lunedì 23 aprile 2012

Salario a rischio.


Un po’ di storia:
Maastrich, 7 febbraio 1992, 12 paesi firmano il trattato sull’Unione Europea creando in questo modo la Comunità Europea; oggi Unione Europea. L’UE conta attualmente 27 membri e presto raggiungerà quota 28 con il prossimo ingresso della Croazia. Il 1° maggio 1999, invece, gli accordi di Schengen (relativi alla libera circolazione delle persone) sono stati integrati nel trattato di Maastrich con la firma del trattato di Amsterdam. Il 1° gennaio 1999 entra in vigore la moneta unica; l’euro.

In estrema sintesi, stiamo assistendo al maldestro tentativo di creazione degli Stati Uniti d’Europa. Ci sono gli Stati Uniti d’America con il dollaro, cercano di fare gli Stati Uniti d’Europa con l’euro e faranno probabilmente poi (fra circa 10 anni) gli Stati Uniti d’Asia con lo yuan cinese. Sono solo ipotesi.

Sorgono tuttavia molti problemi nella zona euro e le vediamo tutti quotidianamente: la mancanza di una politica economica/fiscale comune, la disoccupazione alle stelle, il tasso d’inflazione (ed dunque il poter d’acquisto) ed i rendimenti obbligazionari molto diversi nei vari paesi, la crisi del debito pubblico che sta portando al default dei paesi membri (dopo la Grecia in fila indiana ci sono al momento, ma possono ovviamente cambiare, i paesi della penisola iberica, l’Italia, quindi la Francia e Olanda più in là), e cosi via senza dimenticare l’Ungheria.

Prima di tutto osserviamo che c’è ancora molto da fare prima di poter arrivare agli Stati Uniti d’Europa o per parlare effettivamente di un’Unione Europea vera e propria in quanto il gruppo dei 27 non riesce a fondersi in un insieme compatto ed omogeneo, era ovvio. Ricordiamoci che circa  65 anni fa l’Ue era divisa dalla guerra ed i ricordi sono ancora troppo vivi e presenti nei cuori. Ansi, in molte occasioni l’UE sembra vicina alla sua fine.

C’è un altro problema che non viene mai menzionato; lo Smic (in Francia: salaire minimum interprofessionnel de croissance) o lo Smog (in Italia: salario minimo orario garantito). Prima di tutto lo Smog non esiste ancora in Italia. Per info vedi legislatura 13° DL 1179, legislatura 15° DL 1804 e legislatura 16° DL 1453.

Parliamo dunque di una paga oraria minima riconosciuta che tiene conto del costo della vita del relativo paese che costituisce un ottimo strumento di misurazione. Attualmente, 21 paesi sono dotati di un salario minimo. Emerge principalmente che, nel 2011, la paga minima era pari a 122 euro in Bulgaria rispetto ai 1758 euro del Lussemburgo. E’ una differenza abissale. Chiaramente questi dati non sono immediatamente confrontabili in quanto il costo della vita in Bulgaria sarà verosimilmente molto più basso rispetto a quello lussemburghese, ma difficilmente vedremo un lussemburghese andare in Bulgaria per cercare fortuna


Pertanto, è inutile cercare di creare un’Unione Europea con tanto di trattato di Schengen se, nella realtà, le persone non possono circolare liberamente, se non, per andare in ferie.

Cosa potrebbe succedere fra qualche anno? Semplicemente una riduzione della differenza tra i salari minimi nazionali tenendo conto del costo della vita di ogni singolo paese (dovuto alla crisi), ma anche un prossimo riallineamento per andare progressivamente verso un salario minimo (forse non più garantito) europeo per facilitare la circolazione “lavorativa” delle persone tra i paesi membri. In ogni caso non c’è più lavoro e la mobilità sarà fondamentale nella zona euro, e non solo…

Quindi, è lecito ipotizzare che i paesi dell’Europa dell’est potrebbero beneficiare di un lieve aumento del salario in generale, mentre i paesi dell’Europa dell’ovest dovranno senz’altro fare i conti con una forte diminuzione del salario.

Perché dico tutto questo? Da “bravo analista” non so se a San Marino riusciremo ancora a mantenere a lungo i nostri salari sui livelli attuali… Pensateci.

Cordialmente
Giovanni Maiani