è sapere la situazione reale del paese (e questo possiamo saperlo solo noi, e neanche tutti noi purtroppo…) l’altra è come possiamo fare per migliorare (ed occorre capire come gira il mondo). Ed è qua che dobbiamo essere attenti ai rapporti delle Istituzioni internazionali; Banca Mondiale, OCSE o OCDE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), OMC, e cosi via. Possiamo dunque, o meglio soprattutto, utilizzare gli studi internazionali realizzati da Istituzioni di prestigio come sopra o le giudichiamo non all’altezza? In ogni caso vengono utilizzati come punto di riferimento su tutto il Pianeta e poi, in fondo, sono anche gratis.

San Marino può diventare un’Eccellenza nel prossimo futuro se lo vuole veramente, ma certe cose devono cambiare in Repubblica. In fondo, una crisi è indispensabile per provocare certi cambiamenti epocali e ci offre un’opportunità di miglioramento incredibile. Basta soltanto cogliere il momento pensando al bene del paese e non al bene di qualche singolo individuo. Non è complicato. Volere e potere.

Da “bravo analista” cerco di fare la mia parte (gratuitamente) e lo faccio perché so che ci sono molti altri sammarinesi onesti ed attaccati al paese che vogliono un futuro migliore per la più antica repubblica del pianeta.

Giovanni Maiani