lunedì 5 novembre 2012

La domanda interna.

Ho dimostrato qualche giorno fa che la perdita del poter d’acquisto a San Marino era molto più importante di quella italiana, mentre oggi l’Istat nel suo comunicato intitolato “Le prospettive per l’economia italiana” ha scritto che “La spesa privata per consumi registrerebbe nell'anno in corso una contrazione del 3,2%”.

Penso che sia profondamente sbagliato e controproducente aumentare la pressione fiscale ai dipendenti, che siano pubblici o privati, introducendo tasse varie o l’addizionale Igr. Il discorso è valido per l’Italia, San Marino e per il resto dell’Universo.
In effetti, chi impone nuove tasse ai dipendenti mostra di essere alle strette e dichiara apertamente di avere sbagliato nel suo compito. La posizione contributiva di un dipendente è ben definita ed è la più certa, non perché i dipendenti sono tutti onesti, ma perché non possono evadere anche qualora lo volessero fare. Pertanto, è la categoria da rispettare e da proteggere a tutti i costi anche perché offre allo Stato un’entrata inconfutabile e, senza domanda interna, nessuna economia può pensare di progredire.

E’ maggiormente vantaggioso ed dunque più efficace ottimizzare e quindi ridurre i costi fissi e variabili dello Stato, riorganizzare i settori non più strategici come fa costantemente qualsiasi società, nonché adottare un nuovo sistema fiscale in grado di valutare in modo imparziale e trasparente la vera capacità contributiva attraverso l’osservazione dei patrimoni, dei redditi e dei consumi. 

Inoltre, l’introduzione di un sistema d’Iva agevolata rispetto a quella italiana, e concordata con il bel paese, potrebbe essere un sistema semplice, trasparente, equo e concorrenziale per la nostra Repubblica. Torno sul fatto che dobbiamo dialogare con l’Italia e trovare una strategia ideale per entrambi i paesi. San Marino è una risorsa per l’Italia, ma dobbiamo dimostrare e volere voltare pagina con il recente passato. L’introduzione di un’Iva agevolata permetterà di attirare nuovi investitori e capitali esteri ciò che significa posti di lavoro per i sammarinesi.

Anche la Smac card, per la quale ero perplesso in un primo tempo, è in grado di favorire sia la domanda interna sia quella esterna e potrebbe agevolare anche il settore turistico se pubblicizzata ai turisti, occasionali ed abituali, in arrivo e/o ai residenti italiani limitrofi.

Nel mio post dell’8 marzo 2011 intitolato “Benzina: come sei messa?” ho già ribadito la necessità di una politica autonoma per quanto riguarda la benzina. Vedi “Mi chiedo, da “bravo analista” ma ignorante in questa materia, se San Marino potrebbe approvvigionarsi direttamente in modo di gestire internamente le imposte e quindi il prezzo della benzina?”. Anche in questo caso un prezzo della benzina inferiore a quello italiano, e concordato con il bel paese, potrebbe contribuire a fare crescere l’economia sammarinese. Lo so di certo, ho vissuto 22 anni a 10 km del Lussemburgo e mentre andavo fare il pieno ad un prezzo decisamente concorrenziale, mi fermavo qualche attimo per fare un po’ di spesa.

Il grafico mostra la fiducia dei consumatori. Solo Danimarca, Finlandia e Svezia hanno in indice positivo. Sarà significativo?



Da “bravo analista” penso che si faccia sempre in tempo ad aumentare le tasse alla classe più debole, ossia ai dipendenti, penalizzando cosi la domanda interna. Ci sono cosi tante altre cose da fare prima.

Giovanni Maiani

lunedì 29 ottobre 2012

L’inflazione sammarinese ed il potere d'acquisto.

Dopo il mio ultimo post intitolato “L’importanza del voto” ho passato parte della domenica, ovviamente dopo la pulizia settimanale della casa, ad osservare i dati relativi alla tavola 9.1 del bollettino statistico: i numeri indici dei prezzi al consumo a San Marino per le famiglie di operai e impiegati. Detto anche l’inflazione di pagina 45 per farla più semplice.

Procedimento:
Prima di tutto mi sono guardato tutti i bollettini di statistica e ho cercato di ottenere una serie storica completa. I dati relativi all’indice dei prezzi utilizzato fino al primo trimestre del 2011 prendono in considerazione il valore 100 nel mese di dicembre 2002, poi a seguito di un probabile aggiornamento del paniere partono dal valore 100 nel mese di dicembre 2010. Ho quindi proseguito la serie storica iniziale fino agli ultimi dati disponibili di giugno 2012 assicurandomi di mantenere le stesse variazioni dei prezzi che si sono verificate nel nuovo paniere. Raccomando anche il mio posto del 10 marzo scorso relativo al Cpi ed in particolare all’inflazione italiana e alla mia perplessità relativa alla scelta del paniere.

Osservando l’inflazione di Germania, Italia, Regno Unito, zona euro, Usa e San Marino nel periodo che va dall’inizio del 2003 allo scorso mese di giugno (vedi grafico) emerge immediatamente che l’inflazione sammarinese (in rosso) alla fine del 2° trimestre del 2012 sia pari al 2.7751% seconda solo all’Italia con il 3.30%, mentre negli Usa ed in Germania i prezzi aumentano dell’1.70% all’anno rispetto al 2.40% di Regno Unito e della zona euro. I dati preliminari del 3° trimestre mostrano un’inflazione generalmente in aumento nei paesi come sopra rispetto ai dati di fine giugno ed è lecito ipotizzare che, anche, l’inflazione sammarinese sia attualmente maggiore rispetto a quella di fine giugno.


Tra il mese di marzo e quello di ottobre 2009, i tassi d’inflazione di Italia, Regno Unito e San Marino sono rimasti in terreno positivo, mentre abbiamo osservato un’effimera situazione di deflazione negli altri paesi presi in considerazione. Inoltre, il coefficiente di correlazione ci conferma pienamente che l’inflazione sammarinese è maggiormente dipendente di quelle inglese ed italiana (coefficiente rispettivi del 57% e del 59% sull’intero periodo di riferimento), mentre non è molto legata a quella americana (coefficiente del 23.7%).  

Ho dimostrato di recente in un’altra sede come l’inflazione sia attualmente maggiormente legata all’aumento del costo delle materie prime rispetto a quello del personale come lo era in precedenza, mentre, “casualmente” giovedì scorso, l’Istat ha pubblicato un rapporto molto interessante (http://www.istat.it/it/archivio/73300) nel quale emerge che “Nel mese di settembre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie cresce … dell'1,4% rispetto a settembre 2011”. Inoltre, l’inflazione italiana anno su anno di settembre è pari al 3.20% ne deriva, in grande linee, che chi lavora ha perso durante gli ultimi 12 mesi mediamente l’1.80% del proprio poter d’acquisto, in giallo nel grafico. In blu il salario orario ed in rosso l'inflazione italiana.


Ciò è assolutamente in linea con il fatto che l’inflazione aumenta principalmente per colpa dell’andamento delle materie prime mentre le persone sono sempre pagate di meno.
A San Marino abbiamo soltanto i dati di fine 2011. Alla fine dello scorso mese di dicembre e rispetto ad un anno prima, l’inflazione era pari al 3.05% (base 100 a dicembre 2010 ed indice dei prezzi di 103.50 a dicembre 2011), mentre il monte salari unitario (monte salari diviso per il numero di occupati nel relativo

Nel grafico: in nero la variazione percentuale del monte redditi del settore pubblico, in verde quella del numero dei dipendendi, in blu quella della retribuzione lorda unitaria ed il rosso l'inflazione sammarinese.

settore) è sceso dell’1.01% nel settore pubblico (-1.65% nel monte salari e -0.64% nel numero di occupati)

Nel grafico: in nero la variazione percentuale del monte redditi del settore privato, in verde quella del numero dei dipendendi, in blu quella della retribuzione lorda unitaria ed il rosso l'inflazione sammarinese.

e dell’1.60% nel settore privato (-4.42% nel monte salari e -2.86% nel numero di occupati), mediamente il

Nel grafico: in nero la variazione percentuale del monte redditi del settore pubblico + privato, in verde quella del numero dei dipendendi, in blu quella della retribuzione lorda unitaria ed il rosso l'inflazione sammarinese.

monte salari unitario, ossia quanto é stato pagato chi lavora, è sceso del 1.36% durante il 2011 (-3.73% nel monte salari e -2.41% nel numero di occupati). Da una parte si è perso mediamente l’1.36% e, dall’altra, i prezzi sono cresciuti del 3.05% ed il divario complessivo è di -4.41% (poter d’acquisto).


A titolo di paragone, alla fine del 2008 (crisi della Lehman Brothers e dunque delle subprime americane) il tasso dell’inflazione era pari a 3.16%, il monte salari unitario era aumentato dell’1.67% nel settore pubblico, del 3.58% nel settore privato e del 3.05% a livello globale. In questo caso, la perdita del poter d’acquisto complessivo era di -0.11%. (vedi grafico)

Detto in parole povere e da “bravo analista”, un lavoratore (nel settore pubblico o privato) perdeva mediamente in termini reali e tenendo conto dell’inflazione -0.11% di poter d’acquisto nel 2008 rispetto al -4.41% nel 2011.

Chi ha ancora il coraggio di chiamarci paradiso fiscale?

Giovanni Maiani

sabato 27 ottobre 2012

L’importanza del voto.

E’ inammissibile che un cittadino, di un qualsiasi paese, non utilizzi il suo diritto più nobile e importante; ossia quello di andare a votare.

Qualche motivo:

-    La gente non va a votare perché è sempre stata abituata molto bene e non ha mai conosciuto la tirannia (nella sua forma peggiore) o l’assenza di diritti sociali. Basta vedere al di fuori della nostra prigione dorata che cosa succede.

-    La gente non va a votare per protesta, ma se non va a votare favorisce chi è già al potere ed è, pertanto, un controsenso assoluto.

-    La gente non va a votare perché pensa che nulla cambierà mai. So bene che da questa vita non ne usciremo vivi, ma per lo meno quando c’è un problema bisogna lottare e combattere. Un solo Uomo (nel senso di essere umano) può cambiare le cose. Vedi tra i contemporanei padre Pio o madre Teresa di Calcutta. Avete visto che cosa può fare un’unica persona? Siamo tutti importanti e abbiamo tutti, nessun escluso, qualche cosa di speciale dentro.

-    La gente non va a votare perché, come sopra, pensa che non si possa fare nulla, ma un primo e piccolo passo è l’inizio di un lungo camino. Essere disfattista non serve. Andate avanti che vi seguiranno altri e le cose potranno cambiare.

-    La gente non va a votare, ma in questo modo non avrà mai un rappresentante al Governo. Come può pensare di fare valere le proprie ragioni standosene a casa al posto di fare il proprio dovere? E’ assurdo. E’ un comportamento sterile. Poi questi perdono il diritto di lamentarsi. Bisogna essere coerente. Il voto è un diritto e se non le sfrutti devi solo stare zitto quando va male perché hai perso l’occasione di dire la tua e hai contribuito a fare stare le cose come stavano. Sono un “bravo analista” in quanto, per coscienza e deformazione professionale, dico le cose in modo obiettivo e veritiero.

-    La gente non va a votare perché si sente spesso umiliata dal comportamento di una certa classe politica in quanto il cittadino comune fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre alcuni sprecano e gestiscano male il denaro pubblico. Bisogna combattere certi con l’arma efficace del voto.

-    La gente non va a votare perché il politico non è responsabilizzato. Se lo volete veramente dovete votare diversamente non accadrà mai.

-    La gente non va a votare perché è pigra, ma in questo modo se il diritto del voto non verrà utilizzato sarà, prima o poi, tolto del tutto in quanto passerà comunemente per una cosa inutile e, quello che è ancora peggio, sarà il popolo a crederlo e non si opporrà. La classe politica avrà poi vinto in quando tornerà la tirannia assoluta. E dopo tutti a piangere. Ma sarà troppo tardi.

-    La gente non va a votare perché sbaglia a fare i conti. Spesso si parla di clientelismo ed è chiaro che se una persona è al di fuori di questa, purtroppo triste, realtà non vuole associarsi con certi e se ne sta a casa. Lo capisco benissimo. Ma facendo ciò dimentica almeno 2 cose: la prima è che non tutti quelli che votano lo fanno per clientelismo in quanto ci sono molte altre persone oneste a San Marino e dunque non è sola e, la seconda, che non votando si contribuisce a fare votare solo i, chiamiamoli, clienti abituali e, in questo modo, non cambierà veramente mai niente. Quindi il non andare a votare favorisce il sistema clientelare dove bastano pochi voti per essere eletti. Un esempio semplicistico ed esagerato per fare capire: Se i diritti al voto sono 100, ma solo 10 si presentano, mi basta fare 6 “piaceri” per essere eletto. Invece, se vanno tutti a votare dovrei fare almeno 51 “cortesie” per essere eletto, con l’ipotesi di soli 2 canditati, ed è molto, ma molto, più difficile. In valore assoluto non sembra, ma è 8.5 volte più impegnativo. Voglio solo dire che l’importante sono i voti effettivi. Non facilitate la vita ai furbi in quanto hanno già molto esperienza in materia.

-    La gente non va a votare perché vengono a meno il senso civico e l’orgoglio per il proprio paese. Ed è una cosa brutta.

In conclusione, da “bravo analista” mi sento di dire che indecisi si!, ma astenuti no!. Pertanto, andate a votare e votate con coscienza. Astenendovi dal voto avrete favorito il sistema clientelare e ne sarete complici, mentre volete esattamente l’opposto. Assurdo. Ora che lo sapete non avete più scuse.

A buon intenditore.

Giovanni Maiani

sabato 20 ottobre 2012

C’è molto da imparare dagli animali.

Il cane aspetta fedelmente il suo patrone e non si sogna neanche per un attimo di recarsi nel reparto notte, a lui negato.


In effetti, un cane è fedele e non tradirebbe mai il suo padrone. Un cane rispetta le regole e non farebbe mai nulla di illecito.

Quando i, sedicenti, essere umani avranno imparato queste due semplici cose, fedeltà nell’amicizia e rispetto delle leggi e del prossimo, potranno finalmente scendere dall’albero e proseguire la strada dell’evoluzione della specie.

Giovanni Maiani

domenica 14 ottobre 2012

Wef: Global Risks 2012

All’inizio dell’anno, l’11 gennaio per la precisione, il Wef ha pubblicato la settima edizione del Global Risks 2012 (http://www3.weforum.org/docs/WEF_GlobalRisks_Report_2012.pdf) nel quale vengono evidenziati alcuni rischi globali.

L’analisi prende in considerazione 50 rischi mondiali suddivisi in 5 categorie: economici, ambientali, sociali, geopolitici e tecnologici.

In estrema sintesi, utilizzo e traduco la prima riga del comunicato stampa del Wef in quanto ricca di significati: La vulnerabilità del mondo a nuovi shock economici e sconvolgimenti sociali rischia di compromettere i progressi generati dalla globalizzazione.

Nelle 5 categorie di rischi globali come sopra elenco quelli maggiormente preoccupanti.

-         Economia: crisi di liquidità e disuguaglianza nei redditi.
-         Ambiente: emissione di gas (effetto serra).
-         Sociale: mancanza d’acqua.
-         Geopolitica: corruzione generalizzata in aumento.
-         Tecnologia: attacchi cibernetici.

Nel rapporto di 64 pagine redatto ovviamente in inglese (faccio una parentesi sull’importanza di tale lingua) viene quindi spiegato che gli squilibri di bilancio cronici e le profonde disparità di redditi sono i rischi giudicati più suscettibili di concretarsi nei prossimi 10 anni (uno è già quasi passato…). Secondo l’inchiesta effettuata su 469 esperti e leader economici, questi rischi minacciano la crescita mondiale perché sono degli elementi conduttori di nazionalismo, populismo e protezionismo in un momento dove il mondo resta vulnerabile alle crisi finanziarie sistemiche ed a delle probabili penurie di acqua e di prodotti alimentari. Vediamoli rapidamente.

-         Elementi conduttori di nazionalismo: emerge che il numero crescente dei pensionati dipendenti da Stati soffocati dai debiti, le scarse prospettive per i giovani ed il divario crescente tra i ricchi ed i poveri con la sparizione della classe media alimentano il risentimento sociale.
-         Elementi conduttori di populismo: le politiche, le norme e le istituzioni del ventesimo secolo rischiano di non portare alcuna protezione in un mondo sempre più complesso ed interdipendente. La debolezza delle salvaguardie esistenti rende la società vulnerabile nei confronti ai rischi legati alle nuove tecnologie, all'interdipendenza finanziaria, all’esaurimento delle risorse ed al cambiamento climatico. Vedi il disastro di Fukushima.
-         Elementi conduttori di protezionismo: le nostre vite quotidiane dipendono quasi interamente da sistemi collegati on-line. Questi sistemi ci espongono a degli individui, delle istituzioni e delle nazioni malintenzionati che, sempre maggiormente, hanno la capacità di scatenare a distanza ed in modo anonimo devastanti attacchi informatici. Vedi la Primavera araba e/o le sommosse a Londra.

Questo report mi è scappato e me ne sono accorto solo questo giovedì, nonostante abbia già parlato del Wef non più tardi dello scorso 9 settembre, vedi il “Global Competitiveness Report 2012-2013”. Ma io sono un “bravo analista” e so per certo che il caso non esiste. Succedono delle cose che non capiamo immediatamente e quindi che non accettiamo subito, ma dopo qualche tempo abbiamo una panoramica più ampia e riusciamo a comprendere quanto accaduto in precedenza.

In questa occasione è lo stesso ed è un bene che abbia realizzato la presente analisi in questo particolare momento per San Marino in quanto particolarmente adatta al periodo storico.

In effetti, le 5 categorie ed i relativi rischi evidenziati sono stati prodotti dagli esperti autorevoli del Wef, ma ci riguardano da vicino. Nel settore economico “la crisi di liquidità” del nostro sistema finanziario e “la disuguaglianza nei redditi” tra privato e pubblico rischiano di portare a dei disordini pubblici in caso di peggioramento della crisi. I rischi nel settore ambientale ci interessano parzialmente tenendo conto della ridotta dimensione territoriale del nostro paese, anche se dobbiamo tener conto e combattere l’effetto serra. Nel settore sociale la “mancanza d’acqua” ci riguarda, e come, visto che siamo totalmente dipendenti dall’Italia per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, e non solo. Le prossime guerre saranno per l’acqua e non più per il petrolio. Nel settore geopolitico ed in particolare per quanto riguarda la “corruzione generalizzata in aumento” è come sfondare una porta aperta e non mi dilungo maggiormente. Vedi anche in Italia. L’ultimo settore, quello tecnologico, ma non quello meno importante, mostra un’elevata vulnerabilità nei confronti degli “attacchi cibernetici” e basta osservare gli ultimi attacchi hacker nel mondo.

Nessun è profeta in patria, ed a San Marino a maggior ragione, ma io vi chiedo cortesemente di prendere in considerazione i lavori prodotti, gratuitamente, dagli esperti internazionali che sanno di cosa parlano. Io, modestamente, cerco solo di pubblicizzare degli studi internazionali applicabili a San Marino nell’intento di migliorare le cose in quanto direttamente interessato come cittadino sammarinese. Poi mi sento quasi obbligato a farlo perché mio figlio è nato il 3 settembre. Sarà un caso? Ho appena detto che il caso non esiste… In questo caso (ci sono o non ci sono i casi?) specifico gli esperti sono quelli del Wef, in precedenza erano quelli della Banca Mondiale per esempio.

Dal 1993 sono professionalmente sui mercati finanziari (dal 1985 come appassionato) e Vi assicuro che la frase “questo non può succedere” non si applica né al settore economico finanziario né a nessun altro. Tutto può accedere. Bisogno accettarlo con umiltà e fare attenzione alle proprie azioni in quanto generano conseguenze quasi sempre imprevedibili.

In fondo, nessun mammifero si genera da solo. Se non possiamo auto-crearci, come possiamo solo per un attimo pensare di poter gestire il futuro, soprattutto se abbiamo operato in modo amorale.

La crisi del debito pubblico, il deterioramento dell’economia mondiale e tutti i rischi evidenziati dagli esperti del Wef provengono, a mio modesto parere, dalla stessa origine: una mancanza di morale. Vedi gli scandali politici italiani. Anche la nostra bellissima Repubblica soffre dagli stessi mali.

Da “bravo analista” penso che se date una bacchetta magica ad una persona amorale, questa non riuscirà a sistemare le cose.

Giovanni Maiani

domenica 7 ottobre 2012

Panoramica sull’economia mondiale.

Prosegue il rallentamento dell’economia mondiale, dopo i dati già in calo del primo trimestre dell’anno, e lo scenario alla fine di giugno, quindi al 2° trimestre, sottolinea come la crisi sia in pieno svolgimento e che non accenna rallentare. Ansi.
In effetti, il Pil anno su anno nella zona euro passa da una crescita nulla di fine marzo ad una recessione dello 0.50%. mostrando l’impatto negativo della crisi del debito pubblico nell’area. La locomotiva tedesca riesce a fare registrare un rialzo di 1%, mentre la Francia fatica nel confermare il +0.30% del primo trimestre. L’economia italiana sprofonda ulteriormente nella recessione e fa registrare una flessione del 2.60%, dopo il calo di -1.40% di marzo scorso ed il -0.50% di dicembre 2011. La crisi non risparmia il Regno Unito la quale economia fa registrare una flessione dello 0.50%. Gli Usa riescono a fare progredire la propria economia del 2.30%, mentre la Cina, anche se mostra segnali di rallentamento, ha un Pil che sale del 7.60% rispetto all’8.10% del primo trimestre e conferma, di conseguenza, la precedente ipotesi di ulteriore ridimensionamento. L’economia nipponica invece migliora e passa dal +2.90% del primo trimestre all’attuale +3.20%. E’ uno dei pochi casi di miglioramento. Calano tuttavia in Giappone i principali indicatori relativi alle condizioni degli affari, mentre migliora la fiducia dei consumatori.
Questa volta, nella nostra premessa, non parleremo della Spagna o della Grecia, ma ci focalizzeremo un attimo sul bel paese. In effetti, l’Italia vanta, per modo di dire, la pressione fiscale (dal 55% al 70%) e l’ascissa sulla benzina più elevate a livello europeo (spesso a livello mondiale) ciò che mina considerevolmente il consumo interno e, di conseguenza, il Pil. Ricordiamo che l’economia italiana è in recessione da 3 trimestri, ossia dallo scorso mese di dicembre, e che le cose tendono a peggiorare ulteriormente. Non se ne parla spesso, ma l’inflazione armonizzata anno su anno, che permette un confronto più accurato tra i vari paesi, è pari al 3.50% per lo scorso mese di agosto rispetto al 2.20% dell’inflazione armonizzata tedesca. Di fronte ad un tale aumento dei prezzi, la retribuzione oraria anno su anno relativa al mese di luglio è dell’1.50% e quindi stabile rispetto al mese precedente. Prosegue la contrazione della produzione industriale che, a giugno, vede un crollo dell’8.20% su base annua (-1.40% su base mensile), mentre il rialzo del 4.80% di agosto 2011 è solo un lontano ricordo. Anche gli ordini industriali su base annua calano dal mese di agosto 2011 passando da +7.80% all’attuale -9.4’%. Osserviamo uno scenario identico, ossia un drastico peggioramento da circa 12 mesi, in molti altri settori. Un ultimo comparto per tutti quello delle immatricolazioni di auto nuove che cede a luglio del 21.40% su base annua dopo il rialzo dell’1.50% di agosto 2011. Sempre in Italia, la Spending Review, che negli altri paesi viene chiamata giustamente “piano di austerità”, evidenzia e conferma il fallimento di una certa classe politica che ha peccato di egoismo oltre ad essere stata poco lungimirante. Anche l’economia sammarinese (ne approfittiamo per sottolineare la mancanza di dati macroeconomici storici) ha dimostrato di avere i piedi di argilla (vedi anche la raccolta bancaria a giugno pari a 7.150 miliardi e le sofferenze all’11.20% degli impieghi) ed i cittadini verranno nuovamente chiamati alle urne il prossimo 11 novembre (quel giorno si festeggia l’armistizio del 1918 in Francia e confidiamo in un armistizio politico per il bene del paese anche a San Marino) e avranno, se lo vorranno veramente (ma sarà molto probabilmente una nuova occasione persa), la possibilità di cambiare le cose. Interessante anche osservare quello che accadrà, eventualmente, in Repubblica dopo il recente resoconto della commissione antimafia sammarinese.

L’inflazione su base annua nella zona euro per il mese di agosto è pari al 2.60% (2.40% a luglio), mentre le cose vanno leggermente meglio in Germania ed in Francia dove l’aumento dei prezzi è pari al 2.10%. Il dato dell’inflazione italiana per il mese appena concluso è del 3.20% da una precedente ipotesi di 3.10%. Nel Regno Unito, l’inflazione è leggermente superiore a quella europea e ha raggiunto il 2.50%. Negli Usa, invece, l’inflazione su base annua è dell’1.70% rispetto al 2.00% cinese ed all’1.50% coreano, mentre il Giappone è sempre in deflazione con -0.40%. Per quanto riguarda le previsioni dell’inflazione annua per l’anno in corso si ipotizza generalmente un tasso del 3.10% in Italia, del 2.60% nel Regno Unito, del 2% negli Usa e del 2.30% nell’area euro.

Il tasso di disoccupazione nella zona euro non riesce a stabilizzarsi e realizza un nuovo massimo a luglio all’11.30% dal 10.90% di fine marzo. Costante invece il livello tedesco al 6.80%, ossia il livello di fine aprile. In Italia, invece, il problema della disoccupazione ha raggiunto livelli decisamente preoccupanti, soprattutto quella giovanile, mentre il tasso generale alla fine del primo semestre ha raggiunto il 10.70% dal 9.80% di marzo. Sempre elevato anche negli Usa il tasso di disoccupazione che raggiunge ad agosto l’8.10% dal precedente 8.30%. A titolo di paragone, i “senza lavoro” in Giappone rappresentavano a luglio il 4.30% della popolazione attiva rispetto al 3.10% sud coreano.

Il tasso interbancario euribor prosegue la fase discendente ormai inarrestabile e mette a segno una serie di nuovi minimi storici. Il tasso a 3 mesi è allo 0.233% rispetto allo 0.465% del 6 mesi. I tassi swap (quindi i tassi oltre i 12 mesi) sono vicini ai minimi per le scadenze più vicine, mentre i tassi oltre i 6 anni circa sono in corrispondenza dei livelli di settimana mese fa. Per avere un punto di riferimento, lo swap a 10 anni è all’1.7950%.

Il rendimento a 10 anni del benchmark obbligazionario tedesco è in rialzo da qualche settimana ed è pari all’1.57% rispetto al 5.02% italiano, al quasi 20% greco, all’8.58% portoghese ed al 5.77% spagnolo. Lo spread italiano è a circa 344 punti base (bps) inferiore alla media da inizio anno pari a 407 bps per il doppio effetto del calo del rendimento del decennale italiano e del rialzo di quello tedesco. Lo spread italiano è cosi sceso di oltre 100 bps in un mese. Lo spread greco pari a 1929 bps è sempre molto elevato, ma sta beneficiando di un lieve allentamento della pressione sul paese ellenico ed è situato molto al di sotto della sua media del 2012 attualmente pari a 2330 bps. Lo spread portoghese con 668 bps è relativamente vicino al minimo dell’anno pari a 606 bps, media 935 bps. Lo spread spagnolo, anch’esso in diminuzione, è pari a 420 bps e deve tuttavia fare i conti con le regioni, sempre più numerose, che hanno chiesto aiuto al governo centrale; vedi Murcia, Catalogna e Valencia. I Cds più elevati riscontrati nei paesi sviluppati emergono in Portogallo con 483, in Spagna con 369 ed in Italia con 327. Il Cds greco non ha senso su tali livelli. Rimaniamo ancora un attimo nel comparto obbligazionario internazionale. Per avere un’idea di quello che sta succedendo nel mondo potrebbe essere utile analizzare sinteticamente i flussi di mercato degli ultimi tre mesi. Solitamente hanno prevalso le vendite specialmente nel comparto finanziario (ovviamente è quello più ampio), le scadenze maggiormente interessate sono state quelle da 3 a 7 anni e quindi da 7 a 12 anni, mentre le obbligazioni interessate avevano un rating da Baa1 a Baa3 o da A1 a A3 (parliamo dunque di investiment grade).

La divisa europea ha confermato la precedente ipotesi che “potrebbe cedere ulteriormente nel prossimo futuro” in quanto ha proseguito la fase discendente passando dal precedente 1.25 dollari di fine maggio a poco meno di 1.20 dollari di fine luglio prima di riportarsi oltre 1.32$. L’euro ha guadagnato terreno durante le settimane, ma si sta riportando al di sotto di quota 1.30 generando un lieve segnale di recupero del biglietto verde. Probabile un ulteriore calo dell’euro. Il future sull’oro ha superato la resistenza del canale discendente in essere da circa 12 mesi situato in corrispondenza 1660 dollari e sembra intenzionato a confermare il suo ruolo di bene rifugio. Attualmente viene scambiato a 1775 dollari e sembra in grado di recuperare ulteriormente. Il future sul petrolio, contratto di novembre, ha realizzato un minimo relativo alla fine dello scorso mese di giugno attorno a 78.50 dollari prima di mettere a segno una fase di rafforzamento che ha portato al test del recente massimo relativo oltre 100$. Ora consolida nelle immediate vicinanze di 96 dollari. Anche il petrolio (oro nero) è a un bivio ciò che contribuisce ad aumentare ulteriormente la volatilità nel comparto delle materie prime. Il relativo indice generale tenta di confermare il segnale di ripresa generato un mese fa a seguito del passaggio al di sopra di quota 300 anche se indietreggia parzialmente dopo il picco di oltre 320. Interessante evidenziare che, dall’inizio dell’anno, il frumento e la soia hanno messo a segno importanti rialzi dall’inizio dell’anno, mentre il caffè ha perso considerevolmente.

L’indice azionario mondiale Msci world guadagna terreno da qualche settimana e ha appena realizzato un nuovo massimo dell’anno a quota 1347. Il rischio maggiore consiste nel ritorno al di sotto di 1320 in quanto ciò potrebbe costituire un primo segnale di indebolimento del comparto azionario internazionale. Interessante ora osservare la reazione degli investitori dopo la pausa estiva ed volumi decisamente ridotti. L’indice azionario italiano, Ftsemib, ha generato a metà agosto un segnale di inversione rialzista con il superamento di quota 14500 circa e ha recentemente realizzato una serie di nuovi massimi oltre quota 16500. Le prossime elezioni presidenziali americane, che si terranno il prossimo 6 novembre (quel giorno del 1962 le Nazioni Unite hanno condannato l’apartheid), potrebbero “garantire” per lo meno l’assenza di un crollo borsistico significativo durante le prossime settimane. Le Ipo (Initial Public Offering) italiane, ossia i nuovi collocamenti in borsa, sono andate relativamente bene dall’inizio dell’anno e hanno avuto un rialzo medio del quasi 18% rispetto al calo di -8.47% delle Ipo negli Usa. In effetti, il pessimo andamento dell’Ipo di Facebook era del tutto prevedibile se ci ricordavano le società newcom, sempre americane, della fine degli anni ‘90. Anche all’epoca si acquistava il nulla e delle promesse.

In conclusione, le tensioni sono momentaneamente diminuite su Grecia, Portogallo, Spagna ed Italia, mentre l’economia cinese tende a ridimensionarsi ulteriormente ed il Pil dei paesi Brics è visto al ribasso per il 2012 al 6.02% (dal 6.98% del 2011) per aumentare, forse, nel successivo 2013. Vari paesi potrebbero chiedere gli aiuti internazionali, in ultimo abbiamo la Slovenia. Si parla anche di “hard landing"; ossia di un drastico rallentamento dell’economia.
Lo scenario internazionale è tuttora in una situazione di “calma apparente” principalmente grazie a due recenti eventi particolarmente attesi. Vediamoli molto sinteticamente.
Lo scorso 12 settembre la Corte costituzionale tedesca si è pronunciata a favore del fondo europeo salva-Stati (Esm) allo scopo di contrastare la crisi del debito pubblico.
Qualche giorno dopo, la Fed (Federal Reserve ossia la Banca Centrale americana) ha deciso di procedere con il terzo Quantitative Easing (QE3); ossia stamperà nuovamente denaro per sostenere l’economia americana ed, in modo particolare, l’occupazione. Tale operazione potrebbe essere una mossa puramente politica in prossimità delle elezioni presidenziali negli Usa. Ricordiamo che il 1° QE è avvenuto in corrispondenza di un’economia in flessione del 4%.
Queste due manovre hanno dunque allentato le tensioni internazionali, ma i problemi di fondo rimangono. Viene applicato un cerottino su una ferita che necessita di ben altro per essere curata. Per esempio, il piano di acquisto chiamato "Outright monetary transactions" (Omt) che verrà utilizzato nel fondo salva-Stati potrebbe portare un aumento della volatilità sul mercato secondario e la Fed non può stampare denaro all’infinito senza accumulare problemi che emergeranno inevitabilmente fra qualche anno… Quindi sfruttiamo con cautela l’attuale “tregua finanziaria”, ma non abbassiamo la guardia. Da non sottovalutare le tensioni in Iran (anche per la navigazione del petrolio) e le manifestazioni del mondo arabo.
Infine e tornando al contesto nazionale, San Marino non può permettersi di fare neanche un passo indietro se vuole avere qualche possibilità di recuperare credibilità a livello internazionale. Ne va dell’economia del paese e del futuro dei nostri figli.

Spesso le persone chiedono il consiglio degli analisti quando non serve (quando la situazione è molto favorevole e semplice da interpretare), mentre pensano di riuscire a farcela da soli quando la situazione è critica. E’ un fenomeno molto corrente e ciò spiega perché il fai da te è quasi sempre controproducente, per lo meno, nel difficile e spietato mondo finanziario. Quando uno sta male si reca immediatamente dal suo medico di fiducia e quando deve investire i suoi risparmi dovrebbe andare immediatamente presso il suo istituto di credito di riferimento. Semplice. Le cose più semplici sono spesso quelle più complicate.

(analisi realizzata il 20 settembre 2012)

Giovanni Maiani

domenica 9 settembre 2012

WEF: Non è sempre detto che una cosa gratuita non sia di valore.

Qualche giorno fa è uscito il “Global Competitiveness Report 2012-2013” stilata dal World Economic Forum (WEF). Il Wef è stato creato nel mese di gennaio 1971 da Klaus Schwab, allora professore di politica aziendale presso l'Università di Ginevra, tuttora Presidente esecutivo del Wef, e realizza una lunga serie di report internazionali utilizzati in tutto il Mondo.

Ricordo brevemente la mia analisi del 5 novembre 2010 intitolata “San Marino può diventare un’Eccellenza” relativo al report “Doing Business 2011” della Banca Mondiale. Anche in questo caso, San Marino può beneficiare del lavoro di un’organizzazione internazionale di elevato profilo e del tutto gratuito, ripeto, del tutto gratuito, per cercare di raggiungere una sana posizione competitiva nei confronti dell’amica Italia e, perché non, del resto dell’Universo. Perché limitarsi?

Il Global Competitiveness Report, un volume di 545 pagine redatto in inglese, valuta la competitività di ben 144 paesi attraverso 12 fattori strategici chiamati appositamente Pillars, ossia pilastri, e suddivisi in 3 sotto indici. Di seguito l’elenco sintetico di questi 3 sotto indici e dei 12 pillars per rendere l’idea, nonché il posizionamento dell’Italia.

Requisiti di base. (Italia al 51° posto)
-         contesto istituzionale, (97° posto)
-         infrastrutture, (28° posto)
-         scenario macroeconomico, (102° posto)
-         sanità e l’istruzione primaria, (25° posto)

Efficienza. (41° posto)
-         istruzione superiore e formazione, (45° posto)
-         efficienza del mercato delle merci, (65° posto)
-         efficienza del mercato del lavoro, (127° posto)
-         sviluppo del mercato finanziario, (111° posto)
-         tecnologie dell'informazione e della comunicazione, (40° posto)
-         dimensione del mercato, (10° posto)

Innovazione e sofisticazione. (30° posto)
-         sofisticazione del business, (28° posto)
-         innovazione. (36° posto)

Ai primi 5 posti di questo studio internazionale sulla competitività ed in ordine discendente troviamo la Svizzera (al 1° posto per il quarto anno consecutivo) con un indice di 5.72 su 7, Singapore (5.67), Finlandia (5.55), Svezia (5.53) ed Olanda (5.50). L’Italia con 4.46 punti su 7 è al 42° posto della classifica generale ed è situata tra il 41° posto della Polonia ed il 43° posto della Turchia. San Marino può fare sicuramente meglio, anche grazie alla sua dimensione territoriale.

Nuovamente, come avvenuto già nella mia precedente analisi relativa al rapporto Doing Business, abbiamo uno studio macroeconomico internazionale di tutto rispetto che ci evidenzia lo scenario complessivo nonché il posizionamento e dunque i punti di forza e di debolezza dei singoli paesi, Italia compresa. Tocca a noi, se le vogliamo, cercare di sfruttare le debolezze degli altri per farle diventare i nostri punti di forza a livello internazionale. E’ già tutto scritto e tutto fatto. Meglio di cosi. Ovviamente, anche in questo caso, San Marino non appare nella classifica ed è un vero peccato. Come può il nostro paese immaginare solo per un secondo di avere un minimo di autorevolezza e di ottenere il rispetto a livello internazionale se i report come il Doing Business o il Global Competitiveness Report non lo considerano? Per esempio, nel report in questione, dalla pagina V alla pagina XI vengono presentati gli “Partner Institutes” di tutti i paesi coinvolti nell’iniziativa. Per l’Italia c’è “SDA Bocconi School of Management”, mentre per l’ultimo della classifica, ossia il Burundi c’è “University Research Centre for Economic and Social Development (CURDES), National University of Burundi”. Noi non ci siamo. Io da sammarinese ed orgoglioso di esserlo non voglio più che ciò accada.

Da “bravo analista” spero di cuore che il prossimo Governo sia lungimirante ed in grado di prendere in considerazione questo tipo di report internazionale del tutto free come accade in tutto il pianeta. Non è sempre detto che una cosa gratuita non sia di valore, vedi l’amore per esempio.

L’analisi è finita, ma sapete che non riesco a resistere… Due domandine ed una risposta parziale.

Visto che in questo momento pre elettorale vengono effettuati magicamente i lavori stradali ed il personale precario sotto la PA viene stabilizzato (meglio cosi), vorrei che la magia non si fosse esaurita e quindi chiedo cortesemente, a chi vorrà/potrà rispondere, ma alla cittadinanza e non a me, a che punto si trova la situazione del Queen Outlet?

Sapete che cosa deve accettare un paese che necessità di aiuti internazionali, del piano salva spread o dell’Omt? Solitamente deve privatizzare, ridurre gli stipendi ed il personale sotto la PA, togliere le tredicesime, aumentare le tasse, e cosi via. In Italia hanno la Spending Review, ma è solo l’inizio. Cosa accadrà a San Marino?

Non lo dirò mai abbastanza: da “bravo analista”, andate tutti a votare e votate bene. Già ribadito nei post “Il grande risveglio” del 3 agosto 2012 e nel “Protagonista del futuro” del 14 settembre 2010.

Giovanni Maiani

martedì 14 agosto 2012

Onora i tuoi figli.


Ho pubblicato venerdì 3 agosto un articolo nel quale dicevo, sinteticamente, che “in fondo accade oggi in Italia quanto avvenuto in Grecia qualche settimana fa.”.

I giorni seguenti la mia tesi è stata immediatamente confermata e sostenuta dagli eventi. E come poteva essere diversamente? Ricordiamo che cosa è accaduto nella settimana appena conclusa:

Lunedì 6: “Federconsumatori: stima -5% credito al consumo famiglie nel 2012”.
Martedì 7: “Pil: Istat stima -0,7% in secondo trim, -2,5% su anno (RCO)” e da Il Sole 24 Ore “Berlusconi fra i 10 politici più pericolosi d'Europa.”.
Mercoledì 8: La spending review è legge.
Giovedì 9: “Crisi, Bce: attese insolvenza molto alte per imprese italiane”.
Venerdì 10: La benzina è aumentata di circa 50.82 centesimi.

Qualche precisazione: L’allusione di Spiegel su Berlusconi riportata dalla testata economica più diffusa in Europa è preoccupante non tanto per il politico sotto accusa quanto per il fatto che sia un ex premier italiano ad essere colpito e ciò sottolinea come l’Italia viene vista all’estero. La Spending review viene chiamata altrove piano di austerità, ma nel bel paese non si può dire. Inoltre, il debito pubblico italiano a giugno ha realizzato un ennesimo massimo storico a 1.972.940 milioni di euro; ossia circa 32500 euro a persona. Chi sa a San Marino?

Pertanto, le famiglie acquistano meno, l’economia crolla, il governo ha varato un pacchetto di austerity, le aziende italiane sono in crisi ed è stato aumentato la benzina con tanto di Iva sull’accisa (una tassa sulla tassa). Ne abbiamo già parlato l’8 marzo 2011. Siamo in Grecia.

Questa settimana voglio approfondire il discorso.

In effetti, torno un attimo sull’ipotesi che avevo formulato per uscire dalla crisi, ossia; “Solo lo studio, il rispetto civico e la sana competitività possono fare uscire il bel paese dall’attuale abisso. Ma ci vorrà tempo”.

Lo studio.
Lo studio, pertanto l’educazione e la cultura in generale, sono o dovrebbero essere la pietra angolare di un qualsiasi paese o società. In fondo, che cosa ci separa dagli altri mammiferi? Speriamo che non sia soltanto la minor peluria che ci siamo lasciati alle spalle circa 200 mila anni fa. Siamo parzialmente scesi dall’albero e non siamo più nella giungla (vedi il primo agosto 2011). Lo studio porta alla ricerca e la ricerca allo sviluppo (problem solvers). Senza il primo non c’è futuro. Ribadisco che fra 100 anni saremmo probabilmente tutti morti, ma dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli, dare un senso alla nostra vita e non vivere da egoisti. Vado un attimo fuori tema, ma poi ritorno. Da qualche parte è scritto: “Onora tuo padre e tua madre…”. Riconosco che questo è, a volte, tutto tranne facile in quanto i figli hanno un’esperienza molto limitata rispetto quella dei loro genitori e conoscono meno cose e, di conseguenza, comprendono solo parzialmente quando viene detto loro, ma la consapevolezza aumenta con il passar del tempo e giunge completa quando il figlio diventa, a sua volta, genitore. Ma da “bravo analista” vorrei farVi riflettere su “Onora i tuoi figli…”. In effetti, un genitore è consapevole quando Vuole un figlio ed è (generalmente) una Sua scelta dare alla luce una nuova creatura. Il Padre Eterno poi dà il suo “avallo”. Pertanto, per applicazione (termine preso in prestito dalla matematica) siamo moralmente obbligati a curarci dei propri figli. Di conseguenza, e qua ritorno, dobbiamo assicurare loro il massimo dello studio e dell’educazione in generale per poter aumentare le loro possibilità di avere una vita migliore della nostra. A San Marino, per fortuna anche se non so fino a che punto, la paga base è molto elevata, mentre la paga “massima” nel privato è relativamente limitata. Ciò non stimola i giovani a studiare in quanto sanno che se escono dalla scuola a 16 anni guadagneranno probabilmente quanto un neo laureato italiano. Non preoccupatevi, la paga base sarà obbligatoriamente limata dalla crisi. Tornerà poi un equilibrio tra un salario base ed il titolo di studio.

Il rispetto civico.
Le leggi ci sono e servono. Non sono fatte tutte bene, molte ad hoc per qualche potente, ma serve un inquadramento di massima. La legge non è altro che un modello comportamentale. Tutti si comportano in un modo o in un altro, dall’atomo al topino, dal plancton al vento solare, dal pino verde all’essere umano fino agli altri animali tra di loro. Una cosa è, anche perché, viene inquadrata, diversamente regnerebbe il caos. Lo sviluppo passa obbligatoriamente dal rispetto civico. Occorre rispettare l’altro per assicurare la propria crescita e sviluppo. Diversamente c’è la schiavitù o una progressione limitata nel tempo. Come posso andare avanti se sono da solo? Andrò avanti anche da solo, sì, ma per poco. Vedi il paragrafo successivo. Il rispetto civico e, di conseguenza, un comportamento almeno in parte etico migliorano la società. Se vogliamo assicurare una lunga crescita al paese la gente comune deve smettere di chiedere piaceri personali (fare passare un terreno da agricolo a edificabile, ottenere un posto statale,…) in quanto complici del deterioramento del sistema e gli uomini che hanno un minimo di responsabilità (nel pubblico e nel privato) devono concentrarsi sul bene comune e non unicamente sul proprio. Il proprietario di un’azienda deve rispettare la forza lavorativa della stessa in quanto è grazie ai suoi dipendenti che ha una vita agiata. Diversamente farebbe lui stesso il dipendente. Una persona che perde il lavoro può richiederne un’altro in quanto deve sostenere la sua famiglia, ma una qualsiasi occupazione e non obbligatoriamente un posto sotto lo Stato. Diversamente diventa un costo sociale e scapito di tutti ed è ciò a limitare lo sviluppo. Non faccio demagogia o moralismo, ma da “bravo analista” sono obiettivo e dico le cose come stanno, come sempre. Giudico solo i fatti, non le persone, e cerco eventuali rimedi.

La sana competitività.
C’è la giungla e c’è la civiltà. Nella giungla il più forte mangia il più debole. Nella civiltà, secondo me e, fino ad un certo punto in quando ci vuole un minimo di sana concorrenza, il più forte deve aiutare il più debole. In effetti, in una qualsiasi azienda, se una squadra è composta da 10 unità tutte devono portare il proprio contributo ed il capo squadra deve considerare le 10 unità, ognuna in relazione alle proprie capacità, e non solo l’elemento più forte. L’elemento più forte deve essere di esempio ed incoraggiare gli altri nonché mostrare loro la strada ed aiutarli quando lo necessitano cosi da rafforzare l’intera squadra. Diversamente, una squadra di un solo elemento, anche se forte, non è una squadra e verrà superata dalla concorrenza in quanto non efficiente oltre ad essere un peso per l’azienda. Si chiama Sinergia. Varie aziende di quel tipo sono in grado di mettere in ginocchio un intero paese, che sia l’Italia, San Marino o la zona euro. Di conseguenza, niente lecchini, mentre lo sviluppo passa anche attraverso lo stimolo individuale che non è altro che un pizzico di sana competitività, non il lecchinaggio di fondo. Ricordiamo i cerchi di qualità giapponesi. La crescita necessità di sana competitività e pertanto di meritocrazie e non di familismo e di favoritismo. Non sottovalutiamo il potere devastante del favoritismo in quanto un unico individuo, sostenuto in modo amorale, è in grado di scoraggiare un’intera squadra di persone capaci. La gente si scoraggia ed accusa un calo di redditività se non vede una possibilità di successo. Ed è probabilmente per questo che non siamo in grado di predire il futuro. Come mi comporterei sapendo di morire fra 20 giorni? Vediamo che cosa succede in Italia, la patria del favoritismo ed osserviamo che fine sta facendo. A San Marino è lo stesso, ma siamo più piccoli e, se lo desideriamo veramente, riusciremo ad invertire la rotta e, finalmente, favorire la meritocrazia. Dipende solo da noi.

In conclusione, per fare uscire il paese, qualsiasi paese, dall’attuale abisso occorre dunque formare i giovani:
- nello studio per favorire la ricerca e farli diventare dei problem solvers efficienti,
- nel rispetto civico in quanto la società necessità di un comportamento etico,
- nella sana competitività (lo sport aiuta) in quanto i primi devono essere tali per le loro capacità e non perché figli di qualcuno e lecchini.
Solo la meritocrazia porta allo sviluppo duraturo e la sua assenza porta alla situazione attuale.

Mentre prepariamo i nostri figli in tale senso, dobbiamo fare uno sforzo notevole e cambiare molto rapidamente la nostra impostazione mentale. Ricordate? Onora i tuoi figli… Quello che era non è più e non tornerà mai più (vedi per esempio i prestanomi e l’attuale fine delle pensioni). La vita è un fiume e, come ha scritto Eraclito “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume…”. Occorre accettarlo ed adattarsi.

L’analisi odierna sarebbe conclusa e passerò probabilmente alla storia per le mie parentesi, preferirei come “bravo analista”, ma non voglio scrivere tutti i giorni e quanto segue è probabilmente utile a molti.
Chi soffre di una lunga malattia non può uscire di casa dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00. Questo è la legge e l’orario viene giustamente riportato sul talloncino per il malato. Tuttavia, ho saputo solo ora a 48 anni che il malato non può uscire dalla Repubblica neanche durante le sue ore di “liberta”. Colpa mia che sono stato relativamente bene fino ad ora. So di essere ignorante e che nessuno deve ignorare la legge (infatti sono ignorante e ho fatto una ripetizione), ma se è vero che dobbiamo conoscere gli orari per i controlli del medico legale e questi vengono ricordati sul talloncino, dovrebbe essere altrettanto vero che la dicitura “l’utente non può allontanarsi in nessun caso dalla Repubblica” o qualche cosa di simile dovrebbe essere riportata vicino all’orario in quanto fondamentale. In pochi sano che non si può uscire da San Marino dopo l’orario per i controlli. 

Sono disponibile a ricevere via email le vostre segnalazioni, anche anonime, nell’intento, come sopra, di trovare qualche soluzione nell’interesse dell’intero paese. Una finestra aperta con un “bravo analista” che ha a cuore il paese. Come voi.

Giovanni Maiani

venerdì 3 agosto 2012

Il grande risveglio.

Wow! Chi l’avrebbe mai detto?

Mercoledì 1 agosto è crollato un muro. In effetti, Mario Monti ha detto:

vedi www.milanofinanza.it : Monti, Italia potrebbe avere bisogno di tregua da alti tassi.
“L'Italia non ha bisogno dell'assistenza dei partner europei, ma in futuro potrebbe rendersi necessario "tirare il fiato" rispetto agli alti tassi di interesse.”

vedi http://www.agi.it/ : Monti: "Euro non divida. Italia potrebbe aver bisogno di aiuti"
"L'idea di base e' che proprio in questo momento l'Italia non sembra avere bisogno di aiuti particolari,…”

vedi http://www.ilmessaggero.it : Crisi, Monti sfida i falchi tedeschi:
«L'Italia potrebbe chiedere lo scudo»

vedi http://tg24.sky.it : Monti a Helsinki: "L'Italia potrebbe avere bisogno di aiuti"

vedi http://www3.lastampa.it : Monti: lo scudo potrebbe servire
"Sullo spread intervenga la Ue"

vedi http://it.reuters.com : “Monti: Italia potrebbe avere bisogno di tregua da alti tassi”

vedi http://www.ilsole24ore.com/ : “Monti: aiuti all'Italia forse necessari per calmare lo spread, si rispetti l'indipendenza della Bce.”

In pratica, l’Italia ha dei problemi e potrebbe necessitare di qualche aiuto. Ovviamente è una cosa del tutto improvvisa, praticamente un incidente di percorso ed un evento imprevedibile. O per lo meno è cosi che vogliono farlo passare.

Io invece non sono d’accordo.

Da “bravo analista” quanto dico deve essere dimostrato. Di seguito riporto quanto scritto durante gli ultimi mesi:

18 giugno 2010 - San Marino, un capro espiatorio.
“…perché in data 16 giugno (occorre essere precisi con i numeri) il Cds (misurazione del rischio paese) dell'Italia con 191.50 valeva più di quello del Guatemala (183.8), della Colombia (155.2), del Marocco (129), della Slovacchia (90.4)...? Siamo sicuri che la colpa sia dall'evasione fiscale?”

24 giugno 2010 - L’onestà: che sia relativa?
“…perché con il nuovo metro, ossia il rapporto tra il debito aggregato ed il pil, la Grecia con 199.9% nel 2007 e 210.70% nel 2008 ha dei rapporti più bassi dell’Italia (rispettivamente 211.5% e 225%) ed è vicina al default, e l’Italia no?”

1 agosto 2011 - La speudo evoluzione della specie.
“L’Italia è ultimamente sotto attacco… Dicevano che i conti in Italia, negli Usa ed in molti altri paesi… erano apposto, ma non era e non è tuttora cosi…”

23 aprile 2012 - Salario a rischio.
“…dopo la Grecia in fila indiana ci sono al momento, ma possono ovviamente cambiare, i paesi della penisola iberica, l’Italia, quindi la Francia…”

Pertanto, era chiaro da anni che l’Italia era sull’orlo del precipizio. Ci ero arrivato per fine io a dimostrazione che ciò era più che evidente. La differenza risiede nel fatto che io sono onesto e obiettivo e devo dire le cose come stanno anche se con il limite della mia esperienza professionale.

Non sono qui per parlarvi di me, ma per dimostrarvi che non dovete credere a tutto quello che vi dicono e che dovete ragionare con la vostra testa.

Ma non è tutto. Ci sono state nascoste molte verità e la presa in giro non finisce qua. In effetti, sempre in data 1 agosto e con riferimento ai mercati, Monti ha aggiunto:

-         “Crisi: Monti, scudo per l'Italia se i mercati non capiscono”
-         “Crisi: Monti, mercati non riflettono progressi raggiunti da Paesi Ue”
-         Monti: "se mercati lenti a capire, all’Italia potrebbero servire”
-         “Crisi: Monti, Mercati Non Riflettono Progressi Raggiunti Da Paesi Ue”.

Io, invece, penso che i mercati non siano stupidi e che abbiano sempre ragione. Inoltre, i mercati sono fatti, anche e non solo, da trader ed analisti capaci. Il giorno dopo la prese in giro dei mercati, ossia il 2 agosto, il Ftsemib italiano ha chiuso in calo del 4.64%, la borsa di Madrid ha perso il 5.16%, l’euro perde mezzo punto percentuale sul dollaro americano, il decennale italiano rende il 6.33% con uno spread su quello tedesco a 511 punti base. Per me, i mercati capiscono fin troppo bene.

Di conseguenza, non è vero che l’Italia ha un problema improvviso, ma il bel paese che amo tanto ha una situazione economica pessima ed assimilabile, per molti aspetti, a quella di Spagna e Grecia. In fondo accade oggi in Italia quanto avvenuto in Grecia qualche settimana fa. Null’altro. Manovre, tagli, scioperi, probabile richiesta di aiuti, …. Speriamo per lo meno di non arrivare ad un haircut.

Non vi siete mai chiesti che cosa hanno in comune gran parte del paesi che formano di cosiddetti Piigs? Tranne l’Irlanda, sono tutti collocati attorno al mar mediterraneo. Strano?  All’estero viene studiato il clima mediterraneo ed i suoi potenziali pessimi effetti sull’economia nazionale. E’ caduto un mito? Mi dispiace, ma è cosi. Basta avere una visione obiettiva delle cose e volere vedere. Ora si capisce meglio perché i paesi europei più “meritevoli” sono generalmente quelli nordici e quindi distanti dal mediterraneo.

Inoltre, il possibile aiuto bramato dall’Italia è, anche, lo scudo anti spread. Vi ricordate come è nato? E’ stato varato lo scorso 28 giugno durante il Consiglio Ue ed è stato richiesto, casualmente, dall’Italia e dalla Spagna con il sostegno della Francia. I paesi che se la passano meglio in pratica…

Il caso c’entra ovviamente ben poco.

L’Italia ha fatto di tutto per la creazione di questo scudo anti spread rivendicando immediatamente un elevato potere contrattuale al seno dell’Ue e dicendo prontamente che “Monti incassa scudo anti spread, per ora Italia non lo userà”. Abbiamo quindi visto che cosa sta succedendo un mese dopo il Consiglio Europeo… Altra chicca. I 3 paesi promotori dello scudo sono quindi Spagna, Italia e Francia. Poco sopra ho riportato una frase della mia analisi del 23 aprile 2012 intitolato “Salario a rischio” dove cito magicamente “i paesi della penisola iberica, l’Italia, quindi la Francia…”. Tre su tre, ho fatto terno secco. Sarà un caso.

Giudicate voi.

L’Italia ha un’economia molto solida, deve fare i conti con un incidente di percorso imprevedibile ed io sono un mago o vi hanno detto per molti anni molte cavolate (e lo fanno ancora ora) ed io sono un “bravo analista”. A me non interessa quello che pensate in quanto non mi cambia nulla, ma aprite gli occhi e fatte la vostra scelta. Questo è il punto. Il popolo italiano è drogato con il calcio (automobilismo e moto) ed tenuto in uno stato illusorio con le lotterie, mentre i ragazzi vogliono diventare calciatori e le ragazze delle veline. E’ il sogno di qualsiasi politico di basso profilo avere un popolo prevalentemente dormiente, in questo modo può fare quello che vuole. Non vi pare? Il passo successivo è la dittatura. Per fortuna l’Italia è piena di persone meravigliose, di menti illuminate, di eccellenze, …, ma non rappresenta la maggioranza della popolazione e questo viene rispecchiato nella classe politica e quindi nei conti pubblici. Solo lo studio, il rispetto civico e la sana competitività possono fare uscire il bel paese dall’attuale abisso. Ma ci vorrà tempo.

Una parentesi: l’evasione fiscale italiana è stata voluta dal governo. Come potrebbe essere diversamente con una pressione fiscale del 55%, la più alta al Mondo? Non si devono evadere le tasse in quanto è incivile, ma i “cattivi” in primis sono loro. Se fossero stati capaci le tasse sarebbero molto più basse e pagate da tutti. Invece il mondo appartiene ai furbi e vediamo come siamo ridotti. Bella eredita che lasciamo ai nostri figli.

Quindi c’è una bella differenza tra non fare allarmismo nonché dire le cose come stanno e nascondere la verità.

E’ importante farsi un’idea chiara su quello che è accaduto durante gli ultimi anni in quanto, a breve, ci saranno le votazioni in Italia ed a San Marino.

Infine ribadisco che; non votare è votare.

Ricordo una frase della mia analisi del 14 settembre 2010 - Protagonista del futuro -  “Quindi, votate per chi volete, ma andate a votare alle prossime elezioni. Diversamente non potete lamentarvi per le scelte che prenderanno altri…”.

Giovanni Maiani