giovedì 7 agosto 2014

L’impegno di un mutuo a tasso variabile.

Già qualche settimana fa, precisamente nel post del 21 marzo scorso intitolato “Occhio ai debiti superflui”, avevo attirato la vostra attenzione sul fatto che gli Usa potrebbero aumentare i tassi durante la metà del 2015 (marzo/giugno 2015 circa) e che, la Bce, potrebbe farlo qualche mese dopo; scrivevo “all’incirca, nel 2016”. Inoltre, mi raccomandavo di " non indebitarsi più per andare in ferie o pagarsi le cure estetiche”.

Oggi sento la necessità di sottolineare il costo medio di un indebitamento in relazione all’aumentare dei tassi. Questa riflessione è diretta principalmente alle famiglie, ma non solo. Come dico sempre, spesso le cose più scontate ci sfuggono e ci fregano.

Contesto economico.

I dati del Pil italiano usciti mercoledì confermano ovviamente un paese in recessione, mentre l’indebitamento pubblico aumenta costantemente, la disoccupazione è alle stelle, l’aumento delle tasse minano i consumi e la ripresa rimane di conseguenza un’illusione. Non può essere diversamente. Sono anni che, purtroppo, sono costretto a scrivere che il bel paese è praticamente al capolinea, ma il bello devo ancora arrivare. Vedi il fiscal compact per esempio…

In questa ottica non molto rosea, dove dovremo probabilmente fare i conti con ulteriori aumenti di tasse e perdite del lavoro, la famiglia media deve sin da ora limitare al massimo il ricorso a nuovi prestiti per cose futili anche perché, molto probabilmente, questi costeranno sempre di più, mentre la disponibilità finanziaria della famiglia media andrà sempre decrescendo con come conseguenza l’allargamento della forbice.

Teorema: i tassi saliranno.

Senza fare un uso eccessivo di tecnicismi, i tassi europei aumenteranno sicuramente anche perché le scadenze dei future dell’euribor a 3 mesi sono decisamente rialziste.


L’euribor a 3 mesi (pari a 0.208% il giorno 5 agosto) è utilizzato correntemente come base per determinare un mutuo a tasso variabile. L’istituto di credito aggiunge quindi uno spread che prendere in considerazione, tra le varie cose, la solvibilità del cliente.
Anche il fatto che si cerca di fare salire l’inflazione è un campanello di allarme per quanto riguarda il prossimo andamento dei tassi d’interesse.

L’ampiezza dell’aumento.

E’ pressoché impossibile individuare fino a dove l’euribor a 3 mesi potrebbe salire in quanto c’è una lunga serie di variabili da prendere in considerazione. Tuttavia, avanzeremo un’ipotesi di massima che poi utilizzeremo per una nostra simulazione. Dal prezzo dei future dell’euribor, dagli obiettivi d’inflazione, dall’andamento storico del tasso e dall’andamento dell’economica europea un’ipotesi grossolana di euribor a 3 mesi del 3%/4% fra 5/10 anni è più che lecita.


Quindi, a mio modestissimo parere, ci prepariamo per un rialzo dei tassi progressivo, forse lento, ma ampio rispetto ai livelli attuali.

Di conseguenza, fra 5/10 anni gli interessi totali pagati per un mutuo potrebbero essere anche il doppio di quelli attuali.

Un’ipotesi.

Prendiamo l’esempio di un mutuo chirografario di 100 mila euro su 10 anni e 20 anni.

Il grafico visualizza il totale degli interessi pagati su un mutuo a 10 e a 20 anni. In orizzontale la variazione del tasso di interesse.


L’ammontare degli interessi pagati su un mutuo di 100 mila euro a 10 anni al 3% è di 15872.89 euro (965.61 euro al mese) che salgono a 33224.60 euro (1110.21 euro al mese) al tasso del 6%.
A 20 anni, l’ammontare degli interessi al 3% è di 33103.42 euro (554.60 euro al mese) rispetto ai 71943.45 euro (716.43 euro al mese) al 6%.

Qualche considerazione.

Fa pensare, per esempio, che l’ammontare totale degli interessi pagati su 100 mila euro al 6% per 10 anni sia ovviamente simile a quello pagato al 3% per 20 anni… Si dimezza il tasso e si raddoppia la durata. Si potrebbe scrivere un libro sull’argomento, ma è chiaro che, con riferimento ad un mutuo, occorre valutare il fattore tempo e prendere in considerazione un probabile aumento consistente dei tassi.

L’ammontare degli interessi pagati su un mutuo di 100 mila euro a 20 anni all’8% supera il valore iniziale del prestito…. A fine di periodo il bene sarà costato oltre 200 mila euro (non tengo ovviamente conto del tasso d’inflazione).

Non occorre accendere attualmente un mutuo non proprio indispensabile, per andare in ferie o per cure puramente estetiche, pensando che con i tassi cosi bassi i soldi siano regalati. Non è cosi. Inoltre, è quello che in molti cercano di farvi credere.
Il grafico evidenzia un mutuo di 100 mila euro su 10 anni. In orizzontale troviamo le 120 rate mensili, quindi il fattore tempo, mentre in verticale l’ammontare della rata mensile.


La retta blu evidenzia la situazione attuale, ossia tassi bassi e relativamente stabili. Il tasso utilizzato nell’esempio è il 6%. La curva rossa simula un tasso teorico, variabile, che parte dal 6% per arrivare progressivamente al 9% dopo 10 anni. In pratica la nostra precedente ipotesi relativa all’ampiezza dell’aumento dei tassi. Lo scenario che potrebbe verificarsi presto. Evidente la differenza tra le due situazioni, anche se esagerate a scopo dimostrativo.

Se dovete accendere un mutuo a tasso variabile prendete in considerazione la possibilità di un aumento dei tassi e valutate, rispetto al reddito della famiglia, non tanto l’ammontare della rata iniziale, ma anche e forse soprattutto l’ammontare medio della rata durante l’intero periodo. La curva rossa del grafico sopra mostra l’andamento teorico della rata di un mutuo a tasso variabile e parte da 1110 euro fino a 1191 euro con una rata media di 1163 euro. La rata media del mutuo è il +4.74% superiore a quella iniziale fino ad arrivare al +7.28% rispetto all’ultima. Non è poco.

Prendete in considerazioni anche gli imprevisti che possono accadere durante la vita di un mutuo. Alcune aziende che offrono mutui, ma per fortuna non sono la maggioranza, fanno una quantità industriale di soldi con il re-finanziamento. In pratica, una famiglia presa alle strette torna a rinegoziare il mutuo e, in questo caso, non ha più poter contrattuale ed è obbligata ad accettare praticamente qualsiasi condizioni. Indicativamente, la rata non dovrebbe mai superare il 20%/30% circa del reddito complessivo (vedi dopo).

Scegliete bene l’intermediare per quanto appena scritto sul re-finanziamento.

Non inserite la tredicesima ed eventuali altre gratifiche nel calcolo del reddito complessivo della famiglia, ma utilizzate unicamente 12 paghe mensili. Le varie gratifiche possono servire per colmare eventuali imprevisti o per pagare le vacanze e servono pertanto da cuscinetto. Nell’arco temporale di 10 anni, per esempio, bisogna prendere in considerazione anche un possibile cambio dell’auto.

La storia insegna e molti mutui a tasso variabile hanno ora un floor; ossia un tasso minimo applicabile indipendentemente dall’andamento dell’euribor. Viceversa, certi hanno anche un cap; ossia un tasso massimo applicabile. Entrambi sono fondamentali.

In questa sede non ho affrontato il tema dell’inflazione, ma da “bravo analista” ho cercato unicamente di fare riflettere su quanto è impegnativo accendere un mutuo in un’ottica di tassi ascendenti. Quindi, prestiti/mutui solo se assolutamente necessari, la durata deve essere breve, tenetevi un cuscinetto per gli imprevisti e prendete in considerazione la rata media dell’intero periodo in un’ipotesi di tasso variabile. Infine, gli interessi possono raddoppiare (ma anche facilmente triplicare) in certe condizioni di tassi crescenti.

Aver accesso ad un possibile prestito/mutuo è un notevole vantaggio, ma tale va gestito con ratio. Le pessime condizioni economiche del paese lo richiedono.

Cordialmente,

Giovanni Maiani

mercoledì 16 luglio 2014

Configurazione grafica: Tenbars

Un ramo dell’analisi tecnica è ovviamente la pura analisi grafica.

Pertanto, sono molte le persone che fanno quotidianamente analisi tecnica senza consapevolezza. Vedi per esempio il medico che guarda in ospedale la serie storica della temperatura mattutina del paziente, ma gli esempi sono molti. Molti disprezzano l’analisi tecnica perché si sentono superiori e, soprattutto, perché non la conoscono veramente. Il campo di azione dell’analisi tecnica è infinito. Penso che qualsiasi studio o ricerca meriti rispetto. Poi non è detto che un analista tecnico non sappia fare anche un’analisi fondamentale o uno studio macroeconomico… In fondo mi sono sempre chiesto: coloro che fanno un’analisi macroeconomica, poi fondamentale, quindi settoriale per scegliere un titolo che cosa utilizzano per decidere il timing dell’intervento sul mercato? Io lo so…

Devo pure tentare di promuovere l’analisi tecnica.

Torniamo al discorso iniziale.

Tutti hanno ben in mente le ultime 10 sedute del mercato azionario italiano. Un rialzo seguito da 3 ribassi, quindi da un rialzo, un ribasso, due rialzi, un ribasso ed un rialzo proprio oggi 16 luglio. Abbiamo di conseguenza una configurazione grafica costituita da 10 chiusure consecutive.

Chiamerei tale configurazione un Tenbars.

Un tenbars non è molto corrente, ma neanche unico.

In effetti, l’indice Ftsemib, sull’intera serie storica che va dal 31 dicembre 1997 ad oggi (ossia 4198 sedute), ha realizzato ben 7 tenbars costituiti con la serie esatta di rialzi e ribassi come sopra. Per la statistica, l’attuale “elevenbars” è stata riprodotta ben 4 volte, mentre la “twelvebars” 3 volte.

Guardiamo che cosa è accaduta durante le precedenti 6 tenbars.

1° tenbars: Periodo 26/08/1998-08/09/1998
Poco dopo l’indice ha perso 9% prima di effettuare un rialzo del 52.42%.

2° tenbars: Periodo 31/07/2002-13/08/2002
Dopo 2 settimane l’indice ha perso il 24.20%.

3° tenbars: Periodo 21/07/2004-03/08/2004
L’indice ha subito perso il 3.84% prima di intraprendere una fase ascendente di medio periodo del 68%.

4° tenbars: Periodo 10/08/2004-23/08/2004
Praticamente un secondo tenbars consecutivo. Effettua una fase ascendente di medio periodo del 68%.

5° tenbars: Periodo 13/10/2004-26/10/2004
Praticamente un terzo tenbars consecutivo. Effettua una fase ascendente di medio periodo del 57%.

6° tenbars: Periodo 12/05/2014-23/05/2014
Rimbalza immediatamente dell’8.47%.

7° tenbars: Periodo 03/07/2014-16/07/2014
Accade ora…

 

Osserviamo di conseguenza che questo particolare tenbars precede spesso una fase ascendente. Occorre essere obiettivi. In generale, una fase discendente seguita da un movimento altalenante lascia spazio ed una ripresa.

Oggi, tuttavia, ho voluto soltanto evidenziare che una serie di rialzi e ribassi alternati può ripetersi nel tempo.

Le serie che vanno da 5 a 10 rialzi e ribassi alternati e consecutivi sono interessanti da analizzare. Le serie superiori a 10 non offrono abbastanza casi da essere presi in considerazione.

La ricerca è vita.

Ps: fra poco saremmo invasi dagli inglesi se la sterlina continua a rafforzarsi nei confronti dell’euro. Studiate l’inglese. Mi raccomando.

Cordialmente,

Giovanni Maiani

martedì 25 marzo 2014

RRC – Rialzi, Ribassi Consecutivi.

Ho rispolverato un mio vecchio indicatore che utilizzavo anni fa quando facevo quasi esclusivamente analisi tecnica.

E’ molto semplice (quasi imbarazzante), pertanto efficace nel tempo, modificabile ed utilizzabile in un’ampia varietà di modi.

L’idea di base è che prima o poi tutto quello che va su torna giù e dunque un prezzo sul mercato non può andare costantemente nella stessa direzione. Non parliamo delle tasse.

La formula è questa:



L'articolo è stato tagliato in quanto pubblicato integralmente sul
Quaderno n°13 della SIAT.







Da “bravo analista” penso che non sia fondamentale cercare l’indicatore più complicato dell’universo in quanto anche questo sbaglierà. L’importante, secondo il mio modesto parere, è accedere a delle informazioni che non tutti hanno e cercare di sfruttarle al meglio.

Buon lavoro

Cordialmente
Giovanni Maiani

venerdì 21 marzo 2014

Occhio ai debiti superflui.

Mercoledì sera, Janet Yellen, Presidente della Fed, ha detto che i tassi americani potrebbero aumentare circa 6 mesi dopo la fine del tapering. Parliamo pertanto, all’incirca, di fra 12/14 mesi.

Se aumentano i tassi di interesse della Banca centrale aumentano ovviamente, e di conseguenza, anche i tassi reali sui prestiti e mutui vari, e viceversa. Vedi il grafico accanto che evidenzia in blu il tasso della Bce ed in verde l’euribor a 3 mesi.


Inoltre, osservando l’andamento storico dei tassi della Bce (in blu) e della Fed (in rosso) emerge, e come potrebbe essere diversamente, una certa similitudine tra le due curve, praticamente uno sfasamento di qualche mese. Il tasso della Bce assomiglia praticamente ad una media mobile del tasso della Fed.


Quindi, è lecito ipotizzare che assisteremo, con ogni probabilità, ad un possibile inizio di aumento dei tassi della Bce, all’incirca, nel 2016. A prescindere della data esatta che, in questa sede, è soltanto relativa, è utile valutare la possibilità di un rialzo del costo del denaro, soprattutto, nell’ottica di quanto riportato di seguito.

In effetti, mentre leggiamo su tutti i giornali che le sofferenze bancarie hanno realizzato durante lo scorso mese di gennaio un nuovo massimo storico a 160.42 miliardi di euro, rappresentando l’8.4% degli impieghi, e che, secondo l’Ocse, il reddito delle famiglie è sceso 2400 euro in 5 anni, il grafico accanto sottolinea che i mutui delle famiglie oltre i 5 anni consolidano sui massimi storici (mentre quelli da 1 a 5 anni sono sui minimi) e che il debito pubblico mette a segno anche lui nuovi record negativi, in quanto inarrestabile.


Le famiglie sono sempre maggiormente indebitate e perdono potere d’acquisto. Che cosa accadrà se, fra circa 2 anni, i tassi di interesse torneranno ad aumentare? Se non sarà fra 2 anni potrebbe esserlo fra 3 o 4, ma poco importa.

Come se non bastasse, dall’anno prossimo inizierà il Fiscal Compact che obbligherà il bel paese a riportare il debito pubblico sotto la soglia del 60% entro il 2035. Difficile ipotizzare attualmente un taglio del debito di circa 55/60 miliardi di euro da effettuare ogni anno per i prossimi 20 anni. Poi se i tassi torneranno ad aumentare…

Pertanto, da “bravo analista”, voglio soltanto dire alle famiglie che si inizia ad intravedere, anche se da lontanissimo, la prossima ipotesi di aumento dei tassi nell’eurozona e che, di conseguenza, i debiti ed i mutui costeranno sempre di più riducendo ulteriormente il poter d’acquisto. Lo scenario sarà reso più impegnativo dal Fiscal Compact in quanto lo Stato sarà obbligato a tagliare la spesa e ad aumentare ulteriormente le tasse e, in ogni caso, non sarà in grado di onorare questo impegno.

Questa mia riflessione solo per dire alle famiglie di non indebitarsi più per andare in ferie o pagarsi le cure estetiche.

Cordialmente
Giovanni Maiani

martedì 11 febbraio 2014

Dbr – Importante test

Oggi voglio soltanto attirare la vostra attenzione sul rendimento del decennale tedesco che è intrappolato all’interno di un’area storicamente interessante.


In effetti, il grafico accanto mostra gli ultimi 2 anni e mezzo circa del rendimento del titolo di Stato tedesco a 10 anni ed osserviamo molto facilmente due livelli statici individuati a 1.64% e 1.73% circa che sono stati interessati in diverse occasioni nel recente passato. Spesso abbiamo riscontrato un’inversione di tendenza a seguito del test di questi livelli. In questo momento, con un rendimento dell’1.68% circa, il decennale si trova praticamente al centro dell’area 1.64/1.73% cosi definita e potrebbe presto generare un segnale operativo valido in un’ottica di breve/medio periodo.


Se guardiamo invece il sottostante, ossia il Dbr scadenza 2023, leggiamo un trend ascendente iniziato con l’anno in corso ed il passaggio da quota 100.27 al recente 104.34. Inoltre, emergono qualche massimo discendente consecutivo ed il multiplo test del supporto statico individuato a 103.40, nonché il test/cedimento del supporto dinamico che sostiene in trend in essere.

Il momento è pertanto tecnicamente molto interessante.

E’ ancora prematuro per esserne certi, ma c’è lo spazio per un breve cedimento del Dbr e, di conseguenza, un moderato rialzo del relativo rendimento. In generale, un eventuale calo del prezzo dei bond potrebbe favorire nuovi interventi a prezzi, e rendimenti, maggiormente interessanti. Nel caso del Dbr, meglio tuttavia non anticipare la fuoriuscita dall’area 1.64/1.73%.

Cordialmente,
Giovanni Maiani

domenica 2 febbraio 2014

Bond Siemens 1.50% scadenza 10/03/2020 – 2° parte

Lo scorso 22 ottobre 2013 avevo parlato del bond Siemens dove evidenziavo come era sottovalutato ed che il rendimento a scadenza offriva momentaneamente uno sconto da sfruttare nel breve periodo.

Visto che non siamo sulla carta stampata e che lo spazio non è un problema riporto la conclusione della mia precedente analisi che, in ogni caso, trovate sul mio blog.

“
In questo momento, il bond (Isin DE000A1G85B4) è acquistabile a poco meno di 98 ciò che rappresenta un rendimento a scadenza dell’1.83%. Pertanto, rispetto al rendimento della cedola dell’1.50%, il prezzo del bond relativamente basso in questo momento offre una sovra performance dello 0.33% ciò che non è da disprezzare nell’attuale condizione di mercato.

Di conseguenza, è lecito ipotizzare una prossima reazione positiva del prezzo che dovrebbe avvicinarsi ulteriormente, anche se momentaneamente, a quota 100, o oltre. Se questo dovesse tardare, abbiamo in ogni caso in mano un bond relativamente buono che scadrà fra meno di 7 anni.
“

L’idea di base era quella di ottenere dei rendimenti elevati da obbligazioni con rating elevati (dunque relativamente sicure) e che, quindi, offrono un rendimento della cedola molto basso.

Utilizzando diversi semplici accorgimenti è molto facile riuscire nell’intento.

Analisi macroeconomica: capire l’attuale situazione e scegliere su quale mercato intervenire; valute, materie prime, azioni, obbligazioni…

Analisi fondamentale: individuare il settore o sub settore specifico (industriale, bancario, metalli, …) e successivamente lo strumento sul quale intervenire.

Analisi tecnica: cogliere il timing migliore e analizzare (nel caso specifico) l’andamento del rendimento a scadenza.

Che cosa è accaduto nella pratica?

L’analisi è stata pubblicata il 22 ottobre e facciamo l’ipotesi di un intervento con 100K (100 mila euro) il giorno successivo (con valuta T+3). Il giorno 23, il prezzo non era più inferiore a 98, ma 98.30 in quanto aumentato. Il titolo è stato venduto questo venerdì 31 gennaio (con valuta T+3) al prezzo di 99.80, anche se è andato decisamente oltre.
Calcolo del rendimento della cedola: (100K * 1.50% * 100 giorni) / (365 giorni) = 410.96
Calcolo della variazione del prezzo: (100K * (99.80 – 98.30)) / 100 = 1500.00
Ricaviamo pertanto un utile totale di 1910.96 euro che costituisce un rendimento di oltre l’1.91% in soli 100 giorni, mentre la cedola offriva soltanto l’1.50% in 365 giorni.


Inoltre, il bond ha raggiunto quota 100 azzerando lo sconto del rendimento a scadenza precedentemente evidenziato. Ora l’obbligazione, anche se sempre valida, non è più interessante per lo studio in questione. Sono necessitati 100 giorni per “portare a casa” lo sconto, ma non era un problema visto che avevamo in portafoglio un “bond relativamente buono” come sottolineato nel mio precedente intervento. Ricordiamoci che il prezzo del bond deve salire per annullare lo sconto e quindi abbassare il rendimento a scadenza. Lo studio del rendimento a scadenza permette pertanto di anticipare un rialzo del prezzo del bond in una condizione di mercato normale.

Non siamo intervenuti nel momento migliore (che era settembre o dicembre), ma il precedente studio volevo soltanto sottolineare un semplice quanto efficace procedimento, reale ed costantemente attuabile.

In conclusione, da “bravo analista” penso che sia molto più interessante e decisamente meno rischioso per un istituzionale cercare di ottenere guadagni medi/alti con bond ritenuti relativamente sicuri sfruttando al meglio il timing ed analizzando il rendimento a scadenza piuttosto che scegliere bond di “bassa qualità”, anche se con cedola elevata.

La pericolosità del prodotto e l’effetto leva devono essere sostituiti dall’ottimizzazione degli interventi su prodotti a bassa rischiosità e di qualità media/elevata.

Cordialmente
Giovanni Maiani

giovedì 30 gennaio 2014

Ftsemib – Rischio di pull back down – 2° parte

Lo scorso 12 gennaio avevo attirato la vostra attenzione sul rischio di un potenziale pull back down presente sull’indice azionario italiano Ftsemib. Per fortuna questa possibilità non si è verificata, ma è sempre meglio prevedere che curare ed è per questo motivo che esiste la segnaletica stradale verticale di pericolo.


Tuttavia, la retta di supporto ricavata in precedenza è stata decisamente valida in quanto costantemente interessata nei successivi 9 giorni alla pubblicazione dell’analisi fino a generare un segnale ribassista che ha portato ad un calo del 5.38% in sole 3 sedute. L’efficacia dell’allora supporto era relativamente “scontata” in quanto la retta è stata ricavata congiungendo oltre 5 punti individuati in meno di 5 mesi. Notevole. Pertanto, la validità di una retta, di supporto e/o di resistenza, è anche dovuta al numero di punti che collega.

Che cosa accade ora per quanto riguarda l’analisi tecnica?

Osserviamo un doppio minimo relativo realizzato durante le sedute di lunedì e di mercoledì a quota 19090/87 che corrisponde pressoché all’area dei massimi relativi effettuati durante lo scorso mese di novembre. Volendo semplificare all’estremo, chi ha acquistato a novembre nelle immediate vicinanze di 19100 circa si ricorda di questo valore, visto la successiva flessione, e ha pensato bene effettuare qualche presa di beneficio questi giorni. Ispirandoci parzialmente alla terza legge della dinamica, principio di azione e reazione, dove l’azione potrebbe essere il rialzo dell’indice dal 12 dicembre 2013 al picco del 22 gennaio 2014 e la reazione è individuata nella successiva discesa fino a ieri, i rintracciamenti di Fibonacci (proprio lui, il matematico italiano noto anche per la sequenza dei numeri 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8… dove un numero è la somme dei 2 precedenti ed per il rapporto aureo di 1.618…) evidenziano una reazione che si colloca tra il 38.20% ed il 50%. Vedi grafico.


Anche in questo caso mi premeva attirare la vostra attenzione sull’attuale momento tecnico particolarmente importante.

A prescindere, sono probabili nuovi ampi movimenti di prezzo, al rialzo o al ribasso, ma l’istante è tecnicamente interessante.

Lecito, tuttavia, ipotizzare il proseguimento dell’attuale discesa verso 18700/500 circa; area interessata dal livello 61.80% e dal passaggio di un supporto ricavato congiungendo i minimi di giugno e di dicembre 2013.

Operare sempre con lucidità e stop stretti.

Cordialmente
Giovanni Maiani

martedì 28 gennaio 2014

Rip San Marino.

E’ triste da dire, ma il mio articolo del giorno 26 novembre 2013 intitolato “La Troika… da noi.”, con il “noi” riferito ad Italia e San Marino, non era molto sbagliato. Anzi.

Premessa:
Mi ha fatto sorridere leggere ieri lunedì la notizia italiana pubblicata su molte testate online che diceva: “CRISI: Bankitalia; peggiora status famiglie, -7,3% reddito 2010-12” dove veniva evidenziato come il reddito familiare italiano avesse accusato in media un calo di circa il 7,3% in due anni. Perché fa ridere? Fa ridere perché a San Marino, la nuova riforma fiscale ci ha tolto, in un solo mese, il 6.61% circa. Cito il mio caso personale e dunque la differenza tra la busta paga di dicembre 2013 e quella di gennaio 2014. Quel ridimensionamento è tuttavia generalizzato. Quindi in Italia il -7.3% in due anni rispetto al -6.61% in un solo mese a San Marino. Forse, questa volta, la vinciamo noi.

San Marino è dunque fallito. Non può essere diversamente. Come si spiega una perdita di reddito di una delle categorie più deboli, come quella dei dipendenti, del 6.61% in un solo mese? E’ un prelievo forzoso fatto da uno Stato fallito che non sa come stare a galla. Lo ammette lui stesso. Diversamente, l’aumento sarebbe stato graduale ed esteso nel tempo.

L’aumento non è neanche definitivo e questo peggiora ulteriormente la situazione. In effetti, se non dimostro praticamente di aver speso a San Marino almeno 9.000 euro dovrò pagare un’altra fetta di tasse. In pratica, guadagno di meno e devo spendere molto per non dover pagare altre tasse… Non entro in merito nei dettagli in quanto voglio soltanto rendere l’idea. Ma è cosi.

Mi potrebbe stare anche bene spendere quasi esclusivamente in Repubblica, ma chi mi garantisce che i prezzi a San Marino saranno concorrenziali, o per lo meno uguali, rispetto a quelli italiani? A me sembra che ci sia storicamente una vera processione di sammarinesi che va a fare la spesa nel reparto alimentare, per citarne solo uno, alle Befane di Rimini, all’Iper di Savignano e presso il nuovo supermercato di Cerasolo, mentre abbiamo teoricamente un vantaggio di 5 punti percentuali sull’Iva del bel paese. Il motivo?

Se l’idea era quella di stimolare la domanda interna obbligandoci a spendere a San Marino e togliendoci in un solo colpo il 6.61% circa del reddito, per iniziare, questa manovra non ha né capo né coda. Se l’idea era quella di racimolare soldi a prescindere ed in fretta, allora questa manovra ha un senso ed è ottimale.

Non sono mai stato d’accordo con quanto accadeva nella Pa. Ossia il posto sicuro ed una paga superiore a quella dell’industria. Non ha senso nel mondo della finanza e dell’economia in quanto a maggior rischio (quello di perdere il lavoro o lavoro pericoloso) corrisponde un maggiore guadagno, e non il contrario. Ma i voti sono voti ed in molti mi capiranno. L’imposta aggiuntiva dell’1.50% per la sola Pa mi dà pienamente ragione. Tuttavia, cerco di essere come sempre obiettivo e, se ho letto bene, i precari della Pa vengono tassati maggiormente rispetto ai dipendenti in organico. Spero di aver sbagliato. Come si fa a penalizzare in modo cosi eccessivo chi non ha diritto agli scatti di anzianità e chi, per esempio, non può chiedere un prestito o fare progetti in quanto precario? Non si lavora così, ma probabilmente avrò capito male io.

La nuova riforma sammarinese è come quella italiana; ossia senza fantasia. Una tale riforma fiscale testimonia l’incapacità del Governo nel gestire il paese, l’incapacità nel farsi pagare le tasse dai potenti ed il tutto si conclude spremendo ulteriormente i più deboli. Il un paese normale si farebbe sempre in tempo a fare cosi. La riforma consiste principalmente ed unicamente in tagli. Non ci sono idee per il futuro. In fondo, hanno voluto loro andare nelle stanze del potere.

Chiederci di firmare per confermare la volontà o meno di beneficiare delle deduzioni fino ad euro 9.000 tramite l’utilizzo della Smac Card è di pessimo gusto in quanto sembra che ci facciano un regalo. Quasi quasi siamo fortunati. Inoltre, quella firma è un’accettazione del prelievo forzoso e dell’attuale situazione di fallimento del paese.

Il prelievo forzoso farà giurisprudenza.

I prossimi rinnovi contrattuali saranno un disastro ed i datori di lavoro sfrutteranno la nuova riforma come alibi per fare i propri comodi.

Visto che guadagniamo molto meno, anche la pensione, per i fortunati che ne avranno diritto, sarà obbligatoriamente più bassa e le nuove generazioni ringraziano. Pensateci.

Potrebbero nascere molte palestre ad hoc solo per fornire, o vendere, delle fatture (chiaramente false) di euro 800 all’anno in quanto è il massimo della deducibilità nel caso specifico. Ho detto palestre, ma potevo dire benzinai fino a euro 750, o altro ancora. In ogni caso, è probabile la nascita di un nuovo business di sopravivenza legato alla ricerca di scontrini fasulli allo scopo di dimostrare una spesa in Repubblica di 9.000 euro all’anno.

La riforma fiscale non si traduce unicamente nel prelievo forzoso del 6.61% circa al mese, ma occorre prendere in considerazione molte altre spese e, soprattutto, la riduzione/cancellazione di alcune cure sanitarie come quelle dentistiche. Per fare un unico esempio. Sono altre uscite che andranno a diminuire ulteriormente il reddito delle famiglie.

Fra qualche anno diventeremo tutti liberi professionisti o ditte individuali. In effetti, è un dato di fatto che, a brevissimo, la pensione pubblica non esisterà più (vedi la pensione complementare obbligatoria) e, visto il collasso del reddito accusato da questo mese, la protezione sociale del lavoratore di fatto non esiste già più. Sta scomparendo anche la mutua. In un futuro prossimo, i datori di lavoro cercheranno soltanto ditte individuali e non più dipendenti impegnativi che, come per quanto riguarda un normale fornitore, dovranno venire in contro incondizionatamente alle esigenze del cliente (datore di lavoro) con, come prime conseguenze, un forte calo del prezzo delle prestazioni professionali (la paga di ora) dovuto all’elevata e spietata concorrenza, la perdita di retribuzione nei periodi di malattia che non saranno più sostenuti dalla mutua pubblica (che toglie progressivamente l’assistenza) ed il rapporto potrà essere immediatamente annullato senza nessun preavviso. L’Eldorado per le aziende e la schiavitù per la classe bassa.
Da “bravo analista” le mie sono solo constatazioni obiettive. In fondo è tutto giusto. Il Governo proviene ed è stato eletto dal popolo che è Sovrano. Chi sa pero se anche i Re sbagliano?

Rip San Marino e non più Rep San Marino. Il paese che fu. La Storia se ne ricorderà.

Ps: dimenticavo, dal mio precedente scritto: cosa succederà all’andamento dei protesti residenti?

Cordialmente
Giovanni Maiani

giovedì 16 gennaio 2014

Protesti sammarinesi

Osserviamo oggi l’andamento storico dei protesti a San Marino.

Il numero totale dei protesti (residenti e non residenti) è passato dal 2007 al 2012 da 652 a 1001 unità realizzando un incremento del 53.53%, mentre l’importo complessivo è aumentato del quasi 51% da 5.35 a 8.07 milioni di euro. Interessante osservare che, mentre la tendenza del numero totale dei protesti è quasi costantemente ascendente, l’andamento del relativo importo totale evidenzia un movimento a “M” con dei massimi negli anni 2008 e 2011. Altra considerazione; dal minimo del 2008, il numero dei protesti residenti aumenta in modo preoccupante, ma il relativo importo tende a stabilizzarsi/diminuire e, nel 2012, è inferiore all’importo non residenti. Aumenta pertanto il numero dei protesti, ma cala l’importo. Come a dire, un numero sempre maggiore di residenti ha delle “piccole” difficoltà e questo non è di certo positivo.


 Nel 2007, il numero totale di protesti per il numero dei residenti era pari al 2.12% (ossia 652 protesti per 30792 residenti) e questo rapporto ha raggiunto nel 2012 il 3.083%. Invece, l’importo totale per il numero dei residenti è passato dai 17.360 euro del 2007 ai 24.848 euro del 2012.  


Ora ci focalizzeremo unicamente sui residenti e sul tipo di protesti.

Il numero dei protesti solo residenti è passato dalle 346 unità del 2007 alle 572 unità del 2012 con un rialzo di oltre l’82% con un incremento dunque decisamente superiore a quello complessivo pari al 53.53%. Il numero delle cambiali è raddoppiato nello stesso arco temporale da 128 a 276 unità, mentre gli assegni hanno avuto un incremento del quasi 44%. Nel 2012, i numeri delle cambiali e degli assegni protestati erano relativamente simili. A livello di importo, osserviamo nuovamente un movimento a “M”, ma vediamo che la maggior parte dei protesti riguarda degli assegni. Pertanto, il numero delle cambiali tende ad aumentare, ma la maggior parte dell’importo dei protesti, il 75.5% nel 2012, è costituito dagli assegni.


Sempre con riferimento l’anno 2007, il numero di protesti residenti per il numero dei residenti rappresentava l’1.12% rispetto all’1.76% del 2012. Mediamente per il numero di residenti, una cambiale residente protestata è pari 2736 euro rispetto agli 8431 euro di un assegno protestato. Nuovamente, nel 2012, il valore dell’assegno costituisce il 75.50% di un protesto medio pari a 11.167 euro. Doveroso precisare che nel 2007 una cambiale protestata era pari a 777.4 euro rispetto agli attuali 2736 euro; +252%.


Abbiamo dunque osservato brevemente che, a San Marino, nel periodo 2007-2012, il numero totale dei protesti è fortemente aumentato, mentre l’importo totale tende a stabilizzarsi o, per lo meno, ad aumentare ad un ritmo minore realizzando ovviamente dei picchi in corrispondenza delle crisi di mercato, vedi agosto-ottobre 2008 e maggio-agosto 2011. Tuttavia, per quanto riguarda unicamente il numero dei protesti residenti, l’aumento dell’82% è decisamente superiore a quello complessivo (53.53%), mentre l’importo medio per residente di un protesto è aumentato nel periodo di poco più del 21%. Fortunatamente, non disponiamo ancora dei dati completi per il 2013.

Ma una domanda sorge spontanea; cosa succederà all’andamento dei protesti residenti con l’attuale riforma tributaria sammarinese?

Da “bravo analista” sono, a dire poco, molto preoccupato per il nostro paese che francamente, aveva solo qualche infinitesimale probabilità di finire in quel modo. Che sia voluto?

Un rollover spettacolare. 

Cordialmente
Giovanni Maiani

domenica 12 gennaio 2014

Ftsemib – Rischio di pull back down

L’indice azionario italiano ha realizzato a metà dicembre 3 minimi consecutivi nell’area 17780/17748 per poi rimbalzare fino ai giorni nostri. In effetti, il Ftsemib ha guadagnato fino all’11.10% nel periodo indicato realizzando un nuovo massimo relativo dal picco del 22 luglio 2011.



Tuttavia, congiungendo i minimi ascendenti che hanno caratterizzato il 2° semestre del 2013 ricaviamo un supporto dinamico di breve/medio periodo, infranto lo scorso 2 dicembre, ma che ora incontra nuovamente le quotazioni dell’indice e, questa volta, in qualità di resistenza. Osserviamo di conseguenza il rischio di realizzazione di un pull back down che potrebbe lasciar spazio ad una presa di beneficio sull’azionario. Fondamentale di conseguenza la tenuta della sottile area di supporto individuata tra 19500 e 19300 circa il quale eventuale cedimento dovrebbe convalidare la possibile realizzazione della configurazione grafica messa in evidenza.

La “normale” analisi tecnica è attualmente fortemente compromessa e falsata dall’elevata liquidità che inonda i mercati, ulteriormente aumentata dopo il tapering americano, e dalla bolla speculativa sui titoli bancari per il calo dello spread. Sapete tutti quello che penso del calo dello spread e ricordo la mia precedente analisi dell’8 gennaio intitolata “Sfaccettature di verità”.

Stiamo ad osservare i prossimi movimenti di prezzo, ma l’indice azionario testa un’area potenzialmente molto importante. Operare sempre con lucidità e stop stretto.

Cordialmente
Giovanni Maiani

mercoledì 8 gennaio 2014

Sfaccettature di verità.

Leggiamo da qualche giorno commenti insopportabili quanto entusiastici sull’andamento dello spread italiano e la cosa preoccupante e che questi provengono, generalmente, dal Governo.

In effetti, sembra che il bel paese abbia risolto tutti i suoi problemi, sono state trovate risorse anche per la crescita (lavoro e imprese), le casse dello Stato hanno un po’ di respiro con il rendimento del decennale al di sotto del 4%, il Governo ha lavorato molto bene ed il mercato lo premia, lo spread a 200 bps non accadeva dal 2011...

Questa, in estrema sintesi, è quanto emerge dai giornali.

Io, invece, la vedo cosi.

Il calo dello spread non è assolutamente dovuto all’ottimo lavoro del Governo, ma ad una lunga serie di fatti che non hanno niente a che vedere. Un esempio significativo e attuale: L’andamento del rendimento del decennale tedesco che è passato dai primi di maggio 2013 ai giorni nostri dall’1.15% al 2% circa, mentre nello stesso arco temporale il rendimento del decennale italiano è rimasto sostanzialmente invariato dal 3.75% all’attuale 3.80% circa. Quindi il 3.80% di oggi non è come il 3.80% di maggio 2013. Non possiamo prendere in considerazione soltanto lo spread.

In effetti, in questa sede volevo attirare la vostra attenzione su altri aspetti fondamentali.

Il Governo prende in considerazione l’anno 2011 in quanto lo spread si è riportato al di sotto di 200 basis points interessanti proprio due anni e mezzo fa. Il grafico dello spread in alto evidenzia il livello di 200 bps, mentre la parte inferiore mostra il rendimento del decennale italiano al quale è stato tolto il valore dell’inflazione (ora +0.70%). Emerge immediatamente che il debito pubblico italiano sia molto più caro ora con il 3.34% circa rispetto al 2.17% di giugno 2011. E’ uscito proprio ieri il Cpi stimato nella zona euro pari a dicembre allo 0.80% in diminuzione dal precedente 0.90%.


Il rialzo dell’indice azionario italiano Ftsemib non è eventualmente imputabile al buon operato del Governo in quanto dovuto in gran parte all’enorme liquidità presente sui mercati grazie alle operazioni delle varie Banche centrali e, di recente, con il tapering Usa che favorisce una vera e propria fuga dai paesi emergenti per l’area euro. Italia inclusa. Piuttosto, ricordiamoci della continua diminuzione dei prestiti alle imprese (-5.90% a novembre) per non volere parlare anche del credito alle imprese per citarne solo uno, del -1.80% del Pil italiano a settembre rispetto al -0.40% della zona euro, del 12.50% del tasso di disoccupazione (il prossimo dato preliminare di novembre esce oggi), del 127% del rapporto tra debito pubblico e Pil, dell’improbabile -3% del rapporto deficit/Pil, dell’instabilità politica, del continuo aumento delle tasse. Sono anni che dico che il paese è fallito. Ora, la ciliegina sulla torta. Ho già scritto quello che pensavo delle agenzie di rating, ma visto che ci sono. Per Moody’s il debito pubblico del bel paese è un Baa2 come il Kazakistan ed il Perù. Per Fitch l’Italia merita un BBB+ come la Tailandia ed il Messico. Per S&P, il rating italiano è un BBB come la Colombia ed il Bahrein. Per l’Italia si usa comunemente, ed io in primis, la locuzione “bel paese”, ma non è certamente per la sua classe politica o per l’andamento dell’economia. Grazie lo stesso Dante.

Basta con gli autoproclami. Se uno ha lavorato bene non se lo deve dire da solo, ma deve attendere il feedback degli altri. Utilizzo appositamente da anni l’appellativo autoironico “bravo analista” perché qualora lo fossi, e non è detto, non me lo posso dire da solo, e come me, chiunque altro. Che senso avrebbe? Che valore avrebbe? Solo dal confronto si può osservare il proprio valore, non specchiandosi.

Pertanto, ribadisco, da “bravo analista”, se vogliamo dire che è tutto apposto perché lo spread è a 200 bps, va bene… ma ricordatevi, lo dicono loro.

Cordialmente
Giovanni Maiani

venerdì 3 gennaio 2014

L’Oreal – 2° parte

Il rettangolo da sfruttare – seguito.

Il 30 ottobre 2013 avevo pubblicato una semplice metodologia utile per sfruttare un movimento laterale.

Allora il titolo aveva appena generato un segnale di vendita.

Successivamente alla pubblicazione della precedente analisi, vedi i cerchi verdi, abbiamo osservato a metà novembre un segnale di acquisto dopo la realizzazione di un minimo relativo nell’area 122.50/120.50 seguito, proprio questo giovedì, da un segnale di vendita con il ritorno in corrispondenza dell’area 128.50/130.50.

Preciso, per onesta professionale, che il massimo di giornata è stato soltanto di 128.45 e non 128.50, ma questo scritto vuole soltanto evidenziare una metodologia semplice quanto efficiente per sfruttare una particolare conformazione grafica.

Cordialmente
Giovanni Maiani



L’Oréal – 2°partie

Un rectangle à exploiter – suite.

Le 30 octobre 2013 j'avais publié une simple méthodologie utile pour exploiter un mouvement latéral. 

Alors le titre avait à peine engendré un signal de vente. 

Successivement à la publication de la précédente analyse, voir les cercles verts, nous avons observé à mi novembre un signal d'acquisition après la réalisation d'un minimum relatif dans la zone 122.50/120.50 suivi, ce jeudi, d'un signal de vente avec le retour en correspondance de la zone 128.50/130.50.

Je précis, pour honnêteté professionnelle, que le maximum de journée était seulement de 128.45 et non de 128.50, mais cet écrit veut uniquement souligner une méthodologie simple et efficace pour exploiter une conformation graphique spéciale. 

Salutations
Giovanni Maiani

domenica 29 dicembre 2013

Garments

Il futuro: gli indumenti per bambini.

Il settore garments (indumenti) ha una correlazione mensile soltanto media sugli ultimi 14 anni rispetto al consumo personale totale ($10.766 Billions), anche se graficamente non si direbbe, ed il settore rappresenta il 2.56% del consumo personale totale.


Tale proporzione è stata relativamente stabile nel tempo e passa dal 2.39% di marzo 2001 al 2.64% di giugno 2008.


Il settore dei bambini ($19,6 Billions) rappresenta attualmente soltanto lo 0.18% del totale, ma osserviamo un’espansione ed una ripresa rispetto allo 0.12% del 1999. In valore assoluto la variazione è stata del 100.5% ($9,7 Billions). Inoltre, durante gli anni 2003/2007, inclusi, il comparto ha beneficiato di performance annue decisamente superiori rispetto a quelle del mercato di riferimento ed il coefficiente alpha mensile lo conferma ampiamente. Il comparto cresce e, potenzialmente, potrebbe fare ancora molto negli anni a venire.


Il settore degli uomini ($89,5 Billions) rappresenta lo 0.83% del totale in contrazione rispetto allo 0.95% del 1999. In valore assoluto leggiamo, tuttavia, un rialzo del 21.85% nel periodo di riferimento ($73,4 Billions). Il settore maschile cresce pertanto in soldoni, ma perde quote rispetto alla spesa personale totale. In proporzione della spesa, la gente spende sempre di meno per i vestiti maschili.


Il settore delle donne ($167,3 Billions) rappresenta l’1.55% della spesa totale in lieve aumento dall’1.45% del 1999. In valore assoluto, invece, il comparto è cresciuto del 49.82% durante gli ultimi 14 anni ($111,7 Billions). Emerge dunque una crescita del settore femminile sia in valore assoluto sia in quota della spese personale totale.


Tale ultimo grafico evidenza le quote dei settori bambini (7.08%), uomini (32.38%) e donne (60.54%) rispetto all’intera spese dedicata agli indumenti ($276,3 Billions). Questo conferma pienamente il calo della spesa dedicata al settore maschile rispetto all’aumento degli altri due comparti, soprattutto quello dei bambini.


Il settore delle donne è, e rimane, il core business per definizione, mentre la spesa dedicata ai bambini è in costante crescita anche se rappresenta ancora una parte modestissima della spesa personale totale. Il settore maschile fatica decisamente a tener il passo.

Felice anno nuovo a tutti.

Cordialmente
Giovanni Maiani

lunedì 16 dicembre 2013

Usd/Brl – Importante test

Usd/Brl – Importante test

Il dollaro Usa contro il real brasiliano evidenzia una divergenza tra il recente doppio massimo ascendente realizzato nel prezzo ed il doppio massimo discendente accusato nell’Rsi. Un’altra divergenza, inversa, si era verificata tra i precedenti mesi di settembre e di ottobre.
Inoltre, il biglietto verde testa un supporto dinamico di breve periodo situato a 2.32 real il quale eventuale cedimento dovrebbe coincidere con l’inizio di una fase discendente di breve/issimo periodo. Allo stesso modo, l’Rsi testa quota 50 che rappresenta un importante livello operativo.

Cordialmente
Giovanni Maiani



Usd/Brl – Test important

Le dollar américain contre le real brésilien montre une divergence entre le récent double sommet ascendant réalisé dans le prix et le double sommet descendant accusé dans le Rsi. Une autre divergence, inverse, s'était vérifiée pendant les précédents mois de septembre et d'octobre. 
En outre, le billet vert teste un support dynamique de brève durée situé à 2.32 real et l’éventuelle cassure de ce derniers devrait coïncider avec le début d'une phase baissière de courte période. De même manière, le Rsi teste le nivaux de 50 qui représente un important niveau opérationnel.

Salutations
Giovanni Maiani

mercoledì 11 dicembre 2013

Eur Kwr – Importante test

Eur Kwr – Importante test

L’euro nei confronti del won coreano sta nuovamente testando la resistenza dinamica di breve/medio periodo iniziata durante lo scorso mese di giugno e situata, al momento, a 1450 won circa.

In effetti, l’euro perde terreno sulla divisa sud coreana, ma potrebbe iniziare una fase di recupero in caso di superamento confermato del livello come sopra. Invece, il passaggio al di sotto di 1435 won circa dovrebbe costituire un nuovo segnale di indebolimento e favorire la realizzazione di un 4° massimo discendente ed il proseguimento della discesa verso 1420 won.

Ricordo che in questo momento salgono le tensioni in Asia ed in particolare tra Cina, Giappone e Sud Corea, mentre anche quest’ultimo paese ha appena ampliato la zona di difesa aerea. Possibili ripercussioni sui mercati valutari internazionali.

Cordialmente
Giovanni Maiani




Eur Kwr - test important

L'euro contre le won coréen est de nouveau en train de tester la résistance dynamique de court/moyen terme en être depuis le mois de juin denier, et située, actuellement, à 1450 won.

En effets, l’euro perd du terrain sur la monnaie sud-coréenne, mais il pourrait commencer une phase de reprise en cas de dépassement du niveau comme ci-dessus. Par contre, le passage en dessous des 1435 won environ devrait représenter un nouveau signal d'affaiblissement et favoriser la réalisation d'un 4° maximum descendant et la poursuite de la descente vers 1420 won. 

Ricordo che in questo momento salgono le tensioni in Asia ed in particolare tra Cina, Giappone e Sud Corea, mentre anche quest’ultimo paese ha appena ampliato la zona di difesa aerea. Possibili ripercussioni sui mercati valutari internazionali.

Je rappelle qu’en ce moment des tensions montent en Asie et en particulier entre la Chine, le Japon et la Corée du Sud, tandis que le dernier pays vient aussi d’étendre ça zone de défense aérienne. Possibles répercussions sur les marchés monétaires internationaux. 

Salutations.
Giovanni Maiani


lunedì 9 dicembre 2013

Ftsemib, Gann line & Speed line - 3

Presento oggi la terza ed ultima analisi relative al Ftsemib ed alle Gann line & Speed Line.

In effetti ricordo i precedenti scritti dei giorni 14 novembre e 29 novembre.

Riporto brevemente quanto evidenziato durante il nostro ultimo appuntamento:

“
I giorni 4/5 dicembre: 18830/50
Il giorno 23 dicembre: 19250 circa.
Il giorno 2 gennaio: 18320/50.
…
Ovviamente, l’intero tracciato delle line evidenziate funge da supporto o da resistenza a secondo del proprio posizionamento in relazione al prezzo.
“

Vediamo ora il grafico aggiornato (anche se i livelli sono sempre validi).


Anche se il livello non è stato centrato i giorni 4/5 dicembre, è chiaro che il cedimento della Speed abbia preceduto una correzione dell’indice che è poi rimbalzato a seguito del test di una Gann. Il tracciato delle line si è rivelato pertanto molto prezioso, in questo caso, come supporto.

Lascio, come sempre, a voi giudicare la validità delle studio e delle Gann line & Speed line.

Da “bravo analista” volevo soltanto dimostrare durante questi 3 appuntamenti quello che ribadisco da circa 20 anni; ossia l’utilizzo mirato di un numero ridotto di line. Siamo tutti diversi ed ognuno di noi è predisposto per alcuni metodi e non per altri. Scegliamo pertanto, e soltanto, il metodo che meglio ci si addice, in quanto non esiste una formula magica, e cerchiamo di sfruttarlo al meglio ed in modo non invasivo.

Cordialmente
Giovanni Maiani

giovedì 5 dicembre 2013

World Nominal Gdp

Qualche giorno fa mi è venuta la curiosità di analizzare il Pil nominale storico dei vari paesi e di cercare il numero di paesi al di sopra, e quindi al di sotto, della relativa media mondiale.

Procedimento:
Ho sommato i dati relativi al Pil nominale annuo di 78 paesi (nel 1962 i paesi con dati disponibili erano 51) realizzando un Pil nominale mondiale attendibile anche se parziale che, tuttavia, rispecchia tra il 90 ed il 97% quello ufficiale. Calcolo quindi la media dei dati disponibili ed individuo il collocamento dei vari paesi rispetto ad essa.


Il grafico mostra un numero tendenzialmente ascendente di paesi che hanno un Pil nominale al di sopra della media mondiale (media semplice e non ponderata).

Apparentemente, la rappresentazione grafica dei risultati sottolinea che un numero sempre più elevato di paesi si stava arricchendo, ma è inverosimile. I dati non possono essere immediatamente interpretati in quanto il peso relativo dei vari paesi è molto diverso.


Inoltre, da uno studio più accurato (o meno superficiale) è emerso che il peso percentuale del Pil degli Usa (scala di sinistra) rispetto a quello mondiale è ovviamente molto elevato in quanto parliamo della 1° economia del pianetto, ma diminuisce costantemente ed in modo considerevolmente dal 2001 passando dal 32% al 22% circa del 2012. Allo stesso modo il Pil nipponico indietreggia in percentuale sul totale dal 1995 a favore di una crescita di quello cinese dall’inizio degli anni ‘90.


Escludendo i dati del Pil Usa dal conteggio del Pil mondiale emerge che il numero dei paesi con un Pil al di sopra della media mondiale è praticamente stabile nel tempo e pari a 16/17 circa. Ora ci siamo.

Di conseguenza, è evidente che l’eccessivo peso del Pil nominale americano e, di conseguenza, la sua dinamica condiziona considerevolmente il Gdp nominale mondiale, e quindi la sua media semplice.

Preciso che, da “bravo analista”, la mia è stata una pura curiosità in quanto calcolare la media mondiale semplice del Gdp nominale non ha assolutamente senso visto la disparità dei dati. E’ importante quindi sottolineare qualche altro indicatore statistico che meglio definisce la serie storica. In particolare, il primo quartile rappresenta soltanto lo 0.10% del Pil nominal mondiale, la mediana appena lo 0.35% ed il 3° quartile con difficoltà lo 0.84%. Ora ha più senso dire che il Pil cinese rappresenta l’11.62% del totale in quanto riusciamo a collocarlo in modo più efficiente tra i 78 paesi della nostra selezione. A comprova della quasi eterogeneità dei dati, la somma del Gdp dei primi 5 paesi (Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia) rappresenta il 50.07% del Pil mondiale…

Lo studio è utile al fine di ribadire una cosa ovvia, ma per tale motivo spesso sottovalutata. Ossia tirare delle conclusioni troppo in fretta, in molti casi per mancanza di tempo, è controproducente ed induce in errore. Spesso si sente, per esempio, che il mercato azionario ha chiuso la giornata invariato, ma in molti casi, si sorvola il fatto che nell’intraday è passato magari da un -2% ad un +1% per poi chiudere in pari. C’è una bella differenza…

L’abito non fa il monaco.

Cordialmente
Giovanni Maiani