domenica 2 dicembre 2012

Allevamento di polli.

Manca ormai poco alla fine dell’anno e lo scenario internazionale non è dei migliori.

In effetti, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha appena rivisto al ribasso le stime per l’economia mondiale, Moody’s ha tolto la tripla A all’Esm ed all’Efsf a seguito del declassamento della Francia, il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli record in molti paesi, la Grecia e la Spagna hanno beneficiato di aiuti internazionali anche se la situazione rimane a dire poco incandescente, l’Argentina è vicina ad un nuovo fallimento (le bandiere di San Marino e dell’Argentina usano l’azzurro ed il bianco; non vorrei che fossi un caso anche se il caso non esiste…), l’Italia non è messa molto meglio ed è in lista d’attesa, i politici italiani (e non solo) non vogliono rinunciare a qualche loro privilegio mentre spremono letteralmente la gente onesta che lavora, iniziano le rivolte popolari (vedi anche mio articolo: “Ovvi” disordini internazionali.), le tredicesime italiane saranno praticamente azzerate “grazie” alle nuove tasse, l’Ilva di Taranto ed ArcelorMittal di Florange in Francia operano entrambe nello stesso settore e sono in difficoltà,…, meno male che c’è il sud coreano Spy che porta un po’ di allegria nel mondo intero con il suo Gangnam Style.

In fondo non succede nulla di speciale. A livello internazionale, molti dei politici che abbiamo votato (perché non sono tutti cosi o, per lo meno, voglio crederlo), noi comuni mortali, hanno spesso pensato più a loro che al rispettivo paese e, tiri la corda oggi, tiri la corda domani dopo averla tirata anche ieri, questa si spezza, ma le brutte abitudini di una certa classe dirigenziale sono dure da morire.

La colpa è unicamente nostra, comuni essere umani.

Evidentemente,
-         crediamo ancora alle favole,
-         ci scanniamo tra di noi facendo i lecchini al posto di lavorare sodo confidando nella meritocrazia,
-     studiamo accuratamente ed egoisticamente dove fare le proprie ferie senza pensare a fare qualche cosa per il paese in quanto costa fatica,
-         pensiamo che un imprenditore sia in grado di gestire un paese come se fosse un’azienda,
-     accettiamo di farci guidare come se fossimo delle pecore e ci comportiamo come tale (con tutto rispetto per il genere Ovis),
-         piangiamo su noi stessi senza fare nulla,
-         permettiamo loro di fare quello che vogliono in quanto molti dirigenti (che siano politici o pezzi da 90 della Pubblica Amministrazione) non sono responsabilizzati.

A quel punto dico sono costretto a dire che hanno ragione loro visto che le lasciamo fare.

Ci dirigiamo verso un modello di civiltà dove la classe media scomparirà, la classe alta aumenterà di poco ma rimarrà entro il 10% circa della popolazione globale e la classe bassa rappresenterà il restante 90% circa. La piramide delle classi sociali avrà una base sempre più larga. Come prima idea, mentre scrivevo la presente analisi, pensavo che la piramide delle classi si trasformasse da un triangolo isoscele ad un triangolo equilatero o, meglio ancora, acutangolo, mentre invece tende ad assomigliare alla piramide presente sul biglietto di un dollaro americano. In effetti, la punta smozzata potrebbe rappresentare la parte dei nostri governanti che dimostra di non avere nessuna intenzione di rinunciare a qualche privilegio/vitalizio e, di conseguenza, si stacca, quasi fisicamente, dal restante 90% della popolazione perché non disposta a subire quello che ci toccherà ben presto. Quello che ci affligge ora non è nulla. Conosco molto bene la letteratura legata a tale piramide, ma voglio fare oggi un altro tipo di discorso e penso che quanto appena scritto non sia emerso da nessuna parte fino ad ora. Pensate a quello che scrivo ora…

Il mondo tende a diventare un enorme allevamento di esseri umani come facciamo noi con i polli e le vacche. Anche in questo caso massimo rispetto per il genere Gallus (non parlo di Asterix), mentre vacche (o vacca) non è un dispregiativo, ma il termine zoologico coretto che indica la femmina del bovino. A dire la verità l’ho scoperto per caso. Usavo sempre il termine di “mucca”.


In effetti, il problema del debito pubblico è mondiale e, se non troviamo una soluzione rapida e drastica (per esempio una cancellazione globale e reciproca del debito pubblico entro un certo limite), tenderà a diventare incontrollabile come lo è già ora in parte. Ma forse è voluto. Abbiamo già osservato che chi governa (governa per modo di dire) non è intenzionato a perdere neanche un centesimo della sua attuale condizione di vita e, di conseguenza, l’unica soluzione è quella di fare pagare il popolo assoggettato.

Da “bravo analista”, l’idea mi sembra questa:
-         il popolo deve essere diviso ed indebitato e, in questo modo, viene controllato molto facilmente oltre che a non poter dire nulla. Si dice pure che l’unione fa la forza. Così, l’ultra consumismo (per esempio le cure di bellezza e le vacanze a rate) in atto da qualche anno fa diventare sempre più ricco il 10% come sopra e contribuisce a cancellare la classe media. Vi ricordate anni fa (forse all’inizio degli anni 2000) i primi incentivi alla rottamazione di una nota casa automobilistica italiana? All’epoca avevo scritto che era una forzatura e che se una famiglia non riusciva a pagare x per una macchina nuova non sarebbe riuscita a pagarla con uno sconto che faceva sembrare l’Occasione della vita. Diversamente, avrebbe già potuto acquistare una macchina semestrale o di pochi mesi. Anche in questo caso, qualche collega mi diceva che esageravo. Io, invece, penso di avere una mente molto lucida e logica. In effetti, era appena nato, come lo chiamo io, l’ultra consumismo ed il boom delle finanziarie legate al credito al consumo con gli effetti che conosciamo tutti. Nessuno è profeta in patria. Ma va bene cosi.
-      Il popolo deve lavorare sempre più a lungo per pagare sempre (la ripetizione è voluta) più tasse in quanto i Governi incapaci sono assettati di soldi ed occorre alimentare l’ultra consumismo. L’aumento della speranza di vita è una falsa scusa per nascondere il debito pubblico degli Stati e dunque l’inefficienza di chi avrebbe dovuto gestire il bene pubblico. Ma non è colpa di nessuno.
-       Il popolo non può più contare su una pensione di anzianità e su una sanità gratuita e viene spremuto fino all’età pensionabile, quando non è più utile, ed è quindi lasciato a se stesso nella speranza che se ne vada in fretta perché è diventato un costo e non più un qualche animale da sfruttare.

E’ obiettivamente quello a cui assistiamo tutti oggi.

Quindi:
-         i nostri polli di allevamento sono chiusi in batterie e non posso fare nulla,
-         producono uova e/o banalmente la loro carne,
-         ed a tempo debito quanto hanno finito di produrre le uova (ovviamente le galline e non i polli) e quando sono ingrassati a sufficienza vengono uccisi visto che hanno raggiunto lo scopo utile.

L’analogia è preoccupante.

Il tutto al nome della sedicente libertà o democrazia. E’ la più grande presa in giro della Storia. Tutto è sotto controllo e gli essere umani sono guidati come fa il pastore con il suo greggio. Poi non c’è più cieco di chi non vuole vedere perché preferisce vivere nel suo mondo immaginario in quanto apparentemente più bello. La realtà fa anche male. Mentre il diavolo vuole far credere che non esiste, l’uomo vuole fare credere che la libertà esiste.

Platone individuava 3 classi sociali: i governanti, i guerrieri e gli agricoltori. Oggi i guerrieri non servono più in quanto le guerre se conducono molto più efficacemente sui mercati finanziari. Per Marx e per Adam Smith le classi erano due, ossia semplificando, i detentori di capitali e la forza lavoro per il primo i lavoratori ed i poveri per il secondo. Gli egizi ed i sumeri avevano varie classi sociali che andavano dagli schiavi e dai contadini fino ai sacerdoti e al faraone/re.

A prescindere ed osservando obiettivamente quanto accade nel Mondo, è molto probabile un prossimo modello di piramide delle classi sociali a soli 2 livelli. In pratica gli allevatori ed i polli (o simili). Ciò tuttavia non preannuncia nulla di buono per il 90% della gente. Pensateci.

Ps: a chi crede nella profezia Maya relativa alla fine del mondo il prossimo 21 dicembre, da “bravo analista”, consiglio di chiedere un anticipo sulla tredicesima e di goderselo. A quelli normali, invece, auguro un felice Natale. In ogni caso, se ho sbagliato l’ipotesi, nessuno potrà rimproverarmi fra 3 settimane.

Giovanni Maiani

domenica 25 novembre 2012

Le donne.

Ho scritto questo, difficilissimo, articolo perché nutro un profondo e sincero rispetto nei confronti delle donne a tal punto che mi sono spinto fino a sposarne una. Scherzo a parte, quanto riportato di seguito è una modesta ma sincera analisi che, per favore, non si presta a nessuna polemica.

Qualche dato relativo all’Italia.

Secondo i dati dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE):
-         Nel test Pisa 2009 (test internazionale di valutazione degli studenti di 15 anni), precisamente nel test di lettura (e, ovviamente, di relativa comprensione), le donne hanno raggiunto una media di 510 decisamente superiore al 464 degli uomini. Questa superiorità è stata confermata in tutti i 74 paesi partecipanti. Sarà significativo? Nel test di scienza, le donne vantano una media di 490 e di conseguenza superiore al 488 degli uomini. Nel test di matematica, invece, la media degli uomini pari a 490 è superiore al 475 raggiunto dalle donne.

Secondo i dati Eurostat:
-         Nel 2010, il 57.6% degli studenti nell’insegnamento superiore erano donne.

Secondo Il Sole 24 Ore dello scorso 11 settembre:
-         Nel 2010, 1 donna su 4 aveva un'istruzione universitaria contro 1 su 6 tra gli uomini. Il 59% dei laureati italiani erano donne ed “il 33% dei laureati in ingegneria in Italia sono donne, una delle percentuali più alte dell'Ocse e la Penisola e' al secondo posto per le donne laureate in campo scientifico (52%)”.

Pertanto, le donne italiane studiano maggiormente rispetto agli uomini e ottengono spesso dei risultati nettamente migliori, anche a livello europeo. Anche a San Marino, il tasso di scolarità femminile è superiore a quello maschile, sia nella scuola secondaria superiore sia all’Università. Vedi “La popolazione scolastica sammarinese” nel sito www.statistica.sm.

Un altro aspetto spesso non molto pubblicizzato.

Le donne sono più longeve e possono quindi sperare di sfruttare la pensione di anzianità per 27.3 anni (rispetto ai 22.7 anni per gli uomini). Facendo riferimento alla memoria storica della famiglia ed al “passaggio di consegne” tra le generazioni, i nostri figli possiamo contare maggiormente sulle nonne che sui nonni tenendo conto della speranza di vita. Anche in questo caso il ruolo delle donne è molto rivelante nell’educazione delle nuove generazioni.

A questo punto, da “bravo analista” non capisco le quote rose.

Richiedere le quote rose, a mio modesto parere, è un diminuirVi ed un controsenso. Richiedere l’inserimento obbligatorio di un certo numero di donne va a vostro sfavore e in quanto non è una richiesta “degna” di persone intelligenti e cosi dotate. Il problema è altrove e questo “falso obiettivo” vi strumentalizza e vi distoglie da quelli veri e ben più importanti.

Ho effettuato una brevissima ed incompleta ricerca a livello europeo per avere una vaga idea dei veri problemi del gentile senso. Non ho la pretesa di dirvi le cose ed evidenziarvi i problemi che conoscete meglio di me, ma nel mio piccolo, vorrei sottolineare agli occhi di tutti i veri ostacoli che ripeto, a mio modesto parere, affiggono le donne a livello europeo. Poi se ve lo dice un uomo vi potete fidare.

In primis vedo:

-        Il gender pay gap o equality pays off, ossia la differenza del trattamento salariale a parità di lavoro.
-         La lotta alla violenza contro le donne.
-         La lotta alla discriminazione dei sessi.
-         Parità di indipendenza economica.
-         Le questioni trasversali.

A livello mondiale i problemi sono ancora più drammatici:

-         I più poveri sono generalmente delle donne.
-         I 2 terzi degli adulti analfabeti sono donne.
-         Limitazione dell’accesso delle donne alle risorse finanziarie.
-         Elevata mortalità a causa di complicazioni durante la gravidanza.
-         Violenza sessuale contro le donne nei paesi e rischio di guerra ed instabili ed impunità dei colpevoli.
-         Mutilazioni parti intime.
-         Diritti umani.
-         Matrimoni combinati.

E cosi via… si potrebbe scrivere un’enciclopedia.


Una Donna designata da Kang Miseon


Queste cause sono tutte molto importanti e legittime e vanno affrontate in quanto nessuno vi può dire nulla al riguardo in quanto manca un’argomentazione da contrapporre. Per esempio, chi vi può dire di essere a favore della violenza sulle donne?

Però occorre essere obiettivi.

Da “bravo analista” penso che sia impensabile e poco serio da parte vostra portare avanti una lotta riferita ad argomenti leciti e assolutamente condivisibili come quelli esposti sopra e non lottare contro la strumentalizzazione del corpo delle donne (almeno in tv o nell’ambito lavorativo). Sono argomenti indissociabili.

Pertanto, e per il grande rispetto che nutro per il gentil sesso, penso che occorre colmare il divario costituito dal gender pay gap, aumentare la lotta alla violenza contro le donne, ridurre ulteriormente la discriminazione dei sessi, mirare alla parità di indipendenza economica e combattere la strumentalizzazione del corpo delle donne. Senza quest’ultimo tassello l’intera lotta delle donne, ripeto che condivido in pieno, non verrà mai e poi mai presa sul serio e riconosciuta.

Le quote rose non c’entrano nulla con il discorso molto ampio e condivisibile della parità dei sessi e penso che una tale richiesta vi danneggi molto. Pensateci bene. Mi sembra un falso obiettivo. Non c’entra proprio nulla con il fine. Non si può pretendere un qualche riconoscimento e rispetto a seguito di un’azione obbligata.

Una premessa:
Circa 15/20 anni fa, sono stato preso poco sul serio a Milano in quanto mi ero permesso di criticare l’indice di Sharpe, creato dal premio Nobel per l'economia 1990 William Sharpe, in quanto a mio modesto parere offriva una valutazione molto incompleta e quindi fortemente limitata della redditività di un fondo. Nel mese di settembre 2005, lo stesso Sharpe ha criticato il suo stesso metodo.

Nessun è profeta in patria. E’ proprio vero.

Pertanto, da “bravo analista”, se mi permetto di effettuare una critica questa è costruttiva, obiettiva e spesso si basa su di un’ampia argomentazione oltre che su anni di duro lavoro. Pertanto, niente strumentalizzazione. La presente analisi è per favorire la lotta delle donne e non per penalizzarla.

Poi il tempo è galantuomo (parlando del gentil senso ci sta).

Ps: Gli uomini non possono permettersi di andare contro le donne in quanto ci sono più donne che uomini sul Pianetta.

Giovanni Maiani

mercoledì 14 novembre 2012

“Ovvi” disordini internazionali.

Questa settimana abbiamo assistito ad un peggioramento della crisi internazionale ed a dei disordini pubblici globali.
Oggi ci sono state manifestazioni in 23 dei 27 paesi dell’Unione europea secondo i vari telegiornali che ho seguito (a volte rimanere a casa ammalato serve) e qua mi ricongiungo con la mia analisi del 14 ottobre scorso (vedrete che la data è importante) intitolata “Wef: Global Risks 2012” e riferita al report pubblicato all’inizio dell’anno dal Wef relativo ai maggiori rischi mondiali per i prossimi 10 anni.

Quindi non era farina del mio sacco, ma faccio mio il merito di avere ulteriormente pubblicizzato l’autorevole report in quanto, da “bravo analista”, avevo intuito che la cosa ci riguardava da vicino, e come se ci riguardava. Ricordo una frase tratta dalla mia analisi che trovate, come sempre, nel mio blog (http://giovannimaiani.blogspot.it/) ossia; “Nel settore economico “la crisi di liquidità” del nostro sistema finanziario e “la disuguaglianza nei redditi” tra privato e pubblico rischiano di portare a dei disordini pubblici in caso di peggioramento della crisi.”.

Interessante mi direte, ma voglio dimostravi che a volte, quando si scrive, non si scrive a caso o perché si ha voglia di perdere tempo.

Nella mia stessa analisi avevo scritto poco sopra, facendo riferimento al fatto che la pubblicazione originale era di 9 mesi prima, che “Questo report mi è scappato e me ne sono accorto solo questo giovedì, nonostante abbia già parlato del Wef non più tardi dello scorso 9 settembre, vedi il “Global Competitiveness Report 2012-2013”. Ma io sono un “bravo analista” e so per certo che il caso non esiste. Succedono delle cose che non capiamo immediatamente e quindi che non accettiamo subito, ma dopo qualche tempo abbiamo una panoramica più ampia e riusciamo a comprendere quanto accaduto in precedenza.”.

Dopo un mese esatto dalla mia precedente analisi pubblicata il 14 ottobre, ossia oggi 14 novembre, i disordini pubblici si sono avverati, e come.

Io da “bravo analista” cerco di fare la mia parte quando la mia sensibilità, esperienza professionale o intuito (chiamatelo anche fortuna se volete in quanto non mi disturba) mi dicono di scrivere certe cose nell’intento di mettere in guardia chi ha il buon cuore di volere leggermi. Il giorno sabato 8 settembre 2001, avevo scritto nella prima pagina di un settimanale finanziario italiano riferito al mercato azionario italiano: “Sul filo del panico”. Non potevo di certo immaginare il successivo attacco alle Twin Towers di 3 giorni dopo, ma era evidente che qualche cosa di molto brutto era nell’aria. Bastava osservare con attenzione, e cuore, i grafici tecnici per accorgersene.

Manifestazione in Francia – quasi 30 anni fa.


Ora, il nuovo Governo che saluto con la massima stima, dovrà a sua volta essere lungimirante prima per farci uscire dalla crisi e quindi per pensare al successivo sviluppo. Ma so che riuscirà nel suo arduo compito banalmente perché il paese non dispone di forze dell’ordine a sufficienza (anche se molto bene addestrata ed efficiente) per fronteggiare un’eventuale rivolta popolare che, qua, sarebbe ovviamente molto più feroce.

Ps: Ne approfitto per ringraziare di cuore tutti quelli che hanno creduto in me durante le ultime elezioni e, visto che non sono un personaggio pubblico, che non sono molto conosciuto a San Marino e che sono piuttosto taciturno, la cosa rivesta un’importanza maggiore.

Giovanni Maiani

lunedì 5 novembre 2012

La domanda interna.

Ho dimostrato qualche giorno fa che la perdita del poter d’acquisto a San Marino era molto più importante di quella italiana, mentre oggi l’Istat nel suo comunicato intitolato “Le prospettive per l’economia italiana” ha scritto che “La spesa privata per consumi registrerebbe nell'anno in corso una contrazione del 3,2%”.

Penso che sia profondamente sbagliato e controproducente aumentare la pressione fiscale ai dipendenti, che siano pubblici o privati, introducendo tasse varie o l’addizionale Igr. Il discorso è valido per l’Italia, San Marino e per il resto dell’Universo.
In effetti, chi impone nuove tasse ai dipendenti mostra di essere alle strette e dichiara apertamente di avere sbagliato nel suo compito. La posizione contributiva di un dipendente è ben definita ed è la più certa, non perché i dipendenti sono tutti onesti, ma perché non possono evadere anche qualora lo volessero fare. Pertanto, è la categoria da rispettare e da proteggere a tutti i costi anche perché offre allo Stato un’entrata inconfutabile e, senza domanda interna, nessuna economia può pensare di progredire.

E’ maggiormente vantaggioso ed dunque più efficace ottimizzare e quindi ridurre i costi fissi e variabili dello Stato, riorganizzare i settori non più strategici come fa costantemente qualsiasi società, nonché adottare un nuovo sistema fiscale in grado di valutare in modo imparziale e trasparente la vera capacità contributiva attraverso l’osservazione dei patrimoni, dei redditi e dei consumi. 

Inoltre, l’introduzione di un sistema d’Iva agevolata rispetto a quella italiana, e concordata con il bel paese, potrebbe essere un sistema semplice, trasparente, equo e concorrenziale per la nostra Repubblica. Torno sul fatto che dobbiamo dialogare con l’Italia e trovare una strategia ideale per entrambi i paesi. San Marino è una risorsa per l’Italia, ma dobbiamo dimostrare e volere voltare pagina con il recente passato. L’introduzione di un’Iva agevolata permetterà di attirare nuovi investitori e capitali esteri ciò che significa posti di lavoro per i sammarinesi.

Anche la Smac card, per la quale ero perplesso in un primo tempo, è in grado di favorire sia la domanda interna sia quella esterna e potrebbe agevolare anche il settore turistico se pubblicizzata ai turisti, occasionali ed abituali, in arrivo e/o ai residenti italiani limitrofi.

Nel mio post dell’8 marzo 2011 intitolato “Benzina: come sei messa?” ho già ribadito la necessità di una politica autonoma per quanto riguarda la benzina. Vedi “Mi chiedo, da “bravo analista” ma ignorante in questa materia, se San Marino potrebbe approvvigionarsi direttamente in modo di gestire internamente le imposte e quindi il prezzo della benzina?”. Anche in questo caso un prezzo della benzina inferiore a quello italiano, e concordato con il bel paese, potrebbe contribuire a fare crescere l’economia sammarinese. Lo so di certo, ho vissuto 22 anni a 10 km del Lussemburgo e mentre andavo fare il pieno ad un prezzo decisamente concorrenziale, mi fermavo qualche attimo per fare un po’ di spesa.

Il grafico mostra la fiducia dei consumatori. Solo Danimarca, Finlandia e Svezia hanno in indice positivo. Sarà significativo?



Da “bravo analista” penso che si faccia sempre in tempo ad aumentare le tasse alla classe più debole, ossia ai dipendenti, penalizzando cosi la domanda interna. Ci sono cosi tante altre cose da fare prima.

Giovanni Maiani

lunedì 29 ottobre 2012

L’inflazione sammarinese ed il potere d'acquisto.

Dopo il mio ultimo post intitolato “L’importanza del voto” ho passato parte della domenica, ovviamente dopo la pulizia settimanale della casa, ad osservare i dati relativi alla tavola 9.1 del bollettino statistico: i numeri indici dei prezzi al consumo a San Marino per le famiglie di operai e impiegati. Detto anche l’inflazione di pagina 45 per farla più semplice.

Procedimento:
Prima di tutto mi sono guardato tutti i bollettini di statistica e ho cercato di ottenere una serie storica completa. I dati relativi all’indice dei prezzi utilizzato fino al primo trimestre del 2011 prendono in considerazione il valore 100 nel mese di dicembre 2002, poi a seguito di un probabile aggiornamento del paniere partono dal valore 100 nel mese di dicembre 2010. Ho quindi proseguito la serie storica iniziale fino agli ultimi dati disponibili di giugno 2012 assicurandomi di mantenere le stesse variazioni dei prezzi che si sono verificate nel nuovo paniere. Raccomando anche il mio posto del 10 marzo scorso relativo al Cpi ed in particolare all’inflazione italiana e alla mia perplessità relativa alla scelta del paniere.

Osservando l’inflazione di Germania, Italia, Regno Unito, zona euro, Usa e San Marino nel periodo che va dall’inizio del 2003 allo scorso mese di giugno (vedi grafico) emerge immediatamente che l’inflazione sammarinese (in rosso) alla fine del 2° trimestre del 2012 sia pari al 2.7751% seconda solo all’Italia con il 3.30%, mentre negli Usa ed in Germania i prezzi aumentano dell’1.70% all’anno rispetto al 2.40% di Regno Unito e della zona euro. I dati preliminari del 3° trimestre mostrano un’inflazione generalmente in aumento nei paesi come sopra rispetto ai dati di fine giugno ed è lecito ipotizzare che, anche, l’inflazione sammarinese sia attualmente maggiore rispetto a quella di fine giugno.


Tra il mese di marzo e quello di ottobre 2009, i tassi d’inflazione di Italia, Regno Unito e San Marino sono rimasti in terreno positivo, mentre abbiamo osservato un’effimera situazione di deflazione negli altri paesi presi in considerazione. Inoltre, il coefficiente di correlazione ci conferma pienamente che l’inflazione sammarinese è maggiormente dipendente di quelle inglese ed italiana (coefficiente rispettivi del 57% e del 59% sull’intero periodo di riferimento), mentre non è molto legata a quella americana (coefficiente del 23.7%).  

Ho dimostrato di recente in un’altra sede come l’inflazione sia attualmente maggiormente legata all’aumento del costo delle materie prime rispetto a quello del personale come lo era in precedenza, mentre, “casualmente” giovedì scorso, l’Istat ha pubblicato un rapporto molto interessante (http://www.istat.it/it/archivio/73300) nel quale emerge che “Nel mese di settembre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie cresce … dell'1,4% rispetto a settembre 2011”. Inoltre, l’inflazione italiana anno su anno di settembre è pari al 3.20% ne deriva, in grande linee, che chi lavora ha perso durante gli ultimi 12 mesi mediamente l’1.80% del proprio poter d’acquisto, in giallo nel grafico. In blu il salario orario ed in rosso l'inflazione italiana.


Ciò è assolutamente in linea con il fatto che l’inflazione aumenta principalmente per colpa dell’andamento delle materie prime mentre le persone sono sempre pagate di meno.
A San Marino abbiamo soltanto i dati di fine 2011. Alla fine dello scorso mese di dicembre e rispetto ad un anno prima, l’inflazione era pari al 3.05% (base 100 a dicembre 2010 ed indice dei prezzi di 103.50 a dicembre 2011), mentre il monte salari unitario (monte salari diviso per il numero di occupati nel relativo

Nel grafico: in nero la variazione percentuale del monte redditi del settore pubblico, in verde quella del numero dei dipendendi, in blu quella della retribuzione lorda unitaria ed il rosso l'inflazione sammarinese.

settore) è sceso dell’1.01% nel settore pubblico (-1.65% nel monte salari e -0.64% nel numero di occupati)

Nel grafico: in nero la variazione percentuale del monte redditi del settore privato, in verde quella del numero dei dipendendi, in blu quella della retribuzione lorda unitaria ed il rosso l'inflazione sammarinese.

e dell’1.60% nel settore privato (-4.42% nel monte salari e -2.86% nel numero di occupati), mediamente il

Nel grafico: in nero la variazione percentuale del monte redditi del settore pubblico + privato, in verde quella del numero dei dipendendi, in blu quella della retribuzione lorda unitaria ed il rosso l'inflazione sammarinese.

monte salari unitario, ossia quanto é stato pagato chi lavora, è sceso del 1.36% durante il 2011 (-3.73% nel monte salari e -2.41% nel numero di occupati). Da una parte si è perso mediamente l’1.36% e, dall’altra, i prezzi sono cresciuti del 3.05% ed il divario complessivo è di -4.41% (poter d’acquisto).


A titolo di paragone, alla fine del 2008 (crisi della Lehman Brothers e dunque delle subprime americane) il tasso dell’inflazione era pari a 3.16%, il monte salari unitario era aumentato dell’1.67% nel settore pubblico, del 3.58% nel settore privato e del 3.05% a livello globale. In questo caso, la perdita del poter d’acquisto complessivo era di -0.11%. (vedi grafico)

Detto in parole povere e da “bravo analista”, un lavoratore (nel settore pubblico o privato) perdeva mediamente in termini reali e tenendo conto dell’inflazione -0.11% di poter d’acquisto nel 2008 rispetto al -4.41% nel 2011.

Chi ha ancora il coraggio di chiamarci paradiso fiscale?

Giovanni Maiani

sabato 27 ottobre 2012

L’importanza del voto.

E’ inammissibile che un cittadino, di un qualsiasi paese, non utilizzi il suo diritto più nobile e importante; ossia quello di andare a votare.

Qualche motivo:

-    La gente non va a votare perché è sempre stata abituata molto bene e non ha mai conosciuto la tirannia (nella sua forma peggiore) o l’assenza di diritti sociali. Basta vedere al di fuori della nostra prigione dorata che cosa succede.

-    La gente non va a votare per protesta, ma se non va a votare favorisce chi è già al potere ed è, pertanto, un controsenso assoluto.

-    La gente non va a votare perché pensa che nulla cambierà mai. So bene che da questa vita non ne usciremo vivi, ma per lo meno quando c’è un problema bisogna lottare e combattere. Un solo Uomo (nel senso di essere umano) può cambiare le cose. Vedi tra i contemporanei padre Pio o madre Teresa di Calcutta. Avete visto che cosa può fare un’unica persona? Siamo tutti importanti e abbiamo tutti, nessun escluso, qualche cosa di speciale dentro.

-    La gente non va a votare perché, come sopra, pensa che non si possa fare nulla, ma un primo e piccolo passo è l’inizio di un lungo camino. Essere disfattista non serve. Andate avanti che vi seguiranno altri e le cose potranno cambiare.

-    La gente non va a votare, ma in questo modo non avrà mai un rappresentante al Governo. Come può pensare di fare valere le proprie ragioni standosene a casa al posto di fare il proprio dovere? E’ assurdo. E’ un comportamento sterile. Poi questi perdono il diritto di lamentarsi. Bisogna essere coerente. Il voto è un diritto e se non le sfrutti devi solo stare zitto quando va male perché hai perso l’occasione di dire la tua e hai contribuito a fare stare le cose come stavano. Sono un “bravo analista” in quanto, per coscienza e deformazione professionale, dico le cose in modo obiettivo e veritiero.

-    La gente non va a votare perché si sente spesso umiliata dal comportamento di una certa classe politica in quanto il cittadino comune fatica ad arrivare alla fine del mese, mentre alcuni sprecano e gestiscano male il denaro pubblico. Bisogna combattere certi con l’arma efficace del voto.

-    La gente non va a votare perché il politico non è responsabilizzato. Se lo volete veramente dovete votare diversamente non accadrà mai.

-    La gente non va a votare perché è pigra, ma in questo modo se il diritto del voto non verrà utilizzato sarà, prima o poi, tolto del tutto in quanto passerà comunemente per una cosa inutile e, quello che è ancora peggio, sarà il popolo a crederlo e non si opporrà. La classe politica avrà poi vinto in quando tornerà la tirannia assoluta. E dopo tutti a piangere. Ma sarà troppo tardi.

-    La gente non va a votare perché sbaglia a fare i conti. Spesso si parla di clientelismo ed è chiaro che se una persona è al di fuori di questa, purtroppo triste, realtà non vuole associarsi con certi e se ne sta a casa. Lo capisco benissimo. Ma facendo ciò dimentica almeno 2 cose: la prima è che non tutti quelli che votano lo fanno per clientelismo in quanto ci sono molte altre persone oneste a San Marino e dunque non è sola e, la seconda, che non votando si contribuisce a fare votare solo i, chiamiamoli, clienti abituali e, in questo modo, non cambierà veramente mai niente. Quindi il non andare a votare favorisce il sistema clientelare dove bastano pochi voti per essere eletti. Un esempio semplicistico ed esagerato per fare capire: Se i diritti al voto sono 100, ma solo 10 si presentano, mi basta fare 6 “piaceri” per essere eletto. Invece, se vanno tutti a votare dovrei fare almeno 51 “cortesie” per essere eletto, con l’ipotesi di soli 2 canditati, ed è molto, ma molto, più difficile. In valore assoluto non sembra, ma è 8.5 volte più impegnativo. Voglio solo dire che l’importante sono i voti effettivi. Non facilitate la vita ai furbi in quanto hanno già molto esperienza in materia.

-    La gente non va a votare perché vengono a meno il senso civico e l’orgoglio per il proprio paese. Ed è una cosa brutta.

In conclusione, da “bravo analista” mi sento di dire che indecisi si!, ma astenuti no!. Pertanto, andate a votare e votate con coscienza. Astenendovi dal voto avrete favorito il sistema clientelare e ne sarete complici, mentre volete esattamente l’opposto. Assurdo. Ora che lo sapete non avete più scuse.

A buon intenditore.

Giovanni Maiani

sabato 20 ottobre 2012

C’è molto da imparare dagli animali.

Il cane aspetta fedelmente il suo patrone e non si sogna neanche per un attimo di recarsi nel reparto notte, a lui negato.


In effetti, un cane è fedele e non tradirebbe mai il suo padrone. Un cane rispetta le regole e non farebbe mai nulla di illecito.

Quando i, sedicenti, essere umani avranno imparato queste due semplici cose, fedeltà nell’amicizia e rispetto delle leggi e del prossimo, potranno finalmente scendere dall’albero e proseguire la strada dell’evoluzione della specie.

Giovanni Maiani

domenica 14 ottobre 2012

Wef: Global Risks 2012

All’inizio dell’anno, l’11 gennaio per la precisione, il Wef ha pubblicato la settima edizione del Global Risks 2012 (http://www3.weforum.org/docs/WEF_GlobalRisks_Report_2012.pdf) nel quale vengono evidenziati alcuni rischi globali.

L’analisi prende in considerazione 50 rischi mondiali suddivisi in 5 categorie: economici, ambientali, sociali, geopolitici e tecnologici.

In estrema sintesi, utilizzo e traduco la prima riga del comunicato stampa del Wef in quanto ricca di significati: La vulnerabilità del mondo a nuovi shock economici e sconvolgimenti sociali rischia di compromettere i progressi generati dalla globalizzazione.

Nelle 5 categorie di rischi globali come sopra elenco quelli maggiormente preoccupanti.

-         Economia: crisi di liquidità e disuguaglianza nei redditi.
-         Ambiente: emissione di gas (effetto serra).
-         Sociale: mancanza d’acqua.
-         Geopolitica: corruzione generalizzata in aumento.
-         Tecnologia: attacchi cibernetici.

Nel rapporto di 64 pagine redatto ovviamente in inglese (faccio una parentesi sull’importanza di tale lingua) viene quindi spiegato che gli squilibri di bilancio cronici e le profonde disparità di redditi sono i rischi giudicati più suscettibili di concretarsi nei prossimi 10 anni (uno è già quasi passato…). Secondo l’inchiesta effettuata su 469 esperti e leader economici, questi rischi minacciano la crescita mondiale perché sono degli elementi conduttori di nazionalismo, populismo e protezionismo in un momento dove il mondo resta vulnerabile alle crisi finanziarie sistemiche ed a delle probabili penurie di acqua e di prodotti alimentari. Vediamoli rapidamente.

-         Elementi conduttori di nazionalismo: emerge che il numero crescente dei pensionati dipendenti da Stati soffocati dai debiti, le scarse prospettive per i giovani ed il divario crescente tra i ricchi ed i poveri con la sparizione della classe media alimentano il risentimento sociale.
-         Elementi conduttori di populismo: le politiche, le norme e le istituzioni del ventesimo secolo rischiano di non portare alcuna protezione in un mondo sempre più complesso ed interdipendente. La debolezza delle salvaguardie esistenti rende la società vulnerabile nei confronti ai rischi legati alle nuove tecnologie, all'interdipendenza finanziaria, all’esaurimento delle risorse ed al cambiamento climatico. Vedi il disastro di Fukushima.
-         Elementi conduttori di protezionismo: le nostre vite quotidiane dipendono quasi interamente da sistemi collegati on-line. Questi sistemi ci espongono a degli individui, delle istituzioni e delle nazioni malintenzionati che, sempre maggiormente, hanno la capacità di scatenare a distanza ed in modo anonimo devastanti attacchi informatici. Vedi la Primavera araba e/o le sommosse a Londra.

Questo report mi è scappato e me ne sono accorto solo questo giovedì, nonostante abbia già parlato del Wef non più tardi dello scorso 9 settembre, vedi il “Global Competitiveness Report 2012-2013”. Ma io sono un “bravo analista” e so per certo che il caso non esiste. Succedono delle cose che non capiamo immediatamente e quindi che non accettiamo subito, ma dopo qualche tempo abbiamo una panoramica più ampia e riusciamo a comprendere quanto accaduto in precedenza.

In questa occasione è lo stesso ed è un bene che abbia realizzato la presente analisi in questo particolare momento per San Marino in quanto particolarmente adatta al periodo storico.

In effetti, le 5 categorie ed i relativi rischi evidenziati sono stati prodotti dagli esperti autorevoli del Wef, ma ci riguardano da vicino. Nel settore economico “la crisi di liquidità” del nostro sistema finanziario e “la disuguaglianza nei redditi” tra privato e pubblico rischiano di portare a dei disordini pubblici in caso di peggioramento della crisi. I rischi nel settore ambientale ci interessano parzialmente tenendo conto della ridotta dimensione territoriale del nostro paese, anche se dobbiamo tener conto e combattere l’effetto serra. Nel settore sociale la “mancanza d’acqua” ci riguarda, e come, visto che siamo totalmente dipendenti dall’Italia per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, e non solo. Le prossime guerre saranno per l’acqua e non più per il petrolio. Nel settore geopolitico ed in particolare per quanto riguarda la “corruzione generalizzata in aumento” è come sfondare una porta aperta e non mi dilungo maggiormente. Vedi anche in Italia. L’ultimo settore, quello tecnologico, ma non quello meno importante, mostra un’elevata vulnerabilità nei confronti degli “attacchi cibernetici” e basta osservare gli ultimi attacchi hacker nel mondo.

Nessun è profeta in patria, ed a San Marino a maggior ragione, ma io vi chiedo cortesemente di prendere in considerazione i lavori prodotti, gratuitamente, dagli esperti internazionali che sanno di cosa parlano. Io, modestamente, cerco solo di pubblicizzare degli studi internazionali applicabili a San Marino nell’intento di migliorare le cose in quanto direttamente interessato come cittadino sammarinese. Poi mi sento quasi obbligato a farlo perché mio figlio è nato il 3 settembre. Sarà un caso? Ho appena detto che il caso non esiste… In questo caso (ci sono o non ci sono i casi?) specifico gli esperti sono quelli del Wef, in precedenza erano quelli della Banca Mondiale per esempio.

Dal 1993 sono professionalmente sui mercati finanziari (dal 1985 come appassionato) e Vi assicuro che la frase “questo non può succedere” non si applica né al settore economico finanziario né a nessun altro. Tutto può accedere. Bisogno accettarlo con umiltà e fare attenzione alle proprie azioni in quanto generano conseguenze quasi sempre imprevedibili.

In fondo, nessun mammifero si genera da solo. Se non possiamo auto-crearci, come possiamo solo per un attimo pensare di poter gestire il futuro, soprattutto se abbiamo operato in modo amorale.

La crisi del debito pubblico, il deterioramento dell’economia mondiale e tutti i rischi evidenziati dagli esperti del Wef provengono, a mio modesto parere, dalla stessa origine: una mancanza di morale. Vedi gli scandali politici italiani. Anche la nostra bellissima Repubblica soffre dagli stessi mali.

Da “bravo analista” penso che se date una bacchetta magica ad una persona amorale, questa non riuscirà a sistemare le cose.

Giovanni Maiani

domenica 7 ottobre 2012

Panoramica sull’economia mondiale.

Prosegue il rallentamento dell’economia mondiale, dopo i dati già in calo del primo trimestre dell’anno, e lo scenario alla fine di giugno, quindi al 2° trimestre, sottolinea come la crisi sia in pieno svolgimento e che non accenna rallentare. Ansi.
In effetti, il Pil anno su anno nella zona euro passa da una crescita nulla di fine marzo ad una recessione dello 0.50%. mostrando l’impatto negativo della crisi del debito pubblico nell’area. La locomotiva tedesca riesce a fare registrare un rialzo di 1%, mentre la Francia fatica nel confermare il +0.30% del primo trimestre. L’economia italiana sprofonda ulteriormente nella recessione e fa registrare una flessione del 2.60%, dopo il calo di -1.40% di marzo scorso ed il -0.50% di dicembre 2011. La crisi non risparmia il Regno Unito la quale economia fa registrare una flessione dello 0.50%. Gli Usa riescono a fare progredire la propria economia del 2.30%, mentre la Cina, anche se mostra segnali di rallentamento, ha un Pil che sale del 7.60% rispetto all’8.10% del primo trimestre e conferma, di conseguenza, la precedente ipotesi di ulteriore ridimensionamento. L’economia nipponica invece migliora e passa dal +2.90% del primo trimestre all’attuale +3.20%. E’ uno dei pochi casi di miglioramento. Calano tuttavia in Giappone i principali indicatori relativi alle condizioni degli affari, mentre migliora la fiducia dei consumatori.
Questa volta, nella nostra premessa, non parleremo della Spagna o della Grecia, ma ci focalizzeremo un attimo sul bel paese. In effetti, l’Italia vanta, per modo di dire, la pressione fiscale (dal 55% al 70%) e l’ascissa sulla benzina più elevate a livello europeo (spesso a livello mondiale) ciò che mina considerevolmente il consumo interno e, di conseguenza, il Pil. Ricordiamo che l’economia italiana è in recessione da 3 trimestri, ossia dallo scorso mese di dicembre, e che le cose tendono a peggiorare ulteriormente. Non se ne parla spesso, ma l’inflazione armonizzata anno su anno, che permette un confronto più accurato tra i vari paesi, è pari al 3.50% per lo scorso mese di agosto rispetto al 2.20% dell’inflazione armonizzata tedesca. Di fronte ad un tale aumento dei prezzi, la retribuzione oraria anno su anno relativa al mese di luglio è dell’1.50% e quindi stabile rispetto al mese precedente. Prosegue la contrazione della produzione industriale che, a giugno, vede un crollo dell’8.20% su base annua (-1.40% su base mensile), mentre il rialzo del 4.80% di agosto 2011 è solo un lontano ricordo. Anche gli ordini industriali su base annua calano dal mese di agosto 2011 passando da +7.80% all’attuale -9.4’%. Osserviamo uno scenario identico, ossia un drastico peggioramento da circa 12 mesi, in molti altri settori. Un ultimo comparto per tutti quello delle immatricolazioni di auto nuove che cede a luglio del 21.40% su base annua dopo il rialzo dell’1.50% di agosto 2011. Sempre in Italia, la Spending Review, che negli altri paesi viene chiamata giustamente “piano di austerità”, evidenzia e conferma il fallimento di una certa classe politica che ha peccato di egoismo oltre ad essere stata poco lungimirante. Anche l’economia sammarinese (ne approfittiamo per sottolineare la mancanza di dati macroeconomici storici) ha dimostrato di avere i piedi di argilla (vedi anche la raccolta bancaria a giugno pari a 7.150 miliardi e le sofferenze all’11.20% degli impieghi) ed i cittadini verranno nuovamente chiamati alle urne il prossimo 11 novembre (quel giorno si festeggia l’armistizio del 1918 in Francia e confidiamo in un armistizio politico per il bene del paese anche a San Marino) e avranno, se lo vorranno veramente (ma sarà molto probabilmente una nuova occasione persa), la possibilità di cambiare le cose. Interessante anche osservare quello che accadrà, eventualmente, in Repubblica dopo il recente resoconto della commissione antimafia sammarinese.

L’inflazione su base annua nella zona euro per il mese di agosto è pari al 2.60% (2.40% a luglio), mentre le cose vanno leggermente meglio in Germania ed in Francia dove l’aumento dei prezzi è pari al 2.10%. Il dato dell’inflazione italiana per il mese appena concluso è del 3.20% da una precedente ipotesi di 3.10%. Nel Regno Unito, l’inflazione è leggermente superiore a quella europea e ha raggiunto il 2.50%. Negli Usa, invece, l’inflazione su base annua è dell’1.70% rispetto al 2.00% cinese ed all’1.50% coreano, mentre il Giappone è sempre in deflazione con -0.40%. Per quanto riguarda le previsioni dell’inflazione annua per l’anno in corso si ipotizza generalmente un tasso del 3.10% in Italia, del 2.60% nel Regno Unito, del 2% negli Usa e del 2.30% nell’area euro.

Il tasso di disoccupazione nella zona euro non riesce a stabilizzarsi e realizza un nuovo massimo a luglio all’11.30% dal 10.90% di fine marzo. Costante invece il livello tedesco al 6.80%, ossia il livello di fine aprile. In Italia, invece, il problema della disoccupazione ha raggiunto livelli decisamente preoccupanti, soprattutto quella giovanile, mentre il tasso generale alla fine del primo semestre ha raggiunto il 10.70% dal 9.80% di marzo. Sempre elevato anche negli Usa il tasso di disoccupazione che raggiunge ad agosto l’8.10% dal precedente 8.30%. A titolo di paragone, i “senza lavoro” in Giappone rappresentavano a luglio il 4.30% della popolazione attiva rispetto al 3.10% sud coreano.

Il tasso interbancario euribor prosegue la fase discendente ormai inarrestabile e mette a segno una serie di nuovi minimi storici. Il tasso a 3 mesi è allo 0.233% rispetto allo 0.465% del 6 mesi. I tassi swap (quindi i tassi oltre i 12 mesi) sono vicini ai minimi per le scadenze più vicine, mentre i tassi oltre i 6 anni circa sono in corrispondenza dei livelli di settimana mese fa. Per avere un punto di riferimento, lo swap a 10 anni è all’1.7950%.

Il rendimento a 10 anni del benchmark obbligazionario tedesco è in rialzo da qualche settimana ed è pari all’1.57% rispetto al 5.02% italiano, al quasi 20% greco, all’8.58% portoghese ed al 5.77% spagnolo. Lo spread italiano è a circa 344 punti base (bps) inferiore alla media da inizio anno pari a 407 bps per il doppio effetto del calo del rendimento del decennale italiano e del rialzo di quello tedesco. Lo spread italiano è cosi sceso di oltre 100 bps in un mese. Lo spread greco pari a 1929 bps è sempre molto elevato, ma sta beneficiando di un lieve allentamento della pressione sul paese ellenico ed è situato molto al di sotto della sua media del 2012 attualmente pari a 2330 bps. Lo spread portoghese con 668 bps è relativamente vicino al minimo dell’anno pari a 606 bps, media 935 bps. Lo spread spagnolo, anch’esso in diminuzione, è pari a 420 bps e deve tuttavia fare i conti con le regioni, sempre più numerose, che hanno chiesto aiuto al governo centrale; vedi Murcia, Catalogna e Valencia. I Cds più elevati riscontrati nei paesi sviluppati emergono in Portogallo con 483, in Spagna con 369 ed in Italia con 327. Il Cds greco non ha senso su tali livelli. Rimaniamo ancora un attimo nel comparto obbligazionario internazionale. Per avere un’idea di quello che sta succedendo nel mondo potrebbe essere utile analizzare sinteticamente i flussi di mercato degli ultimi tre mesi. Solitamente hanno prevalso le vendite specialmente nel comparto finanziario (ovviamente è quello più ampio), le scadenze maggiormente interessate sono state quelle da 3 a 7 anni e quindi da 7 a 12 anni, mentre le obbligazioni interessate avevano un rating da Baa1 a Baa3 o da A1 a A3 (parliamo dunque di investiment grade).

La divisa europea ha confermato la precedente ipotesi che “potrebbe cedere ulteriormente nel prossimo futuro” in quanto ha proseguito la fase discendente passando dal precedente 1.25 dollari di fine maggio a poco meno di 1.20 dollari di fine luglio prima di riportarsi oltre 1.32$. L’euro ha guadagnato terreno durante le settimane, ma si sta riportando al di sotto di quota 1.30 generando un lieve segnale di recupero del biglietto verde. Probabile un ulteriore calo dell’euro. Il future sull’oro ha superato la resistenza del canale discendente in essere da circa 12 mesi situato in corrispondenza 1660 dollari e sembra intenzionato a confermare il suo ruolo di bene rifugio. Attualmente viene scambiato a 1775 dollari e sembra in grado di recuperare ulteriormente. Il future sul petrolio, contratto di novembre, ha realizzato un minimo relativo alla fine dello scorso mese di giugno attorno a 78.50 dollari prima di mettere a segno una fase di rafforzamento che ha portato al test del recente massimo relativo oltre 100$. Ora consolida nelle immediate vicinanze di 96 dollari. Anche il petrolio (oro nero) è a un bivio ciò che contribuisce ad aumentare ulteriormente la volatilità nel comparto delle materie prime. Il relativo indice generale tenta di confermare il segnale di ripresa generato un mese fa a seguito del passaggio al di sopra di quota 300 anche se indietreggia parzialmente dopo il picco di oltre 320. Interessante evidenziare che, dall’inizio dell’anno, il frumento e la soia hanno messo a segno importanti rialzi dall’inizio dell’anno, mentre il caffè ha perso considerevolmente.

L’indice azionario mondiale Msci world guadagna terreno da qualche settimana e ha appena realizzato un nuovo massimo dell’anno a quota 1347. Il rischio maggiore consiste nel ritorno al di sotto di 1320 in quanto ciò potrebbe costituire un primo segnale di indebolimento del comparto azionario internazionale. Interessante ora osservare la reazione degli investitori dopo la pausa estiva ed volumi decisamente ridotti. L’indice azionario italiano, Ftsemib, ha generato a metà agosto un segnale di inversione rialzista con il superamento di quota 14500 circa e ha recentemente realizzato una serie di nuovi massimi oltre quota 16500. Le prossime elezioni presidenziali americane, che si terranno il prossimo 6 novembre (quel giorno del 1962 le Nazioni Unite hanno condannato l’apartheid), potrebbero “garantire” per lo meno l’assenza di un crollo borsistico significativo durante le prossime settimane. Le Ipo (Initial Public Offering) italiane, ossia i nuovi collocamenti in borsa, sono andate relativamente bene dall’inizio dell’anno e hanno avuto un rialzo medio del quasi 18% rispetto al calo di -8.47% delle Ipo negli Usa. In effetti, il pessimo andamento dell’Ipo di Facebook era del tutto prevedibile se ci ricordavano le società newcom, sempre americane, della fine degli anni ‘90. Anche all’epoca si acquistava il nulla e delle promesse.

In conclusione, le tensioni sono momentaneamente diminuite su Grecia, Portogallo, Spagna ed Italia, mentre l’economia cinese tende a ridimensionarsi ulteriormente ed il Pil dei paesi Brics è visto al ribasso per il 2012 al 6.02% (dal 6.98% del 2011) per aumentare, forse, nel successivo 2013. Vari paesi potrebbero chiedere gli aiuti internazionali, in ultimo abbiamo la Slovenia. Si parla anche di “hard landing"; ossia di un drastico rallentamento dell’economia.
Lo scenario internazionale è tuttora in una situazione di “calma apparente” principalmente grazie a due recenti eventi particolarmente attesi. Vediamoli molto sinteticamente.
Lo scorso 12 settembre la Corte costituzionale tedesca si è pronunciata a favore del fondo europeo salva-Stati (Esm) allo scopo di contrastare la crisi del debito pubblico.
Qualche giorno dopo, la Fed (Federal Reserve ossia la Banca Centrale americana) ha deciso di procedere con il terzo Quantitative Easing (QE3); ossia stamperà nuovamente denaro per sostenere l’economia americana ed, in modo particolare, l’occupazione. Tale operazione potrebbe essere una mossa puramente politica in prossimità delle elezioni presidenziali negli Usa. Ricordiamo che il 1° QE è avvenuto in corrispondenza di un’economia in flessione del 4%.
Queste due manovre hanno dunque allentato le tensioni internazionali, ma i problemi di fondo rimangono. Viene applicato un cerottino su una ferita che necessita di ben altro per essere curata. Per esempio, il piano di acquisto chiamato "Outright monetary transactions" (Omt) che verrà utilizzato nel fondo salva-Stati potrebbe portare un aumento della volatilità sul mercato secondario e la Fed non può stampare denaro all’infinito senza accumulare problemi che emergeranno inevitabilmente fra qualche anno… Quindi sfruttiamo con cautela l’attuale “tregua finanziaria”, ma non abbassiamo la guardia. Da non sottovalutare le tensioni in Iran (anche per la navigazione del petrolio) e le manifestazioni del mondo arabo.
Infine e tornando al contesto nazionale, San Marino non può permettersi di fare neanche un passo indietro se vuole avere qualche possibilità di recuperare credibilità a livello internazionale. Ne va dell’economia del paese e del futuro dei nostri figli.

Spesso le persone chiedono il consiglio degli analisti quando non serve (quando la situazione è molto favorevole e semplice da interpretare), mentre pensano di riuscire a farcela da soli quando la situazione è critica. E’ un fenomeno molto corrente e ciò spiega perché il fai da te è quasi sempre controproducente, per lo meno, nel difficile e spietato mondo finanziario. Quando uno sta male si reca immediatamente dal suo medico di fiducia e quando deve investire i suoi risparmi dovrebbe andare immediatamente presso il suo istituto di credito di riferimento. Semplice. Le cose più semplici sono spesso quelle più complicate.

(analisi realizzata il 20 settembre 2012)

Giovanni Maiani

domenica 9 settembre 2012

WEF: Non è sempre detto che una cosa gratuita non sia di valore.

Qualche giorno fa è uscito il “Global Competitiveness Report 2012-2013” stilata dal World Economic Forum (WEF). Il Wef è stato creato nel mese di gennaio 1971 da Klaus Schwab, allora professore di politica aziendale presso l'Università di Ginevra, tuttora Presidente esecutivo del Wef, e realizza una lunga serie di report internazionali utilizzati in tutto il Mondo.

Ricordo brevemente la mia analisi del 5 novembre 2010 intitolata “San Marino può diventare un’Eccellenza” relativo al report “Doing Business 2011” della Banca Mondiale. Anche in questo caso, San Marino può beneficiare del lavoro di un’organizzazione internazionale di elevato profilo e del tutto gratuito, ripeto, del tutto gratuito, per cercare di raggiungere una sana posizione competitiva nei confronti dell’amica Italia e, perché non, del resto dell’Universo. Perché limitarsi?

Il Global Competitiveness Report, un volume di 545 pagine redatto in inglese, valuta la competitività di ben 144 paesi attraverso 12 fattori strategici chiamati appositamente Pillars, ossia pilastri, e suddivisi in 3 sotto indici. Di seguito l’elenco sintetico di questi 3 sotto indici e dei 12 pillars per rendere l’idea, nonché il posizionamento dell’Italia.

Requisiti di base. (Italia al 51° posto)
-         contesto istituzionale, (97° posto)
-         infrastrutture, (28° posto)
-         scenario macroeconomico, (102° posto)
-         sanità e l’istruzione primaria, (25° posto)

Efficienza. (41° posto)
-         istruzione superiore e formazione, (45° posto)
-         efficienza del mercato delle merci, (65° posto)
-         efficienza del mercato del lavoro, (127° posto)
-         sviluppo del mercato finanziario, (111° posto)
-         tecnologie dell'informazione e della comunicazione, (40° posto)
-         dimensione del mercato, (10° posto)

Innovazione e sofisticazione. (30° posto)
-         sofisticazione del business, (28° posto)
-         innovazione. (36° posto)

Ai primi 5 posti di questo studio internazionale sulla competitività ed in ordine discendente troviamo la Svizzera (al 1° posto per il quarto anno consecutivo) con un indice di 5.72 su 7, Singapore (5.67), Finlandia (5.55), Svezia (5.53) ed Olanda (5.50). L’Italia con 4.46 punti su 7 è al 42° posto della classifica generale ed è situata tra il 41° posto della Polonia ed il 43° posto della Turchia. San Marino può fare sicuramente meglio, anche grazie alla sua dimensione territoriale.

Nuovamente, come avvenuto già nella mia precedente analisi relativa al rapporto Doing Business, abbiamo uno studio macroeconomico internazionale di tutto rispetto che ci evidenzia lo scenario complessivo nonché il posizionamento e dunque i punti di forza e di debolezza dei singoli paesi, Italia compresa. Tocca a noi, se le vogliamo, cercare di sfruttare le debolezze degli altri per farle diventare i nostri punti di forza a livello internazionale. E’ già tutto scritto e tutto fatto. Meglio di cosi. Ovviamente, anche in questo caso, San Marino non appare nella classifica ed è un vero peccato. Come può il nostro paese immaginare solo per un secondo di avere un minimo di autorevolezza e di ottenere il rispetto a livello internazionale se i report come il Doing Business o il Global Competitiveness Report non lo considerano? Per esempio, nel report in questione, dalla pagina V alla pagina XI vengono presentati gli “Partner Institutes” di tutti i paesi coinvolti nell’iniziativa. Per l’Italia c’è “SDA Bocconi School of Management”, mentre per l’ultimo della classifica, ossia il Burundi c’è “University Research Centre for Economic and Social Development (CURDES), National University of Burundi”. Noi non ci siamo. Io da sammarinese ed orgoglioso di esserlo non voglio più che ciò accada.

Da “bravo analista” spero di cuore che il prossimo Governo sia lungimirante ed in grado di prendere in considerazione questo tipo di report internazionale del tutto free come accade in tutto il pianeta. Non è sempre detto che una cosa gratuita non sia di valore, vedi l’amore per esempio.

L’analisi è finita, ma sapete che non riesco a resistere… Due domandine ed una risposta parziale.

Visto che in questo momento pre elettorale vengono effettuati magicamente i lavori stradali ed il personale precario sotto la PA viene stabilizzato (meglio cosi), vorrei che la magia non si fosse esaurita e quindi chiedo cortesemente, a chi vorrà/potrà rispondere, ma alla cittadinanza e non a me, a che punto si trova la situazione del Queen Outlet?

Sapete che cosa deve accettare un paese che necessità di aiuti internazionali, del piano salva spread o dell’Omt? Solitamente deve privatizzare, ridurre gli stipendi ed il personale sotto la PA, togliere le tredicesime, aumentare le tasse, e cosi via. In Italia hanno la Spending Review, ma è solo l’inizio. Cosa accadrà a San Marino?

Non lo dirò mai abbastanza: da “bravo analista”, andate tutti a votare e votate bene. Già ribadito nei post “Il grande risveglio” del 3 agosto 2012 e nel “Protagonista del futuro” del 14 settembre 2010.

Giovanni Maiani