domenica 27 gennaio 2013

La Francia in difficoltà.

In Europa, l’indice PMI manifatturiero (stima flash) è uscito in miglioramento dal 46.10 di dicembre all’attuale 47.50 superando le attese degli analisti pari a 46.50 punti. Migliora anche lo scenario tedesco dove il Pmi è di 48.80 e quindi in netto miglioramento dal precedente 46. La situazione francese, invece, è sempre deludente ed osserviamo un drastico peggioramento da 44.60 a 42.90 soprattutto se teniamo conto dei recenti recuperi e di una stima ottimistica di 45.10 da parte del mercato. Il problema che sottolinea il settore manifatturiero francese non è da sottovalutare perché, anche, il settore terziario è in difficoltà con 43.60 ed entrambi mettono in evidenza le difficoltà dell’economia transalpina nonché il pericolo di recessione.


A peggiorare il contesto generale sono le stime della Banca Mondiale relative all’economia mondiale per il 2013 riviste al ribasso da +3% a +2.40%. I primissimi dati relativi al Pil del 4° trimestre del 2012 sono già noti e relativi all’economia inglese che è calata dello 0.30% negli ultimi 3 mesi dell’anno, mentre su base annua fa registrare un timido +0.10%. Ricordo brevemente che il Pil francese durante il 3° trimestre del 2012 era già appena sopra allo zero con +0.10%, che la fiducia dei consumatori alla fine del 2012 era pari a -36 (facevano peggio nell’Eu27 soltanto Grecia, Ungheria, Portogallo e Slovacchia), che il tasso di disoccupazione di novembre è del 10.50% (ma che dovrebbe peggiorare ulteriormente), mentre l’inflazione di dicembre all’1.30% su base annua rispetto ad un rendimento del decennale obbligazionario del 2.22%. Inoltre, secondo i dati Eurostat del 3° trimestre 2012 relativi alla Francia, il rapporto tra debito pubblico (1.818.147 mio di euro) e Pil è pari a 89.90% in linea con il 90% dell’eurozona.

Oltre ai Pmi deludenti ed al rischio recessione, il governo francese deve fronteggiare altri problemi. In effetti, la recente tassa sui ricchi è stata bocciata lo scorso mese dal Consiglio costituzionale, ma il Governo di Hollande sta elaborando una nuova normativa per colpire i redditi elevati. Ricordo che la tassa sui grandi patrimoni (L’impôt sur les grandes fortune) è stata introdotta in Francia da Mitterand nel 1981 e, dopo l’abolizione, reintrodotta 7 anni dopo con l’Isf (l’impôt de solidarité sur la fortune). A prescindere della costituzionalità o meno della tassa sui grandi patrimoni, e detto/scritto dallo scrivente che è nato e ha vissuto 22 anni in Francia, il paese transalpino non fa una grande figura quando si viene a sapere che l’ex Presidente Sarkozy sta per lasciar il proprio paese per sfuggire alla tassazione. Che cosa fai, scappi?

Nel post del 19 ottobre 2011 (http://giovannimaiani.blogspot.it/2011/10/alcuni-paletti-sono-ormai-obsoleti.html) avevo scritto che “Il Pil come misurazione della crescita economica di un paese è molto limitativo. Perché non utilizziamo maggiormente e prendiamo in considerazione altri indici come il consumo delle famiglie, l’indice sulla fiducia delle famiglie o delle imprese, la pressione fiscale, l’acquisto di nuove case, il numero di separazioni,…, e cosi via.”.
In tale ottica, la percentuale dei cittadini francesi che hanno fiducia nella Commissione europea ha raggiunto nel 2009 il minimo degli ultimi anni con il 39%. Anche questo indicatore mostra che, secondo i cittadini, le cose non vanno bene in Francia e, in fondo, l’operato di un Governo viene giudicato attraverso i cittadini tramite il voto ed i vari indici di fiducia. Questo 39% è molto importante in quanto molto basso e nell’Eu27 fa peggio solo la Lettonia con il 38% dei cittadini che ha fiducia nella Ce.


In conclusione, mentre l’economia mondiale rallenta e molti paesi sono già in recessione, da “bravo analista”, penso che la Francia possa presto fare parte di questi paesi con dei problemi di crescita (vedi anche l’Olanda e la Finlandia) e non riuscirà molto probabilmente a raggiungere l’obiettivo del rapporto deficit/pil del 3%.

Ps: Il Pmi index (Purchasing Managers Index), ossia l’indice dei direttori agli acquisti, evidenzia la capacità di acquisto delle imprese. L’indice rispecchia l’andamento dell’economia e riesce ad anticiparne l’andamento nel prossimo futuro. Al di sopra di 50 evidenzia un’espansione del settore, nonché una contrazione al di sotto di 50.

Giovanni Maiani

mercoledì 23 gennaio 2013

IBM

Ibm ha pubblicato martedì i risultati relativi all’intero 2012 dove emerge un utile netto di 16.604 miliardi di dollari in aumento del 4.72% rispetto ai dati del 2011. Il rapporto rispetto ai ricavi passa dal 14.8% del 2011 all’attuale 15.9% anche “grazie” al calo del 2.25% dei ricavi rispetto all’anno precedente. Doveroso sottolineare la diminuzione del 4.5% dei costi sui ricavi che ha permesso i miglioramenti dell’utile lordo e del reddito operativo rispettivamente dello 0.32% e dello 0.78%. Il margine lordo aumenta dunque dal 46.89% del 2011 all’attuale 48.13% ed, allo stesso modo, osserviamo una crescita del margine operativo dal quasi 19% all’attuale 19.56%. L’Eps 2012 risulta di 15.25 dollari in crescita del 13.5% circa rispetto ai 13.44 dollari dell’esercizio precedente. Il dividendo aumenta da 2.90 dollari all’attuale 3.30 dollari, in crescita del 13.8%.


Dallo stato patrimoniale osserviamo principalmente un aumento degli asset del 2.39% ad oltre 119 miliardi di dollari (+6.53% degli attivi totali a LT) ed una crescita del 4.19% delle passività (correnti +3.56%, lungo termine +4.68%).

Il book value per share (valore contabile per azione) pari a 16.69$ è in calo del 3.59% rispetto al dato del 2011, il rapporto debito netto per azione aumento del 21.66%, mentre il rapporto tra il debito totale ed gli attivi totali passa dal 26.90% al 27.91%. Cala il current ratio (rapporto di liquidità) da 1.21 a 1.13.


Quindi migliora l’utile netto, calano i costi sui ricavi ed il book value, diminuisce il capitale sociale (totale passivo – passività totali) dal 2005, nonché aumenta l’indebitamento. Anche se l’azienda ha anticipato ottime prospettive per i prossimi anni e diversificato i sui ricavi nei paesi Brics, occorre essere relativamente cauti per il prossimo futuro ed il mercato sembra esserlo. In effetti, il titolo ha concluso la sua prima giornata borsistica post dati in rialzo del 4.41%, ma questa performance è dovuta in gran parte al gap up iniziale in quanto si è limitato a consolidare dopo la prima mezz’ora di contrattazioni.

Domani giovedì usciranno i dati di Microsoft.

Giovanni Maiani

lunedì 14 gennaio 2013

Il settore della moda.


Facciamo una breve fotografia del settore dell’abbigliamento internazionale.


Andamento borsistico.

Dalla metà del mese di agosto 2003, data di partenza dell’indice Bloomberg World Apparel Index (Bwai), osserviamo dal grafico normalizzato che il comparto, espresso in euro, ha sempre fatto meglio dell’indice World Msci (in euro) raggiungendo ai giorni nostri una performance del +124% rispetto al timido +30% dell’indice azionario mondiale. Prendendo in considerazione il minimo di marzo 2009, il comparto è cresciuto del 169% quasi il doppio dell’89% fatto registrato dall’indice generale. Questo potrebbe rappresentare un ottimo punto di partenza.
Disegno di Miseon Kang


Capitalizzazione per paese.
Le 51 società che compongono il Bwai provengono da 15 paesi e principalmente dalla Cina con 15 aziende (il 29.40% del totale), seguito da Hong Kong con 7 unità, quindi dal Giappone con altre 4 unità. Interessante dunque osservare un’elevata concentrazione di società in Asia pari al 51% del totale. Parliamo dunque di numeri importanti, ma la capitalizzazione delle società asiatiche sfiora il 30% del totale del comparto, mentre la Francia, con i soli 2 colossi Christian Dior ed Hermes supera abbondantemente il 37% del settore complessivo.


Qualche dato rispetto alla capitalizzazione.
Rendimento del dividendo.
Dal grafico a bolla emerge immediatamente come il dividendo delle aziende a maggiore capitalizzazione sia solitamente inferiore al 4%. Il rendimento medio è del 2.38%.


Prezzo earnings.
Solitamente, i PE delle società a bassa capitalizzazione rimangono al livello della mediana (18.83) della popolazione osservata, mentre il 3° quartile (24.34) è interessato da aziende a media capitalizzazione.


Roe
La media della redditività del capitale proprio ponderata dalla capitalizzazione di borsa è pari al 21.51% ed osserviamo, ovviamente, che questo target è irraggiungibile per molte società di medie piccole dimensioni.

Stime di PE
Il grafico evidenzia che, quasi sempre, il PE stimato per l’anno successivo sia inferiore a quello attuale e che, in soli 2 casi (l’elvetica Calida e la società Ygm), assistiamo al contrario. La retta rossa è la frontiera che indica che il PE attuale e quello stimato sono identici.


Andamento delle vendite.
Il comparto ha generalmente beneficiato di un aumento delle vendite durante gli ultimi 12 mesi anche se ci sono qualche eccezione, anche in Italia. Interessanti gli aumenti dei ricavati di +62% per Dongguan e del 48.86% per Lanci.


Debito / Totale attivo
Il rapporto medio ponderato tra il debito ed il totale dell’attivo è del 13.43%, ma osserviamo un comparto fortemente indebitato e 10 società con un rapporto tra il 27% ed il 51%. In vetta alla classifica troviamo le americane Hanesbrands e Fifth & Pacific Cos Inc con rapporti rispettivi di 50.51% ed 46.98%.


Alpha & Beta
Il comparto vanta 17 titoli con un Alpha positivo (quindi più forti dell’indice) ed un Beta inferiore a 1 (ossia meno volatili dell’indice) e tra questi emergono anche i 2 titoli francesi oltre che al tedesco Hugo Boss. La capitalizzazione di questi 17 titoli rappresenta il 58.7% di quella settoriale. Mancano tuttavia i dati relativi a 5 aziende asiatiche.

Performance 1-5 anni.
Osserviamo che molti titoli del comparto hanno avuto delle performance positive ad 1 ed a 5 anni ed i soli 4 che hanno perso su entrambe le scadenze sono asiatici. L’inclinazione della retta di regressione ci indica che il settore ha beneficiato di un trend borsistico decisamente rialzista durante gli ultimi 12 mesi e conferma, parzialmente, gli ottimi dati del coefficiente Alpha. Interessanti i rialzi a 1 anno del 147% della società polacca Lpp ed il +123% di Prada (Hong Kong).


Ultimi dati del settore.
In Italia, l’indice dei prezzi al consumo generale Nic (base 2010 = 100) relativo al mese di dicembre 2012 è pari al 3%, mentre l’indice limitatamente al comparto “abbigliamento e calzature” è del 2.60%.

Anche se osservato molto rapidamente e da lontano, il settore dell’abbigliamento appare relativamente interessante sia dal punto di vista fondamentale sia tecnico e le 51 aziende prese in considerazione ci offrono un’ampia scelta.


Di seguito qualche grafico per poter confrontare i titoli francesi Christian Dior ed Hermes.



Giovanni Maiani

domenica 6 gennaio 2013

La popolazione.

A mio modesto parere si parla troppo poco della popolazione ed un paese è giudicato principalmente, ed in primis, attraverso l’osservazione dell’andamento del Pil, dell’inflazione, del tasso di disoccupazione quindi dei tassi, e cosi via.

Tutto giusto, ovviamente, ma il paese è costituito dalla gente e la gente forma la popolazione e, pertanto, sarebbe probabilmente opportuno, o per lo meno non erroneo, dare il giusto posto alla popolazione di un determinato paese o area geografica.

In effetti, la popolazione
- consuma: nel secondo trimestre del 2012, dai dati Eurostat, la componente “Spesa consumo finale famiglia” rappresentava oltre il 57% del Pil nominale per spesa in euro. Vedi anche: http://giovannimaiani.blogspot.it/2012/12/allevamento-di-polli.html.
- paga le tasse: non aggiungo altro visto che è un argomento che conosciamo tutti.
- migra: l’emigrazione e l’immigrazione giocano un ruolo fondamentale rispetto alle 2 dinamiche sopra evidenziate. Vedi anche: http://giovannimaiani.blogspot.it/2012/04/salario-rischio.html.
- è complessa: la popolazione è divisa principalmente per fasce di età, per sesso e per attività (popolazione attiva o pensionata ad esempio)...
- vota: l’inclinazione politica del Governo di un paese ne condiziona l’economia ed il ruolo della popolazione “votante” è molto importante. Spesso i politici ne sono più consapevoli della gente. Vedi anche: http://giovannimaiani.blogspot.it/2012/10/limportanza-del-voto.html.
E cosi via…

Secondo le proiezioni dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, relative al 2050, la popolazione mondiale sarà di 9,3 miliardi rispetto agli attuali 7 miliardi circa, mente la popolazione nei 34 paesi Ocse dovrebbe raggiungere circa 1.383 miliardi in aumento del 12.3% rispetto l’1.243 miliardi del 2011. Tuttavia, la crescita non sarà omogenea e l’istogramma accanto ci evidenzia la situazione complessiva.


Emerge immediatamente come il Giappone e la Corea potrebbero perdere nel 2050 rispettivamente il 35.55% ed il 14.94% della popolazione rispetto ai livelli attuali. Invece, la popolazione dell’Australia dovrebbe crescere nello stesso periodo del 50.12% e quella degli Usa del 40.89% per citare solo gli estremi. Un motivo in più per parlare maggiormente della popolazione.

Ora, osserveremo brevemente l’andamento del Pil in dollari per abitanti e quello della popolazione di alcuni paesi dell’Ocse.


Oltre i 2 terzi dei paesi presentano due curve tendenzialmente ascendenti come dal grafico relativo ai dati generali dell’Ocse. Osserviamo in rosso il Pil con scala a sinistra, mentre in blu troviamo la popolazione con scala a destra. Tuttavia, la Germania, l’Estonia e l’Ungheria presentano già una curva della popolazione fortemente discendente e le prospettive per il 2050 non indicano miglioramenti. La Germania potrebbe perdere ancora il 9% della propria popolazione, l’Estonia il 6.71% e l’Ungheria il 12.59%. Altri paesi come l’Italia e l’Olanda hanno una popolazione crescente, ma un Pil per abitante che tende ad appiattirsi.


Questo potrebbe indicare, ma non è detto in quanto ci sono altri fattori da considerare, che queste economie presentino dei problemi di redditività. In effetti, al 3° trimestre del 2012 e su base annua, il Pil italiano perdeva il 2.40%, mentre l’economia olandese scendeva dell’1.60%. La Germania con un Pil a +0.50% e l’Estonia con +3.50% sembrano avere tuttavia un’economia in grado di fronteggiare la diminuzione della popolazione, ma potrebbero presto necessitare di intervenire per fronteggiare l’invecchiamento della popolazione, sostenere l’indebitamento pubblico ed il peso delle pensioni.

Ovviamente, i flussi migratori della popolazione sono dovuti principalmente, anche se non solo, a motivi economici. In effetti, nell’analisi del 23 aprile 2012 avevo analizzato lo Smog (ossia il salario minimo orario garantito) dei paesi della zona euro e scritto scherzosamente che “difficilmente vedremo un lussemburghese andare in Bulgaria per cercare fortuna”. Il grafico a dispersione accanto mette in relazione il Pil in dollaro per abitanti e la variazione ipotizzata della popolazione nel periodo 2011-2050 nei paesi Ocse.  


Emerge immediatamente che i prossimi flussi della popolazione prendono ovviamente in considerazione l’andamento economico del paese di destinazione. Il puntino rosso all’estrema destra è relativo al Lussemburgo che vanta il Pil per abitante decisamente elevato. La mia battuta sul Lussemburgo aveva un fondo di verità.

Un breve accenno sull’orario medio lavorativo annuo. Anche questo interessa la popolazione attiva.

In 23 paesi Ocse, l’orario medio lavorativo annuo è tendenzialmente discendente come nel caso della Danimarca ad esempio.


La curva rossa rappresenta il Pil in dollari per abitanti con scala a sinistra e quella verde l’orario medio con scala a destra.


In circa 1 terzo dei paesi (vedi Norvegia, Svezia, Svizzera, Usa, Spagna, Germania, Ungheria,…) assistiamo già dal 2010 ad un’inversione di tendenza e dunque ad un aumento dell’orario lavorativo. Che sia l’inizio di una fase di inversione? Stiamo a vedere.

Da “bravo analista”, penso che la popolazione debba essere maggiormente presa in considerazione quando si parla dell’economia di un paese o di un’area geografica (vedi anche http://giovannimaiani.blogspot.it/2011/10/alcuni-paletti-sono-ormai-obsoleti.html) in quanto strettamente legata al consumo nazionale, alla condizione stessa del paese, al pagamento del debito pubblico, al Welfare e cosi via. Per concludere, la locomotiva europea tende ad invecchiare.

Buona Epifania e felice anno nuovo a tutti.

Giovanni Maiani

lunedì 24 dicembre 2012

Diffidate dai falsi profeti.

La via del giusto è lunga e difficile, ma nel lungo periodo chi la sceglie viene premiato e riconosciuto, anche se lo scopo non è quello.
La via dell’inganno è scelta dai falsi profeti per trarre profitti e vantaggi immediati a scapito degli altri, ma il tempo è contro di loro e vengono, primo o poi, smascherati.
Da “bravo analista” devo riconoscere che c’è una via di mezzo, ossia chi sbaglia in buona fede. Chi prende la via del giusto non è immune agli sbagli, ma la sua buona fede deve essere evidenziata e la sua eventuale ”penna” deve essere attenuata di conseguenza.

La profezia Maya.
L’ultima ed ennesima allarme relativa alla fine del Mondo ha fatto (ovviamente e per fortuna) un nuovo flop, mentre la gente comune deve imparare ad accendere il cervello, ragionare con la propria testa ed aprire gli occhi. Non si può prendere in giro la gente più ingenua per trarre benefici. Da una parte ognuno di noi ha dei limiti e sbagliare ci permette di imparare e quindi di superarli e, cosi facendo, la società migliora. Parliamo di evoluzione della specie. Tuttavia, se andiamo avanti in questo modo, tutti finiranno per fregare tutti ed è già quello che tende a succedere. Sbagliare ovviamente, ma non venire fregato da chi è più furbo. Non siamo nella giungla.
Nessuno è in grado di prevedere il futuro.

I fenomeni del mondo della finanza.
Partiamo dai presupposti che nessuno regala nulla (e dove ci sono i soldi a maggior ragione) e che un maggiore rendimento è associato ad un maggiore rischio. Questi sono probabilmente due tra i principali teoremi che regolano il mondo della finanza.
Diffidate da chi vi propone un investimento e vi prospetta il raddoppio del capitale nel giro di pochi mesi. E’ possibile con l’utilizzo di derivati che sfruttano l’effetto leva o intervenendo su prodotti molto volatili, ma fortemente improbabile ed adatto soltanto ad investitori fortemente specializzati.
Diffidate da chi si presenta sapiente in tutto parlando molto frettolosamente. In molti casi si tratta soltanto di un ottimo venditore con una buona memoria (magari è abbonato a vari report internazionali in diversi settori o legge banalmente molto).
Nessuno è in grado di prevedere il futuro.

Gli indovini.
Sono il primo ad accettare e riconoscere il fatto che, molto probabilmente, siamo tutti collegati con chi ci ha creato; e come potrebbe essere diversamente? Pertanto, tutti noi abbiamo un filo sottile ed unico che ci consente una relazione speciale ed unica, ma tocca a noi individuarla, accettarla e alimentarla. Pertanto, è molto probabile che alcuni di noi siano ispirati ed in grado di fare e di conoscere delle cose straordinarie. Gli esempi sono innumerevoli e sotto gli occhi di tutti.
Pertanto, è un controsenso ipotizzare che alcuni riescano a prevedere il futuro e consigliare su argomenti vari con l’utilizzo di alcuni oggetti. Se uno è ispirato non serve assolutamente nulla.
Inoltre, una persona ispirata aiuterebbe le persone gratuitamente in quanto lo sentirebbe una missione divina. L’ispirazione è un dono che va messo a disposizione degli altri.
In fondo, basta andare consecutivamente da due indovini per sentire due cose diverse o chiedere di una persona inesistente per capire come stanno le cose.
Nessuno è in grado di prevedere il futuro.

Anche in questo caso gli esempi sono infiniti, ma questi bastono per rendere l’idea.


Amici, da “bravo analista” mi permetto di suggerirvi che è importante non credere a qualsiasi cosa, ragionare con la propria testa, fare eventualmente qualche ricerca e diffidare dai falsi profeti, anche perché il loro numero cresce esponenzialmente nei tempi di crisi.

L’occasione mi è particolarmente gradita per augurare a tutti Voi e famiglia un buon Natale cristiano ed un Felice Anno nuovo.

Giovanni Maiani

lunedì 17 dicembre 2012

Passare da soli il 21 dicembre 2012.

E’ fondamentale avere una mente aperta e, preferibilmente, lucida per analizzare obiettivamente quello che si presenta, che sia un evento, una situazione, un dato… qualsiasi cosa, in modo di lasciare la porta aperta ad ogni ipotesi.

In effetti, l’Essere umano sa ancora relativamente poco e ha pertanto molto da scoprire. Inoltre, le conoscenze vengono costantemente aggiornate, modificate o anche completamente riviste in certi casi. Basta pensare la cronologia dei modelli atomici (Thomson, Rutherford, Bohr, Sommerfeld) rielaborati con l’aumentare delle conoscenze.

Partendo da queste due premesse, ossia una mente aperta e l’accettazione che quasi tutto è possibile, metterò in parallele due fatti apparentemente eterogenei, ma appunto, mai escludere un’ipotesi.

1) L'Osservatore Romano ha pubblicato il giorno 14 maggio 2008 un articolo intitolato “L'extraterrestre è mio fratello” dove leggiamo che “Si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione, nella redenzione”. Chi fosse interessato all’articolo: http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/interviste/2008/112q08a1.html

Anche l’articolo del 17 settembre 2009 “Astronomi del Papa, con la testa tra le nuvole alla ricerca di Dio” e la XIII Assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi del 7-28 ottobre 2012 dove leggiamo “Oggi riteniamo che la vita possa esistere anche in altri pianeti extraterrestri, ma stiamo ancora aspettando l’evidenza scientifica di questa ipotesi.” non lasciano spazio al dubbio sull’esistenza degli extraterrestri. Sembra addirittura che il Papa Giovanni XXIII abbia incontrato un extraterrestre.

2) Il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), ossia il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica, ha pubblicato lo scorso 10 dicembre un video di 14 minuti intitolato “Les Mayas, le calendrier et le 21-12-2012”, quindi I Mayas, il calendario ed il 12-12-2012. Nel video emerge, tra le tante cose, la fine di un ciclo ed il ritorno della divinità Bolonyocte che ne fa ripartire un altro. Pertanto nessunissima distruzione. Una parte del video è disponibile sul relativo sito ufficiale: http://www.cnrs.fr/fr/science-direct/video/video.html#14/12/2012, mentre la versione completa si trova anche a http://www.dailymotion.com/video/xvujy0_les-mayas-le-calendrier-et-le-21-12-2012_tech#.UM0JCazNksk.

Il calendario Maya

Quindi da una parte la chiesa si è aperta, casualmente da poco tempo, all’esistenza di altre forme di vita, mentre dall’altra parte c’è un (ovvio) nuovo inizio con una possibile “apparizione”…

Magari le due cose sono collegate. Improbabile, ma non si può neanche escluderlo a priori.

Nello stesso articolo sopra menzionato e pubblicato il 14 maggio 2008 leggiamo “La fede e la scienza non sono inconciliabili. Lo diceva Giovanni Paolo II e lo ha ripetuto Benedetto XVI:  fede e ragione sono le due ali con cui si eleva lo spirito umano.”. Pertanto è lecito mettere in relazione un fatto ricavato dal sito ufficiale del Vaticano con un fatto trovato su un sito autorevole come quello del Cnrs. Male che vada abbiamo fatto un po’ di cultura…

A prescindere, prendendo in considerazione la legge dei numeri, le nostre limitate conoscenze, la vastità dell’Universo e quanto scritto dal Vaticano, da “bravo analista” penso che sia lecito e probabilmente logico ipotizzare che non siamo soli e che, soprattutto, la fede non escluda la scienza (quindi la ragione).

Come la vedo io, e pertanto quanto segue non deriva da un’attenta analisi ma soltanto dalla mia esperienza personale, la fede per chi svolge un’attività strettamente legata alla ragione (come l’avvocato, il giudice, il ricercatore, il medico, l’analista.. e cosi via), anche se il settore delle attività può, e deve, essere esteso a quasi tutte le categorie lavorative, ti aiuta a rimanere sulla retta via nello svolgimento del proprio lavoro.

Avere la fede e l’utilizzo della ragione è, a mio modesto parere, un doppio dono che oggi non viene riconosciuto in nessuna parte del Pianeta, anzi, è fortemente penalizzato dalla società odierna dove sono i furbi a venire favoriti. Diversamente il mondo andrebbe molto meglio. Da “bravo analista” affermo che senza la fede e la ragione non c’è futuro. Specialmente a San Marino. Ed è una cosa tristissima. Inutile discutere del deficit di bilancio, della crisi occupazionale, di quella del debito pubblico e di quant’altro se prima la nostra società non mette al primo piano l’etica. Se non succederà, e non succederà nel breve periodo, non ne usciremo (se non momentaneamente).

Oggi siamo partiti dall’accettazione degli extraterrestri da parte del Vaticano, dal sito del Cnrs che evidenzia come i Maya non hanno mai predetto la fine del mondo ma la discesa di una divinità che il prossimo 21 dicembre farà ripartire un nuovo ciclo, ad una personale riflessione sull’inscindibilità della fede e la ragione, mentre ora vi invito cordialmente a guardare un video che ho anche linkato su facebook: http://www.youtube.com/watch?v=NStyRt19flA. Quella ragazzina conosceva probabilmente molto bene il valore dell’etica e le priorità della Vita.

Visto che non è vero che un “bravo analista” sia noioso…

Ps: ho fatto questo articolo perché vedo molta gente impaurita per quello che potrebbe succedere venerdì prossimo.

Giovanni Maiani

martedì 11 dicembre 2012

Essere obiettivo ti porta spesso ad anticipare le cose.

“Nemo propheta in patria”. Mi piace scriverlo ultimamente in quanto mi diverte molto.

Essere obiettivo, disinteressato e scrivere nell’intento di aiutare in qualche modo il prossimo ti porta ad anticipare/prevedere le cose con una perfetta tempistica visto che l’iniziativa è a fine di bene e non per gloria personale.

Non dipende da te ed è qualche cosa di più forte e di più grande a fartelo fare.

Non so se ciò corrisponda ad una legge universale o metafisica, ad un volere divino, al caso o ad altro, ma è cosi da sempre, almeno dal 1993 per quanto mi riguarda.

In effetti,

-         lo scorso 2 dicembre 2012 (non all’alba dei tempi) nell’articolo “Allevamento di polli.” avevo scritto, facendo riferimento all’intenzione di alcuni, che “il popolo deve essere diviso ed indebitato”. Casualmente, il 5 dicembre 2012, è emerso sul sito che raccomando http://www.supermoney.eu/ l’articolo intitolato “Shopping natalizio: gli italiani scelgono la carta di credito” dove veniva indicato che “… una crescita delle richieste di "denaro di plastica": a novembre si è registrato un +20% circa rispetto allo stesso periodo del 2011 e un +13% rispetto al mese di ottobre.”.

-         nello stesso articolo del 2 dicembre 2012, evidentemente i polli fanno bene (nel brodo), avevo scritto che “pensiamo che un imprenditore sia in grado di gestire un paese come se fosse un’azienda”. Casualmente, quasi magicamente, il giorno 5 dicembre 2012, leggiamo la notizia della candidatura come “premier” di un importante imprenditore. E nuovamente, come già accaduto nel 1994, questo ultimo si ritrova ancora una volta tutta la stampa estera contro. Ma sarà un caso.

-         lo scorso 14 ottobre 2012 nell’articolo “Wef: Global Risks 2012” che ho già ripreso lo scorso mese, avevo attirato la vostra attenzione sull’importanza strategica di tale report internazionale ed, in particolare, sul rischio legato alla tecnologia. Vedi: “Tecnologia: attacchi cibernetici”. Casualmente, il 6 dicembre 2012, giorno in cui viene festeggiato il compleanno dello scrivente (è vero, ma esagero appositamente per sdrammatizzare), è uscito un articolo su Il Corriere della Sera intitolato “ Hacker rubano 36 milioni di euro sui conti di 30 banche europee via sms”.

 La tecnologia vista da Kang Miseon

-         ancora lo scorso 14 ottobre 2012, ovviamente sempre nell’articolo “Wef: Global Risks 2012” avevo utilizzato per la prima volta in vita mia la parola “populismo” quando scrivevo, sempre tratto dal report in questione, che “Secondo l’inchiesta effettuata su 469 esperti e leader economici, questi rischi minacciano la crescita mondiale perché sono degli elementi conduttori di nazionalismo, populismo e protezionismo…”. Casualmente, oggi pomeriggio alle ore 17.26, il sito http://it.reuters.com pubblicava un articolo intitolato “Elezioni, Berlusconi: spread è imbroglio. Monti: no populismo” all’interno del quale leggiamo “…torna per la seconda volta in 24 ore sul rischio che la campagna per le elezioni politiche si svolga nel segno del populismo”. Ribadisco tuttavia che gli elementi emersi dal Global Risks 2012 sono di “proprietà” del Wef ed i relativi applausi sono da fare, sempre, al Wef, e ci mancherebbe altro. Tuttavia mi prendo, nuovamente, il merito di averli pubblicizzati in quanto ritenuti tremendamente attuali e fondamentali per noi comuni mortali in questo particolare momento. Questa sera, al telegiornale, tutti parlano di “populismo”…

Non fraintendetemi, non è un articolo auto referenziale in quanto non me ne faccio niente della gloria, che ho già conosciuta “ovviamente” al di fuori di San Marino in un mercato di libera concorrenza come Milano, ma voglio sottolineare che lavorando molto, sodo e con onesta intellettuale è possibile scrivere, una volta ogni tanto; “Nemo propheta in patria”. E’ divertente in quanto provocatorio.

Ps: Voglio spiegare brevemente perché ho deciso anni fa di scrivere e non di parlare. Alcuni non sanno neanche che parlo.
-         La Parola è stata utilizzata per creare il Mondo come lo conosciamo noi, mentre l’Uomo la usa spesso a suo favore, appropriandosene, parlando male degli altri, raccontando bugie, facendo il fenomeno, ingannando, e cosi via. In molti altri casi, per fortuna, la usa anche a fin di bene. Occorre essere intellettualmente onesti e corretti.
-         Lo scritto, invece, rimane nel tempo e, se redatto in modo molto semplice, se occorre volgarizzandolo, non lascia spazio alla libera interpretazione come può farlo una legge (in moltisssssimi casi voluti dall’Uomo).
Non ho detto che tutti quelli che parlano, soltanto, vogliono ingannare. Rileggete bene. Voglio solo dire che è molto più facile ingannare parlando che scrivendo. Tutto qua. Anzi, tanto di capello a chi riesce a parlare in pubblico ed alle masse.

Io, da “bravo analista”, non riesco a comunicare al meglio con la parola e preferisco di gran lunga scrivere di notte, mentre sono da solo con la mia fede e la mia ragione (e non è sempre facile). Abbiamo tutti un collegamento privilegiato e personale, più o meno accettato, più o meno sentito, con la Sorgente.

Giovanni Maiani

domenica 9 dicembre 2012

Déclaration universelle des droits de l'homme.

Prima di tutto farei una forzatura e metterei una “h” maiuscola a “homme” in quanto la parola indica il genere umano ed include pertanto il gentile sesso, anche se sapete tutti quello che penso a proposito delle quote rose, ma questo dimostra ulteriormente tutto il rispetto che nutro per le Donne (questa volta con la maiuscola). Poi, non siamo più nel 1789.

Domani lunedì 10 dicembre è la “Journée des droits de l'Homme” ossia la giornata dei diritti dell’Uomo, ma penso che ci sia ancora molto lavoro da fare prima di festeggiare. Infatti, la ricorrenza va commemorata o celebrata, non festeggiata. Ci sarà dunque un motivo?


Non ho un perfetto italiano, ma essendo madrelingua francese vengo vantaggiato leggendo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948, in lingua originale.
Pertanto, da “bravo analista”, mi soffermerò un secondo su alcuni dei 30 articoli della dichiarazione che ritengo particolarmente importanti o non ancora completamente attuati a San Marino.

Art 1.
Non vedo gli essere umani eguali in dignità e diritti ed agire con spirito di fratellanza.

Art 2.
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere…
Sembra lo slogan pubblicitario di un qualche politico. Siamo tutti uguali tranne che alcuni sono più uguali di altri.

Art 7.
Tutti sono eguali dinanzi alla legge…
Mi dispiace e non voglio mancare di rispetto a nessuna, ma è chiaro che ci dobbiamo ancora arrivare.

Art 19.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione…
Questo mi sembra ancora difficile.

Art 21.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
Qua scoppio dalle risate, ma c’è da piangere.

Art 23.
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro,…
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
Magari…

Art 29.
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
E’ il cittadino che per prima non rispetta i diritti e le libertà degli altri chiedendo piacere personali…

Oggi, stranamente, non voglio fare molte polemiche, ognuno di noi si farà la propria idea al riguardo, ma da “bravo analista” con il presente ed umile scritto intendo omaggiare la “Déclaration universelle des droits de l'Homme” (ho messo la “h” maiuscola) che ci consente di vivere bene, anzi molto bene, ma voglio dire che c’è ancora molto da fare a San Marino, e non solo. Speriamo un giorno di poter festeggiare il compleanno della nascita di questo importante documento che cerca di unire i vari paesi e gli individui.

Ps: Non sono certo che la penna di morte sia in grado di migliorare le cose.

Giovanni Maiani

domenica 2 dicembre 2012

Allevamento di polli.

Manca ormai poco alla fine dell’anno e lo scenario internazionale non è dei migliori.

In effetti, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha appena rivisto al ribasso le stime per l’economia mondiale, Moody’s ha tolto la tripla A all’Esm ed all’Efsf a seguito del declassamento della Francia, il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli record in molti paesi, la Grecia e la Spagna hanno beneficiato di aiuti internazionali anche se la situazione rimane a dire poco incandescente, l’Argentina è vicina ad un nuovo fallimento (le bandiere di San Marino e dell’Argentina usano l’azzurro ed il bianco; non vorrei che fossi un caso anche se il caso non esiste…), l’Italia non è messa molto meglio ed è in lista d’attesa, i politici italiani (e non solo) non vogliono rinunciare a qualche loro privilegio mentre spremono letteralmente la gente onesta che lavora, iniziano le rivolte popolari (vedi anche mio articolo: “Ovvi” disordini internazionali.), le tredicesime italiane saranno praticamente azzerate “grazie” alle nuove tasse, l’Ilva di Taranto ed ArcelorMittal di Florange in Francia operano entrambe nello stesso settore e sono in difficoltà,…, meno male che c’è il sud coreano Spy che porta un po’ di allegria nel mondo intero con il suo Gangnam Style.

In fondo non succede nulla di speciale. A livello internazionale, molti dei politici che abbiamo votato (perché non sono tutti cosi o, per lo meno, voglio crederlo), noi comuni mortali, hanno spesso pensato più a loro che al rispettivo paese e, tiri la corda oggi, tiri la corda domani dopo averla tirata anche ieri, questa si spezza, ma le brutte abitudini di una certa classe dirigenziale sono dure da morire.

La colpa è unicamente nostra, comuni essere umani.

Evidentemente,
-         crediamo ancora alle favole,
-         ci scanniamo tra di noi facendo i lecchini al posto di lavorare sodo confidando nella meritocrazia,
-     studiamo accuratamente ed egoisticamente dove fare le proprie ferie senza pensare a fare qualche cosa per il paese in quanto costa fatica,
-         pensiamo che un imprenditore sia in grado di gestire un paese come se fosse un’azienda,
-     accettiamo di farci guidare come se fossimo delle pecore e ci comportiamo come tale (con tutto rispetto per il genere Ovis),
-         piangiamo su noi stessi senza fare nulla,
-         permettiamo loro di fare quello che vogliono in quanto molti dirigenti (che siano politici o pezzi da 90 della Pubblica Amministrazione) non sono responsabilizzati.

A quel punto dico sono costretto a dire che hanno ragione loro visto che le lasciamo fare.

Ci dirigiamo verso un modello di civiltà dove la classe media scomparirà, la classe alta aumenterà di poco ma rimarrà entro il 10% circa della popolazione globale e la classe bassa rappresenterà il restante 90% circa. La piramide delle classi sociali avrà una base sempre più larga. Come prima idea, mentre scrivevo la presente analisi, pensavo che la piramide delle classi si trasformasse da un triangolo isoscele ad un triangolo equilatero o, meglio ancora, acutangolo, mentre invece tende ad assomigliare alla piramide presente sul biglietto di un dollaro americano. In effetti, la punta smozzata potrebbe rappresentare la parte dei nostri governanti che dimostra di non avere nessuna intenzione di rinunciare a qualche privilegio/vitalizio e, di conseguenza, si stacca, quasi fisicamente, dal restante 90% della popolazione perché non disposta a subire quello che ci toccherà ben presto. Quello che ci affligge ora non è nulla. Conosco molto bene la letteratura legata a tale piramide, ma voglio fare oggi un altro tipo di discorso e penso che quanto appena scritto non sia emerso da nessuna parte fino ad ora. Pensate a quello che scrivo ora…

Il mondo tende a diventare un enorme allevamento di esseri umani come facciamo noi con i polli e le vacche. Anche in questo caso massimo rispetto per il genere Gallus (non parlo di Asterix), mentre vacche (o vacca) non è un dispregiativo, ma il termine zoologico coretto che indica la femmina del bovino. A dire la verità l’ho scoperto per caso. Usavo sempre il termine di “mucca”.


In effetti, il problema del debito pubblico è mondiale e, se non troviamo una soluzione rapida e drastica (per esempio una cancellazione globale e reciproca del debito pubblico entro un certo limite), tenderà a diventare incontrollabile come lo è già ora in parte. Ma forse è voluto. Abbiamo già osservato che chi governa (governa per modo di dire) non è intenzionato a perdere neanche un centesimo della sua attuale condizione di vita e, di conseguenza, l’unica soluzione è quella di fare pagare il popolo assoggettato.

Da “bravo analista”, l’idea mi sembra questa:
-         il popolo deve essere diviso ed indebitato e, in questo modo, viene controllato molto facilmente oltre che a non poter dire nulla. Si dice pure che l’unione fa la forza. Così, l’ultra consumismo (per esempio le cure di bellezza e le vacanze a rate) in atto da qualche anno fa diventare sempre più ricco il 10% come sopra e contribuisce a cancellare la classe media. Vi ricordate anni fa (forse all’inizio degli anni 2000) i primi incentivi alla rottamazione di una nota casa automobilistica italiana? All’epoca avevo scritto che era una forzatura e che se una famiglia non riusciva a pagare x per una macchina nuova non sarebbe riuscita a pagarla con uno sconto che faceva sembrare l’Occasione della vita. Diversamente, avrebbe già potuto acquistare una macchina semestrale o di pochi mesi. Anche in questo caso, qualche collega mi diceva che esageravo. Io, invece, penso di avere una mente molto lucida e logica. In effetti, era appena nato, come lo chiamo io, l’ultra consumismo ed il boom delle finanziarie legate al credito al consumo con gli effetti che conosciamo tutti. Nessuno è profeta in patria. Ma va bene cosi.
-      Il popolo deve lavorare sempre più a lungo per pagare sempre (la ripetizione è voluta) più tasse in quanto i Governi incapaci sono assettati di soldi ed occorre alimentare l’ultra consumismo. L’aumento della speranza di vita è una falsa scusa per nascondere il debito pubblico degli Stati e dunque l’inefficienza di chi avrebbe dovuto gestire il bene pubblico. Ma non è colpa di nessuno.
-       Il popolo non può più contare su una pensione di anzianità e su una sanità gratuita e viene spremuto fino all’età pensionabile, quando non è più utile, ed è quindi lasciato a se stesso nella speranza che se ne vada in fretta perché è diventato un costo e non più un qualche animale da sfruttare.

E’ obiettivamente quello a cui assistiamo tutti oggi.

Quindi:
-         i nostri polli di allevamento sono chiusi in batterie e non posso fare nulla,
-         producono uova e/o banalmente la loro carne,
-         ed a tempo debito quanto hanno finito di produrre le uova (ovviamente le galline e non i polli) e quando sono ingrassati a sufficienza vengono uccisi visto che hanno raggiunto lo scopo utile.

L’analogia è preoccupante.

Il tutto al nome della sedicente libertà o democrazia. E’ la più grande presa in giro della Storia. Tutto è sotto controllo e gli essere umani sono guidati come fa il pastore con il suo greggio. Poi non c’è più cieco di chi non vuole vedere perché preferisce vivere nel suo mondo immaginario in quanto apparentemente più bello. La realtà fa anche male. Mentre il diavolo vuole far credere che non esiste, l’uomo vuole fare credere che la libertà esiste.

Platone individuava 3 classi sociali: i governanti, i guerrieri e gli agricoltori. Oggi i guerrieri non servono più in quanto le guerre se conducono molto più efficacemente sui mercati finanziari. Per Marx e per Adam Smith le classi erano due, ossia semplificando, i detentori di capitali e la forza lavoro per il primo i lavoratori ed i poveri per il secondo. Gli egizi ed i sumeri avevano varie classi sociali che andavano dagli schiavi e dai contadini fino ai sacerdoti e al faraone/re.

A prescindere ed osservando obiettivamente quanto accade nel Mondo, è molto probabile un prossimo modello di piramide delle classi sociali a soli 2 livelli. In pratica gli allevatori ed i polli (o simili). Ciò tuttavia non preannuncia nulla di buono per il 90% della gente. Pensateci.

Ps: a chi crede nella profezia Maya relativa alla fine del mondo il prossimo 21 dicembre, da “bravo analista”, consiglio di chiedere un anticipo sulla tredicesima e di goderselo. A quelli normali, invece, auguro un felice Natale. In ogni caso, se ho sbagliato l’ipotesi, nessuno potrà rimproverarmi fra 3 settimane.

Giovanni Maiani