giovedì 29 agosto 2013

Pericoli all’orizzonte.

Il mese di agosto tende a concludersi e con lui finiscono progressivamente anche le ferie estive.

Visto che un male non viene mai da solo, emergono molti segnali di pericoli all’orizzonte. Vediamone alcuni.

In primis, l’instabilità politica italiana peggiora ulteriormente la brutta figura che fa il bel paese, uno dei più belli al mondo, a livello internazionale.

Per rimanere in tema, si continua a prendere in giro il comune mortale. Possibile che non capisca? Hanno annunciato oggi mercoledì di togliere l’Imu ed annunciano per gennaio la nascita della “service tax”. Ricordo il mio articolo del 24 luglio scorso intitolato “Ed io pago”. Nell’ultima riga avevo scritto: “Infine, ricordatevi che difficilmente una nuova tassa verrà successivamente cancellata senza qualche semplice artificio contabile.“.

Probabilmente, entro poche ore, inizierà la guerra contro la Siria con effetti pessimi, e già evidenti, sui prezzi delle materie prime. Ricordo che il gasdotto che arriverà in Europa transiterà proprio dalla Siria.

Il prossimo 4 settembre c’è il Beige book della Fed sull’economia americana.

Il 5 settembre la Bce e la Boe si riuniranno per decidere sui tassi.

I giorni 4 e 5 settembre ci sarà il G20.

Il 18 settembre si terrà la riunione della Fed.

Il 22 settembre ci saranno le elezioni in Germania.

Entro poche settimane gli Usa dovranno innalzare ulteriormente il tetto del debito (debt ceiling) per non andare in default.

E cosi via…

Allo stesso modo di un cartello stradale che preannuncia un possibile pericolo è sempre doveroso tener ben in mente alcuni eventi in grado di condizionare i mercati internazionali. Anche perché occorrono generalmente diverse buone notizie per fare crescere in mercato in un’ottica di medio periodo ed ne basta spesso una sola per farlo crollare.

Osserviamo ora l’indice americano Sp500 a livello mensile.

L’indice ha realizzato una lunga serie di massimi storici, gli ultimi pochi giorni fa a quasi 1710 dollari, mentre l’Rsi 14 genera un segnale potenzialmente negativo qualora venisse confermato. In effetti, l’oscillatore ha appena completato la realizzazione di un terzo massimo discendente in corrispondenza di un’importante resistenza dinamica ricavata congiungendo i primi due picchi realizzati nel 1996 e nel 2007. Vedi grafico. Inoltre, tende a completare l’uscita dalla zona di ipercomprato individuata tra 70 e 100, ora siamo a 67 circa. Infine, sta per testare un supporto dinamico ricavato da un doppio minimo ascendente realizzato tra il 2009 ed il 2011 e situato attorno a quota 65.



L’Rsi mensile potrebbe quindi generare ben presto un segnale ribassista e precedere una fase di inversione ribassista nell’indice Sp500.

Tuttavia, lo scenario puramente tecnico non è ancora compromesso e rimane lo spazio per un ritorno dell’Rsi al di sopra dello strategico 70. Colgo l’occasione per ricordare che il superamento di 70 viene spesso accompagnato da una fase di accelerazione rialzista di brevissimo periodo nel sottostante da sfruttare in un’ottica di strettissimo trading. Viceversa in caso di cedimento di 30.

Oggi ho semplicemente cercato di attirare la vostra attenzione sulla pericolosità del momento.

Per concludere, da “bravo analista”, sottolineo che la volatilità storica dello Sp500 è relativamente bassa. Questa generalmente aumenta con un calo del sottostante… Attenzione quindi.

Di seguito un esempio della formula per il calcolo della volatilità a 30 giorni per Metastock: Std(Log(C/Ref(C,-1)),30)*Sqrt(365)*100, mentre il calcolo a 10 settimane sarebbe: Std(Log(C/Ref(C,-1)),10)*Sqrt(365/7)*100.

Cordialmente
Giovanni Maiani

martedì 27 agosto 2013

I Governi d’Italia.

Questa notte mi sono divertito ad elaborare graficamente i Governi dell’Italia che si sono susseguiti durante gli ultimi 70 anni.

Il grafico accanto presenta in orizzontale i mesi ed in verticale i vari Governi ai quali ho contrassegnato un numero. Vedi la legenda. I dati sono ricavati dal sito ufficiale http://www.governo.it.


Emerge immediatamente come alcuni Governi vengono riproposti in varie occasioni (basta pensare ai Governi Fanfani, Andreotti o De Gasperi) e, con una semplice retta di regressione, osserviamo durante gli ultimi anni un rallentamento della fase ascendente dovuto ad una minore rotazione dell’incarico di “premier”.

Lascio a Voi decidere se è un bene o un male. La mia è soltanto un’osservazione tecnica.

Tuttavia, la scarsa stabilità della politica italiana non è un segreto per nessuno. In 70 anni si sono susseguiti 68 Governi che durano mediamente 374 giorni. Vanno dai 17 giorni del VII Governo De Gasperi (16/07/53 – 02/08/1953) ai 1412 giorni del Governo Berlusconi (11/06/2001 – 23/04/2005). Attualmente, il Governo Letta inizia il suo 121° giorno.

A questo punto, da “bravo analista”, non capisco tutti questi ricatti che minacciano una possibile caduta del Governo. Sono 70 anni che non regge. Perché dovrebbe farlo ora?

Si legge una grave mancanza di onesta intellettuale da parte di chi dovrebbe dare l’esempio. Poi ci chiediamo come mai il Pil italiano perde il 2%?

Non occorre confondere la politica (dunque il bene di un paese) con gli affari personali.

Cordialmente
Giovanni Maiani

mercoledì 24 luglio 2013

Ed io pago.

Vi presento di seguito alcune misure di austerità addotte in giro per il mondo.

Ritengo a precisare che gli esempi elencati sono stati presi a caso nella rete dopo una semplice ricerca, ma tenevo ad avere delle indicazioni per vari paesi.

-         Settore pubblico colpito dai tagli a stipendi e pensioni. Un tetto agli stipendi dei deputati e dei senatori. (Argentina – 2001)
-         Aumento delle tasse e welfare decisamente ridotto (Irlanda – 2010).
-         Fondi pensione privati congelati fino al 2014, contributi pensione aumentati al 10% e libertà di scelta dei fondi pensioni privati. (Ungheria – ottobre 2010).
-         “Circa duemila dipendenti statali perderanno il posto entro gennaio, quelli che resteranno vedono scomparire tutti i bonus extra, le pensioni subiranno tagli fino al 25%, gli stipendi speciali (polizia magistratura, diplomatici, medici e docenti universitari) caleranno del 27%. I tagli riguardano anche la salute, le persone vedranno scomparire la previdenza sociale, che sarà sostituita con una non chiarissima indennità calcolata in base al reddito.” (www.agoravox.it Grecia – novembre 2012).
-         “La nuova riforma spagnola prevede una riduzione del numero degli enti pubblici e un drastico taglio dei consiglieri comunali, del 30%, un taglio delle tredicesime e delle ferie per i dipendenti pubblici ed un aumento dell’Iva al 22% entro luglio 2013…. La manovra 'lacrime e sangue' toccherà anche il mercato del lavoro dei contratti a tempo determinato. I datori di lavoro potranno licenziare senza giusta causa in cambio di un indennizzo di 20 giorni per anno lavorato (contro i 45 attuali) se l'azienda è in perdita da almeno 6 mesi. (www.lindro.it Spagna – marzo 2013).
-         “Il governo aumenta l’ammontare delle ore di lavoro settimanali nel settore pubblico, da 35 a 40, rinegozia al ribasso la tabella degli stipendi e riduce i giorni di ferie. E non solo: lo Stato si appresta a mandare a casa 30 mila dipendenti nei prossimi tre anni”. Inoltre “… i pensionati percepiranno meno soldi e si entrerà in pensione un anno più tardi del previsto, a 66 anni.”. (www.ilfattoquotidiano.it Portogallo – maggio 2013).
-         Aumento dell’imposta sulle transazioni finanziarie da 0,3 a 0,6% e sui versamenti bancari da 0,2 a 0,3%. (Ungheria – giugno 2013).
-         Via libera al licenziamento o alla cassa integrazione di circa 25mila dipendenti statali, specialmente agenti della polizia municipale ed insegnanti. (Grecia - luglio 2013).
-         Imu, Iva al 22%, Ires, tassa sui rifiuti, ticket sanitari,… (Italia – discussione in questo momento).
-         Patrimoniale e riforma tributaria (San Marino – discussione in questo momento).
e ancora
-         Haircut e ristrutturazione del debito pubblico, nazionalizzazioni, introduzione delle imposte patrimoniali su beni immobili in vari paesi.

L’elenco sarebbe lunghissimo, ma quanto riportato rende l’idea.

Tutto quello che viene attuato in giro per il mondo, ribadisco che l’elenco non è assolutamente esaustivo ed unicamente indicativo, serve principalmente a reperire liquidità immediata spremendo la gente che ha sempre pagato (per esempio i dipendenti) o derubando coloro che non possono ribellarsi (per esempio gli obbligazionisti).


La gente sarebbe anche disposta a fare dei sacrifici, ma se ci sono delle manifestazioni è perché il problema è altrove e non viene, guarda a caso, neanche sfiorato.

In effetti, come capita nella maggior parte dei casi, chi ha prodotto una situazione difficile non viene mai penalizzato. Ovviamente questo vale soltanto per i governanti di certi paesi e gli amministratori facoltosi e spregiudicati di alcune aziende. No di certo per un comune mortale che deve sempre pagare fino all’ultimo per rimediare ad un suo impegno, che sia un prestito o un qualche sbaglio. Vi vengono in mente il nome di qualche azienda?

Quindi, che cosa è accaduto a San Marino e di chi è la colpa? Di qualcuno sarà obbligatoriamente e, visto che ci sono delle conseguenze, non si può cancellare il passato o fare finta di nulla.

Questo è un rompicapo che il comune mortale vuole vedere risolto.

Quando il sentimento di giustizia verrà appagato o ripristinato agli occhi del comune mortale questo farà la sua parte di sacrificio per il proprio paese, senza obiettare, sapendo che chi ha sbagliato sta già pagando e che il suo sacrificio permetterà l’uscita dalla crisi ed aprirà la porta alla crescita.

Diversamente, se il comune mortale verrà spremuto come di solito senza sapere di chi è la colpa cresceranno ovviamente i disordini civili ed i conflitti tra classi sociali (privato vs pubblico, dipendenti vs lavoratori autonomi) che portano obbligatoriamente all’esasperazione. E’ ovvio.

I tempi attuali sono difficili e la crisi si fa sentire. Ricordo la mia analisi del 14 ottobre 2012 (ripresa il 14 novembre 2012) intitolata “Wef: Global Risks 2012” dove sottolineavo il rischio di disordini sociali evidenziati dal Wef. Solitamente non scrivo a caso. I tempi sono cambiati e la gente è allo stremo.

Da “bravo analista” prima di continuare a spremere i dipendenti e le classi più deboli che hanno sempre pagato andrei in primis a chiedere i conti ad altri. Quindi non dobbiamo ancora parlare della riforma tributaria e chiedere quanto? E’ controproducente e ci allontana dalla soluzione. Dobbiamo invece pretendere di sapere perché e per chi?

Infine, ricordatevi che difficilmente una nuova tassa verrà successivamente cancellata senza qualche semplice artificio contabile. 

Cordialmente
Giovanni Maiani

lunedì 22 luglio 2013

A ridere.

Oggi, voglio raccontarVi 2 barzellette. Scegliete quella che fa più ridere.

1° Barzelletta

Un tale va dal suo medito e dice: Dottore, dottore, soffro di amnesia.
Il medico chiede: Da quanto tempo?
Quel tale risponde: Da quanto tempo che cosa???

2° Barzelletta

Il giorno 18 luglio Moody’s conferma la tripla A agli Usa migliorandone l’outlook da “negativo” a “stabile”.

Al più tardi, durante la prima metà dello scorso mese di giugno, sono usciti i primi accenni relativi ad un possibile default di Detroit (Usa), ma solo in America. Quindi la cosa era ben nota negli Usa da non meno di un mese e mezzo, ma non da noi. Da una mia ricerca il fenomeno è esploso in Italia solo il 18/19 luglio. Quindi Detroit fallisce.

Il giorno 19 luglio S&P abbassa il rating di Detroit a CC dopo la richiesta di fallimento.

Il giorno 16 luglio alle ore 06.44, invece, avevo pubblicato un’analisi intitolata “Efficienza del rating” nella quale avevo scritto ‘… ma da “bravo analista” osservo una scarsa reattività ed una limitata efficienza dei rating.’.

Da “bravo analista” penso che una delle due barzellette sia quasi triste da quanto fa ridere.

Cordialmente

Giovanni Maiani

Importante test di un supporto.

Osservando il composite tra l’indice generale Stoxx Europe 600 ed il relativo indice bancario emerge immediatamente il multiplo test di un importante supporto dinamico che sostiene il trend ascendente di lungo periodo che ha caratterizzato gli ultimi 7 anni. 



In effetti, dalla primavera del 2007, all’eccezione dei periodi (marzo 2009 - agosto 2009) e (luglio 2012 - gennaio 2013), abbiamo osservato una relativa debolezza del comparto bancario nei confronti di quello generale, mentre da qualche mese leggiamo un difficile e multiplo tentativo di ripresa dell’indice settoriale. Inoltre, notiamo che tra il 23 luglio 1993 ed il 22 luglio 2013, la variazione percentuale normalizzata mostra una performance di +160% per l’indice generale e di +44% per l’indice settoriale. In data 10 ottobre 2008, le performance di entrambi erano identiche e l’allargamento è iniziato da allora.

Attualmente, viene definita un’area di relativa neutralità tra 1.68/7 e 1.82 al di sotto della quale assisteremo probabilmente ad un rafforzamento dell’indice bancario su quello generale, e viceversa in caso di superamento di 1.82.

E’ difficile ipotizzare l’esito del test di un supporto tecnico cosi importante, anche perché il settore bancario è duramente colpito dalla crisi e fortemente influenzabile da molti fattori come i tassi o l’Unione bancaria europea…, ma è probabile il prossimo recupero del comparto sull’indice generale in caso di cedimento confermato di 1.67.

L’obiettivo di questo posto è unicamente quello di attirare la vostra attenzione sull’importanza dell’attuale test.

Cordialmente
Giovanni Maiani

martedì 16 luglio 2013

Efficienza del rating.

Si parla molto dal 2008, ossia dal fallimento/scandalo della Lehman Brothers, dei rating in genere (sovrani o corporate) e della validità degli stessi. Durante le ultime settimane abbiamo assistito a molte polemiche al riguardo.

Oggi, da “bravo analista”, voglio osservare con un occhio critico, ma obiettivo il rating sovrano italiano delle principali 3 agenzie ossia Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.

Procedimento:
Voglio confrontare graficamente e statisticamente i vari rating rispetto ad alcuni strumenti come il rendimento del decennale italiano ed il cds Italia e, di conseguenza, il modo migliore è quello di assegnare un numero ad ogni rating. La tabella accanto mostra i 10 rating investiment grade delle 3 agenzie ed il relativo numero assegnato. Per esempio il rating migliore, ossia la AAA, ha un valore 1, mentre l’ultimo livello degli investiment grade (ossia Baa3 per Moody’s e BBB- per S&P e Fitch) corrisponde al 10. Pertanto, più il numero di riferimento è elevato maggiore è l’indicazione del rischio e quindi peggiore è il rating.


Rating sovrano dell’Italia
Osserviamo immediatamente che il rating sovrano italiano nel mese di ottobre 1986 fosse AAA per Moddy’s (l’unico rating disponibile all’epoca). Pertanto il paese era ritenuto molto affidabile. Evidente poi una lunga fase di relativa calma piata che va dal mese di ottobre 1991 al mese di agosto 2011 (anche se S&P aveva abbassato il rating da AA- a A+ nel mese di ottobre 2006) seguita da una corsa a chi declassava prima di rating sovrano italiano. In effetti, attualmente il rating è al penultimo livello degli investiment grade e ha un valore pari a 9 su 10 nella nostra elaborazione.
La prima considerazione è che dal 1991 al 2011 i rating sono cambiati relativamente poco muovendosi all’interno di 2 o 3 notch (livelli).
La seconda considerazione è che dal mese di agosto 1994 (da questa data abbiamo il rating delle 3 agenzie) a questo fine settimana la correlazione sull’intero periodo tra il rating di Moody’s e quello di S&P è pari a quasi 55, quello tra Moody’s e Fitch di 88 e tra quello di S&P e Fitch di 78. Questi dati confermano la semplice osservazione del grafico accanto.
 

Rendimento percentuale del Btp a 10 anni e rating Italia
1)      Generalizzando, un paese molto rischioso fatica a reperire liquidità e, di conseguenza, dovrà offrire un maggiore rendimento obbligazionario in modo di apparire appetibile in quanto a rischio elevato corrisponde un interesse superiore. Il grafico attira la nostra attenzione sul fatto che dal 1995 (quando il rendimento del Btp era del 12% circa) alla fine del 1998 (3.30% circa) abbiamo osservato teoricamente una diminuzione della percezione della rischiosità del paese Italia, ma i rating sono rimasti relativamente stabili. Allo stesso modo, il rendimento è raddoppiato nel periodo febbraio 2005 – luglio 2011 con relativa indifferenza dei rating.
2)      Non è stato voluto, ma è interessante osservare graficamente che nel periodo 1999-2011 circa i rating sono stati a lungo stabili in corrispondenza dei valori 3, 4 e 5 che corrispondono sia al rendimento reale in forma percentuale del Btp sia ai rating Aa2, Aa3 e A1 per Moody’s (AA, AA- e A+ per S&P e Fitch) come se questi fossero supporti e resistenze statiche. La metodologia di calcolo del rating potrebbe essere stata cambiata durante gli ultimi 2 o 3 anni.


Cds sovrano dell’Italia a 5 anni in dollari e rating Italia
Il Cds (Credit default swap è una misurazione del rischio di credito utilizzata anche come copertura creditizia) ha dovuto superato quota 450 circa per S&P e 500 circa per Moody’s e Fitch prima di poter generare un peggioramento dei rating che passano dai nostri livelli 3/5 a 6/8.
Sarebbe stato bello, invece, osservare un peggioramento dei rating già durante la metà del 2011 quando il Cds è tornato stabilmente al di sopra dell’area 200/250 circa che corrispondeva, allora, anche al massimo storico. In questa occasione, quello tedesco superava quota 60.


Indice azionario Comit storico e rating Italia
Può sembrare singolare confrontare l’andamento dell’azionario ed il rating sovrano di un paese, ma se investo X nell’obbligazionario questo X non posso investirlo nell’azionario, e viceversa. La scelta dell’indice Comit storico è dovuta alla lunghezza della serie storica.
Anche in questo caso non osserviamo nessuna reazione nei rating quando l’azionario è passato dal 365 di ottobre 1992 al massimo del 2000 di 2182, e viceversa varie volte. I rating si sono “agitati” solo dal 2011.


Gdp e rating Italia.
Negli anni 2004/2006 il Gdp (Pil) italiano, ossia l’economia, avanzava, mentre i rating di S&P e Fitch sono peggiorati rispettivamente da AA- a A+ e da AA a AA-.


Disoccupazione e rating Italia.
Nello stesso periodo, quindi gli anni 2004/2006, abbiamo osservato un calo del tasso di disoccupazione da 8.20% a 5.90% accompagnato dal peggioramento del rating.


Cpi e rating Italia.
Osserviamo che l’inflazione passa dal 3.8% allo 0.2% (settembre 2009 – settembre 2009) in un anno e non influisce sul rating sovrano.


Produzione industriale e rating Italia.
Il grafico trimestrale della produzione industriale ci ricorda ovviamente quello del Gdp e, anche in questo caso, un passaggio da 2.6% a -25.9% della produzione avvenuto nel periodo settembre 2007 – marzo 2009 non comporta nessuna reazione dei rating.


Debito / Gdp e rating Italia.
Ci si poteva aspettare ad un peggioramento del rating già negli anni 2008/2009, mentre questi sono peggiorati molto più tardi.


Variazione percentuale del debito pubblico e rating Italia
Dal 1992 al 1996 il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre il 33%, mentre la reazione dei rating è stata relativamente limitata.


Deficit / Gdp % e rating Italia.
Dal 1993 al 2000 il rapporto tra il deficit ed il gdp è passato da -9.5% a -0.8% con relativa indifferenza dei rating.


Deficit pubblico cumulato / Gdp % e rating Italia.
Non osserviamo visivamente nessuna relazione tra il deficit cumulato ed il rating sovrano italiano e l’indice di correlazione lo conferma ampiamente.


Abbiamo analizzato molto rapidamente ed in modo decisamente approssimativo il rating sovrano italiano delle 3 agenzie di riferimento ed una dozzina di indicatori economici/finanziari e, a prima vista, la correlazione tra i rating e l’andamento reale del paese Italia è relativamente bassa.

Sono certo che non è facile elaborare un rating sovrano in quanto occorre prendere in considerazione una lunga serie di parametri fondamentali, ma da “bravo analista” osservo una scarsa reattività ed una limitata efficienza dei rating. A conferma della mia tesi osserviamo che gli effetti del cambiamento di rating sul mercato sono spesso effimeri quando va bene. Vedi il nulla di fatto dopo il recente downgrade francese.

Ricordo che negli ultimi giorni l’Italia è stata declassata da Standard & Poor’s, la Francia ha perso venerdì la AAA di Fitch e la stessa agenzia ha declassato, poche ore fa, il fondo salva Stati da AAA a AA+, mossa relativamente scontata dopo il declassamento francese.

Dopo l’ultima triste vicenda, colgo l’occasione per comunicarvi che, secondo me, a Dio non piace farsi insultare quando va in giro con il suo vestito da sera. La conclusione del mio precedente post ossia “…fate proseguire gli studi ai figli…” è purtroppo azzeccata con pochi giorni di anticipo. Avere una laurea non implica obbligatoriamente di essere intelligente. Cultura ed intelligenza non risiedono sempre nella stessa persona. L’uomo è proprio un piccolo animale. Io non ho parlato molto bene dei rating, ma ci vuole rispetto a prescindere. A maggiore ragione nei confronti di un essere umano.

Cordialmente
Giovanni Maiani

lunedì 8 luglio 2013

L’importanza della ricerca.

Ci siamo lasciati lo scorso 27 marzo, il tempo vola, con l’articolo “Occhio all’orizzonte.” dove evidenziavo dei livelli tecnici, appunto orizzontali, di supporto e/o di resistenza probabilmente strategici per le settimane a venire. La semplice analisi contemplava la relazione tra l’indice italiano Ftsemib ed il rendimento del Btp decennale e concludeva con: “In ogni caso, l’osservazione di un mercato genera obbligatoriamente informazioni utili per intervenire su un altro comparto finanziario.”.

Vediamo che cosa è accaduto.

Nel primo paragrafo relativo all’indice azionario italiano alludevo all’area di supporto di 15500/15000 euro. Vedi: “L’indice azionario italiano viene poi individuato in uno stato di equilibrio precario, mentre interessa pericolosamente l’area di supporto individuata tra 15500 e 15000 euro.”.
Pochi giorni dopo l’uscita dell’analisi, l’indice realizzò un minimo relativo a 15061 euro dal quale è rimbalzato di oltre il 17% prima di riportarsi nuovamente in corrispondenza dell’area 15500/15000 (realizzata una serie di minimi a 15023/14901) confermando pienamente, in 2 occasioni, la validità di questa ultima.


Nel secondo paragrafo facevo riferimento al rendimento del Btp decennale evidenziando alcuni livelli storicamente importanti, raggiunti i quali, avevamo spesso assistito ad un cambiamento di trend. Vedi: “Osserviamo ora il rendimento medio del decennale italiano e ovviamente, anche in questo caso, emergono livelli statici storicamente importanti, vedi per esempio il 4.30%, il 4.60% ed il 4.90% circa.”.
Il giorno dopo la pubblicazione del precedente report, il 28 marzo, abbiamo assistito alla realizzazione di un massimo relativo a 4.859% (appena sotto il 4.90% circa evidenziato) seguito da un calo del rendimento fino al minimo di 3.67% di inizio maggio. Successivamente abbiamo osservato un’inversione di tendenza che ha nuovamente portato il rendimento del Btp decennale a quota 4.932% il 26 giugno scorso. Anche in questa occasione, nell’arco di circa 3 mesi, il rendimento del decennale italiano ha confermato l’importanza del livello psicologico del 4.90% circa.


Nel terzo paragrafo avevo analizzato il rapporto tra il Ftsemib ed il rendimento del Btp a 10 anni ricavando nuovamente qualche particolarità grafica utile per anticipare un rafforzamento di un comparto nei confronti dell’altro. Vedi: “Tra questi leggiamo un supporto a 3200 ed una resistenza a 4200…”.
Puntualmente, il giorno dopo, abbiamo assistito alla realizzazione di un minimo relativo a quota 3212 seguito da un rialzo fino 4519 e viceversa fino 3100. Ancora una volta, il mercato ha confermato che in stretta corrispondenza di 3200 e nelle immediate vicinanze di 4200 qualche cosa accade a livello psicologico e, di conseguenza, sui mercati finanziari.


I livelli indicati alla fine dello scorso mese di marzo si sono dimostrato molto efficienti e decisamente validi durante le successive settimane e non poteva essere diversamente. In effetti, ricordo quanto scritto precedentemente nell’introduzione: “… determinati livelli operativi rimangano più o meno impressi nella mente degli operatori.”. Pertanto l’esito era in gran parte scontato.

Che cosa voglio dirVi oggi?

Magari, questa volta, la conclusione non è prevedibile.

Da “bravo analista” penso, anzi sono certo, che occorre favorire la ricerca sotto ogni forma ed ogni settore in quanto, senza ricerca, non c’è futuro. Meglio cercare e non trovare che non tentare affatto anche perché, spesso, cercando una cosa se ne trova un’altra e, di conseguenza, la ricerca non è mai vana. Che cosa sarebbe successo senza le ricerche di Pasteur? Colombo cercando le Indie ha trovato l’America. Avrebbe sbagliato, ma va pure bene lo stesso.

Quindi occorre investire tempo e risorse nella ricerca e nell’educazione in generale se non vogliamo essere superati. Anche perché gli altri lo fanno… Che si tratti di uno Stato o di un’azienda il discorso è lo stesso. Infine, ora che siamo in crisi fate proseguire gli studi ai figli perché se escono ora nel mondo del lavoro si troveranno in grandi difficoltà. Passata la crisi avranno probabilmente più possibilità di farcela anche perché saranno maggiormente preparati.

Cordialmente
Giovanni Maiani

mercoledì 27 marzo 2013

Occhio all’orizzonte.

L’analisi tecnica presuppone che gli stessi analisti/trader operino sul mercato per 5, 10 o più anni e che, di conseguenza, determinati livelli operativi rimangano più o meno impressi nella mente degli operatori. Per alcuni perché il raggiungimento, superamento o cedimento di un livello ha fatto guadagnare soldi, per altri perché ha fatto perdere soldi. Altri ancora hanno mancato un’opportunità per fare soldi allorché gli ultimi si sono risparmiati un falso segnale e dunque una potenziale perdita di denaro. Ciò spiega, in parte, l’importanza ed il perché delle resistenze e dei supporti statici (l’orizzonte).



L’indice Ftsemib ha realizzato dallo scorso 8 marzo una serie di massimi relativi in corrispondenza di quota 16250 prima di indietreggiare parzialmente confermando la validità dell’area situata nelle immediate vicinanze di tale ultimo livello. Lo stesso 16250 circa è stato utilizzato come supporto durante le prime due decade dello scorso mese di febbraio, nonché come resistenza all’inizio del mese di dicembre e nella metà del mese di ottobre 2012. Non sottovaluteremo dunque il recente massimo relativo. Parentesi; l’indice azionario italiano viene poi individuato in uno stato di equilibrio precario, mentre interessa pericolosamente l’area di supporto individuata tra 15500 e 15000 euro.


Osserviamo ora il rendimento medio del decennale italiano e ovviamente, anche in questo caso, emergono livelli statici storicamente importanti, vedi per esempio il 4.30%, il 4.60% ed il 4.90% circa. Come è logico che sia, varie inversioni di tendenza nel rendimento del decennale si traducono in un’azione di senso inverso nell’azionario. Vedi per esempio il minimo relativo del rendimento del decennale nel mese di marzo 2012 ed il massimo relativo del Ftsemib. Allo stesso modo alla fine dello scorso mese di gennaio.


Infine, l’ultimo grafico ci propone il rapporto tra l’andamento del Ftsemib ed il rendimento del decennale obbligazionario. L’investitore cerca di rendimento dove c’è e questo semplice composite può aiutarci nella ricerca. Nel medio/lungo periodo, emerge immediatamente il superamento di una resistenza dinamica avvenuto durante lo scorso mese di settembre 2012 che ha portato alla realizzazione di un massimo relativo a fine gennaio (vedi le due righe verticali blu su grafico precedente), mentre anche qua emergono alcuni livelli statici particolarmente interessanti. Tra questi leggiamo un supporto a 3200 ed una resistenza a 4200, mentre proveniamo dal test del massimo relativo di metà marzo 2012 a 3550 circa. Ne deriva che l’eventuale cedimento di 3200 potrebbe indicare un indebolimento dell’azionario di fronte ad un aumento del rendimento del decennale italiano o, per lo meno, ad un minore indebolimento di questo ultimo. L’inverso di quanto accaduto nel periodo settembre 2012 – gennaio 2013.

Vedremo nei giorni a venire se alcuni dei livelli statici evidenziati si dimostreranno nuovamente validi e se, ancora una volta, noteremo delle divergenze nell’azionario e nell’obbligazionario. Da “bravo analista” penso che sarà ovviamente cosi, ma la cosa è molto interessante a fini previsionali e/o di studio. In ogni caso, l’osservazione di un mercato genera obbligatoriamente informazioni utili per intervenire su un altro comparto finanziario. E come potrebbe essere diversamente?

L’occasione mi è particolarmente gradita per augurare a tutti Voi e famiglia una buona Pasqua cristiana.

Cordialmente
Giovanni Maiani

domenica 17 marzo 2013

L'asta Btp.

L’asta dei Btp a 10 anni misura in qualche modo la bontà di un paese valutata dagli investitori nazionali e non, e dipendente ovviamente da alcuni dati macroeconomici principalmente, ma non esclusivamente, nazionali.
Osserveremo oggi la correlazione tra il rendimento medio ricavato dall’asta del Btp a 10 anni con una ventina di strumenti per cercare di individuare qualche attuale dipendenza o indipendenza.

Procedimento: ho cercato il valore dei vari strumenti il giorno dell’asta del btp creando quindi una serie storica che non prende in considerazione tutti i giorni feriali, ma unicamente quelli interessati da un’asta. In questo modo, dal 29 marzo 1991 allo scorso 27 febbraio 2013 abbiamo una serie storica di 313 eventi. La correlazione, e successivamente la deviazione standard, sono calcolate ogni 20 eventi.

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e Cpi y/y.
Dalla metà del 2011, l’andamento dell’asta è molto correlata con quello dell’inflazione con un indice che oscilla tra il 70% ed il 90%.


Rendimento dell’asta Btp 10 anni e Pil y/y.
La correlazione tra questi due strumenti non era logica/dovuta in quanto entrambi sono dipendenti da variabili eterogenee. La correlazione è rimasta storicamente tra -35% e +72%, mentre è attualmente quasi allo 0.

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e disoccupazione y/y.
La correlazione tra questi due strumenti proviene da un picco al quasi 70% avvenuto all’inizio del 2012, appena dopo il massimo di rendimento del Btp del 7.56%, e scende costantemente fino all’attuale -40%. Anche in questo caso la correlazione non è “dovuta”.

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e rendimento del Btp a 10 anni.
Ovviamente parliamo praticamente della stessa cosa anche se l’asta permette di fissare un prezzo storico un po’ come scattare una fotografia che si trasforma poi in un filmato. La correlazione calcolata sull’intera banca dati è ovviamente di oltre il 99.90%, ma il grafico sottolinea la difficoltà degli anni 2008-2010 per poi assistere ad un progressivo ritorno nella norma. Abbiamo osservato un callo della correlazione anche nella prima metà del 1994.

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e tassi swap.
La forte diminuzione della dipendenza evidenziata nei confronti del rendimento del decennale negli anni 2008-2010 è certamente presente anche nel tasso swap a 10 anni, ma questa è proseguita fino allo scorso mese di maggio con un minimo a -54%. Ora ci troviamo in terreno +66% in costante aumento. Il minimo di maggio 2012 è stato confermato anche negli swap a 5 ed a 15 anni.

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e tassi euribor.
Abbiamo assistito a vari minimi di correlazione tra 0 e -45% ad agosto 2001, dicembre 2005 e agosto 2012, mentre ci siamo riportati in corrispondenza di un’ottima correlazione pari ad oltre +83%. Lo scenario è analogo sulle scadenze a 6 e a 12 mesi.


Rendimento dell’asta Btp 10 anni e Cds a 5 anni.
Anche se abbiamo una serie storica relativamente limitata è interessante osservare un costante aumento della correlazione dal mese di ottobre 2010 ai giorni nostri nei confronti del Cds che è un’altra misurazione del rischio paese. Obiettivamente, mi aspettavo ad una maggiore correlazione anche negli anni precedenti. 

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e azionario.
Dalla metà del 2011 la correlazione nei confronti dell’indice azionario generale Msci è progressivamente scesa dal massimo relativo dell’87% fino all’attuale correlazione inversa di -86%. Osserviamo uno scenario simile rispetto allo Sp500 (discesa da +88% a -75%), mentre emerge nei confronti dell’indice Ftsemib un costante calo dei massimi di correlazione dagli anni 2002-2003 ai giorni nostri.


Rendimento dell’asta Btp 10 anni e l’oro (espresso in euro).
L’aumento del rendimento avvenuto tra la fine del 2010 e la fine del 2011 è stato accompagnato da un miglioramento della correlazione nei confronti dell’oro fino a raggiungere il picco dell’87%. Successivamente, abbiamo assistito ad un costante ridimensionamento di tale misura fino all’attuale assenza di correlazione con -30%. Una situazione molto simile è riscontrabile anche nei confronti del petrolio (espresso in dollari).

Rendimento dell’asta Btp 10 anni e euro contro dollaro.
Non osserviamo nessuna correlazione di rilievo dalla fine del 2007 ai giorni nostri e, dunque, a seguito dei massimi di oltre +80% realizzati attorno al mese di agosto 2007. Ora siamo a -24%.

Abbiamo osservato, più che analizzato, l’andamento dell’asta del Btp a 10 anni nei confronti di alcune variabili economiche, mentre ritorniamo brevemente sulla serie storica iniziale.

Il tasso di copertura dell’asta.
Dato dal rapporto tra la domanda degli investitori e l’offerta, il tasso di copertura oscilla storicamente (esclusi i picchi di 4.088 del 29 luglio 2004 e di 2.794 del 30 ottobre 2000) tra 1.075 e 2.27, ma è interessante osservare che, generalmente dal mese di ottobre 2006, la variazione del tasso è meno volatile e contenuta principalmente tra 1.20 e 1.60.

Stima del rendimento dell’asta
Come è ovvio che sia, il rendimento dell’asta non sarà mai molto distante dal rendimento del decennale in essere. Il grafico mostra la differenza tra il rendimento medio ricavato dalla dura legge dell’offerta e della domanda (anche se il tasso di copertura non è molto correlato con il rendimento dell’asta) ed il rendimento del decennale italiano il giorno prima dell’asta (in questo caso non si parla più di evento, ma del dato del giorno precedente). Per la precisione, le due serie storiche sono correlate al 99.92% sull’intero storico dal 1993 allo scorso 27 febbraio. La curva rossa non è altro che una media mobile a 10 per osservare il trend.

Dal grafico emerge che, mediamente, all’eccezione dei periodi luglio 94 – gennaio 95, ottobre 98 – giugno 09 e ottobre 2011 – novembre 2012, il rendimento del decennale del giorno prima è generalmente inferiore al rendimento ricavato dall’asta. Ora siamo a meno 3 centesimi circa; ragioniamo sempre con la media mobile. La sommatoria degli scarti ricavati dalla sottrazione come sopra, ossia il rendimento del giorno prima meno il rendimento dell’asta, genera un saldo di -13.89 punti percentuali. Invece, sottraendo la costante di 0.0498 al rendimento del giorno prima al quale va poi tolto anche il rendimento dell’asta, la sommatoria degli scarti è pari a 0.0000. Pertanto, ha un senso affermare che il rendimento dell’asta è generalmente superiore al rendimento del decennale del giorno prima.

Invece, la gaussiana (vedi il grafico sotto) ci dice che il rendimento della prossima asta del Btp a 10 anni ha:
il 68.30% di probabilità di essere superiore al 4.721%.
il 95% di probabilità di essere superiore al 3.935%.
il 99% di probabilità di essere superiore al 3.427%.
Non prendo in considerazione i livelli massimi in quanto troppo distanti dal precedente valore dell’asta di 4.83% e dal recente rendimento medio del decennale di 4.64%.


Da “bravo analista”, è chiaro che il rendimento dell’asta del Btp a 10 anni è dipendente dalla legge tra l’offerta e la domanda che prende in considerazione una lunga serie di variabili, in primis il rischio paese e la fiducia nel Governo. Oggi, tuttavia, ci siamo divertiti a dare i numeri ed a osservare il rendimento dell’asta sotto un’altra prospettiva.

Ps: Sono sempre più convinto che per il giusto, o per chi cerca la strada del giusto (vedi re Salomone) o della Sapienza, l’inferno sia proprio sulla Terra, mentre gli altri trovano qua il Paradiso. Un caloroso saluto al neo Papa Francesco.

Giovanni Maiani

martedì 26 febbraio 2013

Formula base per Metastock.

Ho ritrovato all’interno di un mio vecchio portatile una versione preistorica di Metastock e, dopo aver abbandonato qualche anno fa la libera professione, ho rispolverato alcuni trading system e qualche formula base (creati più di 10 anni fa e dunque in certi casi probabilmente superati) che pubblicherò occasionalmente dopo averli parzialmente ottimizzati su strumenti ben noti. Siamo nel mondo reale e non nella teoria. Si tratterà quasi esclusivamente di una base di partenza quindi di un incrocio di qualche indicatore o oscillatore, di mia creazione o già esistente, sulla quale lavorare.

L’obiettivo della “base” è unicamente quello di ricavare immediatamente un’inclinazione soddisfacente dell’equity line, un discreto rapporto tra utile medio e perdita media ed un numero elevato di operazioni che ci consentano di intervenire adeguatamente e di costruire attorno un trading system vero e proprio con tanto di risk management.

Prima di tutto voglio sottolineare che non esiste la baghetta magica e che la ricerca spasmodica della migliore ottimizzazione è spesso assolutamente contro produttiva.

Oggi, lo strumento sul quale verrà applicata la formula base è l’indice Ftsemib. La serie storica è giornaliera, inizia il 31 dicembre 1997 e si conclude il 7 febbraio 2013.
Voglio analizzare l’indice Ftsemib per poi operare sul relativo future. Pertanto, verranno applicati 10 punti di commissioni sia all’acquisto sia alla vendita e l’operazione viene effettuata con la chiusura del giorno dopo. Ho scelto di utilizzare il sottostante per operare sul relativo future in quanto è logico operare in questo modo e per non avere problemi di rettifica della serie storica con i vari roll over e mantenere, di conseguenza, una banca dati stabile nel tempo.

Definiti lo strumento e la modalità operativa, vediamo ora la formula base.

Mov(C-If(C,>,SAR(opt1,opt2),Mov(H,opt3,S),Mov(L,opt4,S)),opt5,S)

In pratica, osserviamo il posizionamento del prezzo di chiusura rispetto ad un oscillatore molto rapido come può esserlo il Parabolic Sar. Se la chiusura è superiore al Parabolic Sar utilizziamo una media mobile dei massimi e verrà preso in considerazione una media mobile dei minimi nel caso opposto. Calcoliamo quindi la differenza tra la chiusura e la media mobile ottenuta e utilizzeremo un’altra media mobile per smussare i risultati. Otteniamo quindi un oscillatore che si muove attorno allo zero. Vedi grafico. Questa semplice base funziona in molti casi su degli strumenti con volatilità molto diversa come valute, future e azioni.



Ho valutato che, realmente, utilizzando la modalità operativa descritta sopra la formula, si possono ricavare circa 305700 punti dalla serie storica del ftsemib. Con la base evidenziata e parzialmente ottimizzata si raggiungono soltanto i 71 mila punti circa.

Vi presento la base come sopra con l’aggiunta di qualche altro strumento tecnico e parametri già parzialmente ottimizzati.

Long:
(When(Mov(C-If(C,>,SAR(0.06,0.2),Mov(H,26,S),Mov(L,3,S)),24,S),>,Ref(Mov(C-If(C,>,SAR(0.06,0.2),Mov(H,26,S),Mov(L,3,S)),24,S),-1)) OR
If(ROC(C,2,%)>-1,H,L)>Mov(C,20,S) OR RSI(7)>50) AND ROC(C,1,%)<7.6 AND (CCI(47)<200 AND Ref(CCI(47),-3)<200)

Short:
(When(Mov(C-If(C,>,SAR(0.11,0.3),Mov(H,30,S),Mov(L,2,S)),11,S),<,Ref(Mov(C-If(C,>,SAR(0.11,0.3),Mov(H,30,S),Mov(L,2,S)),11,S),-1)) OR
If(ROC(C,160,%)<0,H,L)>Mov(C,70,S) OR RSI(22)<45) AND ROC(C,1,%)>-3.6

In questo modo, il modello genera un utile di oltre 170 mila punti, realizza 1411 operazioni durante i 5518 giorni di test e ha un rapporto utile medio/perdita media di 1.54. Mediamente, la base realizza un utile netto di 120 punti ad operazioni.

I difetti sono tantissimi e, come ho scritto sopra, parliamo soltanto di una base di partenza.

Osserviamo per esempio sull’equity line 2 ampie aree laterali ed il numero di perdite consecutive pari a 8 sono relativamente elevate.



Tuttavia, l’elevato numero di operazioni permette di ottimizzare, molto facilmente (per esempio togliendo qualche strumento tecnico ed inserendone un altro), il numero di perdite consecutive, di migliorare considerevolmente la curva dell’equity line e di ottenere un utile netto di circa 265 mila punti.

Io, però, mi fermo qua.

Buon lavoro.

domenica 17 febbraio 2013

L’Olanda sempre più in difficoltà.

La crisi del debito pubblico, al livello mondiale e non solo europeo, è un problema morale e non unicamente finanziario come vogliono farcelo credere.

Prima di tutto, i dati preliminari relativi all’andamento del Pil nel 4° trimestre di molti paesi evidenziano una recessione ed anche lo scenario su base annua mostra un peggioramento delle economie, mentre le stime per l’anno in corso non sono molto incoraggianti. Paesi ritenuti affidabili come la Francia e l’Olanda o la zona euro sono in recessione, mentre siamo in attesa dei dati di fine 2012 relativi a Finlandia, Danimarca e Svezia. I primi due mostravano un’economia con il segno meno su base annua già nel 3° trimestre dello scorso anno.
La recessione interessa gran parte del pianetta, mentre la cura che certi “illuminati” hanno trovato consiste praticamente nell’inondare i mercati di liquidità. Come se qualcuno per sfuggire ai problemi decidesse di ubriacarsi. Il giorno dopo è decisamente peggio sia per i postumi della sbornia sia perché i problemi sono rimasti tali.

Voglio ritornare un attimo sull’economia italiana che ha perso, come quella dell’Ungheria, il 2.70% rispetto alla fine del 2011. Ho sempre detto e sostenuto che il bel paese è probabilmente il luogo più bello al mondo dove vivere, ma nonostante ciò non ha nessuna possibilità di farcela nel prossimo futuro se le cose non cambiano radicalmente. Tangentopoli iniziato nel mese di febbraio 1992 non ha insegnato nulla ed è tutto come prima. Vedi, anche e non solo, gli attuali scandali come il Monte e Finmeccanica ad esempio. I politici per fare fronte al rimborso delle scadenze del debito pubblico non sanno fare altro che aumentare le tasse penalizzando sempre le classi più deboli e favorendo l’evasione fiscale perché sono del tutto incapaci. Certe promesse politiche sono fatte da persone in assoluta malafede dove più la bugia è grossa più è credibile. Promettere di togliere una tassa non esclude la creazione di altre 10 nuove di zecca o di aumentare quelle già esistenti.

A San Marino, invece, ci preoccupiamo dell’ipotesi di “un’invasione cinese”, argomento certamente da analizzare, ma non abbiamo ancora risolto i problemi comuni come quello del pagamento dei bollettini postali italiani presso le nostre poste. Inoltre, la più antica Repubblica del mondo si trova ancora nella blacklist italiana.

Torniamo nei paesi nord europei.


L’economia olandese (vedi anche il precedente riferimento del 22 marzo 2012) ha perso lo 0.20% tra il 3° ed il 4° trimestre del 2012 (già -1% tra il 2° ed il 3° trimestre), mentre il saldo per l’intero 2012 mostra un’economia in recessione dello 0.90% e dunque in linea con quella calcolata per la zona euro. Come ho già indicato in varie occasioni, la sola osservazione del Pil non è sufficiente per valutare un paese. Leggiamo per esempio che la fiducia dei consumatori è di -33 rispetto al +92 di quella tedesca, al -23.90 della zona euro, al +58.60 degli Usa o al -26 del Regno Unito. Chi meglio di un consumatore nazionale riesce a dare un giudizio attendibile sul proprio paese? Anche la fiducia degli investitori con -5.60 è relativamente deludente se confrontata con l’89.20 della zona euro o il +53.10 degli Usa. A fine 2011, il rapporto tra deficit e Pil pari a -4.50% era peggiore rispetto al -4.10% della zona euro e anche dal -3.90% italiano. Il Cds a 5 anni dell’Olanda è pari a 51 ed è relativamente elevato se confrontato con il 30 della Danimarca, il 29 della Finlandia e 19 della Svezia. L’economia dei paesi nordici è sempre stata ritenuta affidabile, ma la crisi internazionale colpisce anche questi paesi e l’Olanda continua a mostrare segnali di preoccupazione. Nell’ultimo, la nazionalizzazione della Sns Bank e la successiva espropriazione di tutte le obbligazioni subordinate della banca costituisce, per molti e per lo scrivente, un colpo basso da un paese ritenuto cosi affidabile.


Quando un animale è messo alle strette può diventare aggressivo nel tentativo di sopravvivere. Allo stesso modo, quando un paese è messo alle strette da difficoltà finanziarie aumenta le tasse, inventa un numero sempre maggiore di lotterie per autofinanziarsi e creare dei cittadini dipendenti che assicurano un flusso costante (vedi alche il calcio e il tabacco), mentre i politici raccontano delle balle allucinante. In modo analogo, il mondo finanziario sforna costantemente nuovi prodotti vantaggiosi per lui e non di certo per aiutare chi le compra. Non c’è fantasia in tutto questo. E’ sempre lo stesso scenario.

In questo momento, il mondo soffre della crisi del debito pubblico e non riuscirà ad uscirne facilmente visto la crescita della disoccupazione, il calo del Pil e la totale assenza di un modo comportamentale che include, almeno parzialmente, un principio di morale. Un giorno vorrei vedere i dirigenti (chiunque abbia una responsabilità) scelti con criteri di moralità, ma poi ovviamente premiati ulteriormente (perché il primo premio risiede nella loro scelta) rispetto ai propri risultati perché è la sana concorrenza che porta allo sviluppo. Al momento il denaro è l’unico criterio premiante, ma ci ha portato alla crisi attuale. Occorre un nuovo metro di valutazione delle persone per uscire dall’attuale crisi che potrebbe essere il comportamento morale. Diversamente andrà sempre peggio.

Premiando e scegliendo delle persone che mettono l’onesta, il rispetto e l’onore al primo posto non ci sarebbero una nuova tangentopoli, la crisi del debito pubblico e l’Olanda non sarebbe in questa situazione che potrebbe favorire un contagio anche agli altri paesi del nord Europa per il calo di fiducia nell’area geografica.

In questo scenario già molto preoccupante, la rinuncia di Benedetto XVI fa, per lo meno, molto riflettere.

Cordialmente
Giovanni Maiani